Lo speciale sulla Mostra del Cinema di Venezia
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Favino presenta “Dio ride”: “Fra Leopoldo resterà nella mia memoria”

Spettacolo

“Fra Leopoldo è uno di quei personaggi che ti capitano una volta nella vita”. Così Pierfrancesco Favino presenta “Dio ride”, il nuovo film di Giovanni Veronesi che chiuderà fuori concorso l'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Ambientato nel Seicento e ispirato a fatti realmente accaduti, uscirà nelle sale il 29 ottobre. Nel cast anche Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi
 

Fra Leopoldo al centro di “Dio ride”

“Dio ride”, scritto e diretto da Giovanni Veronesi, è il film di chiusura fuori concorso dell'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Ambientato nel Seicento e liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, racconta la storia di Fra Leopoldo da Casamacchia, un frate che mette al centro la libertà dell'uomo, la fede e il rapporto con il potere. Il film, prodotto da Indiana Production, PiperFilm e Ogi Film in collaborazione con Netflix, uscirà nelle sale il 29 ottobre e sarà accompagnato da un tour nazionale del cast.

“Fra Leopoldo è uno di quei personaggi che ti capitano una volta nella vita: è così legato alla nostra tradizione e così moderno. L'opportunità di poter far sorridere ed emozionare nello stesso film è molto rara. Un ruolo che resterà sul podio della mia memoria”, ha detto Pierfrancesco Favino.

L'attore ha spiegato quale sia, a suo avviso, il tratto distintivo del personaggio: “Ha il coraggio di fare una cosa che dovrebbe essere normale, cioè essere se stesso. Ha il coraggio di aver fiducia e fede in ciò che sente. Di fronte al fatto che va a scomodare la visione di qualcun altro, che gli dice come dovrebbe sentire e come dovrebbe pensare, entra in crisi perché non pensa di far nulla di male. Però tutti quanti gli dicono che sta sbagliando. Ma lui vede invece che questo bene che sente riesce a trasmetterlo, essendo se stesso”.

Favino ha ricordato di aver seguito il progetto fin dalle prime fasi della scrittura: “Ho avuto la fortuna di seguire la nascita di questo percorso fin dall’inizio, di assistere e in parte partecipare alla mutazione della scrittura mentre prendeva forma”. Il rapporto con Veronesi, ha aggiunto, gli ha consentito di avere “porte aperte che non sono così usuali tra attore e regista”.

Il lavoro sul linguaggio e il riferimento a Dario Fo
 

Per preparare il ruolo, Favino ha lavorato sul linguaggio e sulla ricostruzione storica. “La preparazione è stata soprattutto sul linguaggio e sulla veridicità storica di cosa volesse dire essere frate cappuccino in quell’epoca”.

L'attore ha indicato nella tradizione del guitto il riferimento principale per la costruzione del personaggio: “È una figura che non è il comico, non è la commedia dell’arte, non è il clown. È qualcosa di diverso, profondamente italiano, con una sua modalità di racconto”.

“Ovviamente ci sono rimandi all’attore che ha fatto più ricerca in questo senso, Dario Fo, ma sapendo che noi dovevamo usare solo ciò che era giusto per questa storia. L’idea era proprio quella di scavare nella figura del guitto e farne emergere la sua natura più autentica”.

Veronesi: “La fede in se stessi”

Il film affronta i temi della fede, della libertà individuale e del rapporto con il potere. Veronesi ha collegato “Dio ride” a “Per amore, solo per amore”, film del 1993. “Mi sono avvicinato sempre ai temi religiosi con grande terrore, essendo laico ed essendo un toscano miscredente, quasi scomunicato di partenza”. Secondo il regista, il filo che unisce i due film è la fede: “La fede nell’amore nel primo film, e la fede in se stessi in questo. Il personaggio di Leopoldo dimostra che avendo fede in sé e nel prossimo si può raggiungere uno scopo: essere onesti, essere veri”.

Il regista ha sottolineato come il protagonista si distingua per la sua autenticità: “È importante essere molto diretti. Ora questo potrebbe essere anche un equivoco, perché certi politici sono molto diretti, ma stanno fingendo, stanno dicendo bugie. Lui invece è molto diretto e dice la verità, dice la sua verità, è onesto con se stesso”.

Veronesi ha raccontato anche un commento ricevuto dopo la visione del film: “Mi ha chiesto: ‘Nel tuo film ci sono tanti cieli stellati, cosa ci vedi?’. Io ho risposto: ‘Ci vedo l’infinito’. L’infinito è qualcosa che non si vede, non se ne vedono i confini. L’uomo è capace di concepire l’infinito come è capace di concepire Dio”.

Il regista ha spiegato che il film contiene anche una riflessione sul rapporto tra individuo e autorità: “Fare Leopoldo è come dire ‘no’ in un secolo in cui i ‘no’ venivano bruciati”.

Silvio Orlando interpreta il cardinale Maculani

Nel cast figura anche Silvio Orlando, che interpreta il cardinale Maculani, figura realmente esistita.

“Fa parte di un potere debole, perché la Chiesa aveva problemi di credibilità. E quando il potere diventa debole diventa più feroce”.

Orlando ha spiegato che il suo personaggio attraversa una profonda crisi interiore: “In qualche modo gli scoppiano dentro tutte le contraddizioni che sente. Quindi capisce che è il momento di non voltarsi dall'altra parte e di rompere”.

L'attore ha collegato questa svolta a una riflessione più ampia sul cambiamento: “Come spesso deve fare la storia. Non può procedere solo per piccoli miglioramenti, servono anche momenti di rottura”.

Orlando ha descritto così il percorso del suo personaggio: “Viene definito ‘mezzo Papa’ all’inizio della storia, ma perde tutto per ricollegarsi a un’idea di Chiesa che era e che dovrebbe essere”.

Favino è tornato sul destino del protagonista: “Ho cercato di non farmi portare dall’idea eroica. Non credo che sia un martire consapevole. È concreto, attaccato alle cose che lo muovono”.