Levante, album Dell’Amore il Fallimento e altri tipi di Danza: "Mi rinnovo senza tradirmi"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

L'artista siciliana pubblica un disco profondo, che la porta a indagare nell'abisso della sua anima. Il 9 ottobre parte l'instore tour e sono stati annunciati due live a novembre a Milano, il 17 e il 22. L'INTERVISTA

Dell’Amore il Fallimento e altri tipi di danza è il nuovo album di Levante che racconta un universo narrativo ancora più ricco e sfaccettato. E' un progetto nato dal desiderio di osservare l’amore da una prospettiva diversa rispetto al passato: non più chiedersi cosa sia o dove vada a finire, ma interrogarsi sui motivi che lo fanno vacillare, interrompere o non iniziare affatto. Da questa riflessione prende forma anche il titolo del disco, che associa il fallimento alla danza, immaginando relazioni, incontri e addii come passi condivisi che si ripetono e, inevitabilmente, ci riportano sempre davanti a noi stessi. A firmare la produzione del disco sono ancora Antonio Filippelli e Gianmarco Manilardi, protagonisti insieme a Levante di un sodalizio artistico che da dieci anni accompagna la sua evoluzione musicale. L'artista siciliana incontrerà il suo pubblico in un instore tour che parte il 9 ottobre da Milano. Aspettando il tour, al momento due le date live annunciate: il 17 e il 22 novembre alla Santeria Toscana di Milano.

Claudia partiamo dal tuo Dell’Amore il Fallimento e altri tipi di danza: come ci hai lavorato?
Sono partita dal desiderio di cercare di capire cosa avevo vissuto e cosa stavo vivendo ovvero il fallimento dell’amore e sono partita da una domanda ben precisa: quando accade in quanti pezzi ci rompiamo?

Hai trovato una risposta?
Ho cercato conforto nella condivisione con gli altri e ho cercato di sviscerare alcuni episodi, alcuni leggeri e alcuni tossici, cercando di guardare la prospettiva del fallimento. Non pensavo di riuscire a darmi una risposta ma un episodio personale mi ha molto scossa e si è rivelata la risposta che ha fatto nascere Abissale, un brano arrivato di getto, da una conversazione della me adula che parla con la sua bambina, chiede al padre se lei è il risultato delle sue azioni e poi c’è il perdono. Forse gli episodi amorosi sono stati il pretesto per andare a fondo di me stessa.

Ascoltando il disco ho percepito anche una omogeneità musicale.
Gli arrangiamenti seguono l’emotività, ogni brano segue la sua storia, ad esempio Niente da Dire e Ruggine sono due brani diversi: quest’ultimo ha una ispirazione battistiana, l’altro poggia sui synth. ogni canzone con il suo vestito e il legame tra tutte sono io.

Con i produttori hai sempre trovato il modo di essere originale: quali sono state le difficolta?
A loro affido sempre il lavoro sporco ovvero tradurre un mio concetto molto teorico fatto di idee ed emozioni che ho in testa, fare ricerca e interpretare le mie indicazioni. C’è un suono che non vogliamo tradire e che mi appartiene: ha una prevalenza ritmica di certi timpani, è molto barocco; un elemento diverso in questo disco è stata la distorsione della voce molto più forte, il resto è ricerca. Cerco di non ripetermi ma nello stesso tempo cerco di non tradirmi.

Hai fatto riferimento a un lavoro barocco ma in questo progetto non si ha mai la sensazione del troppo.

Esatto, anche se nella produzione ci sono molte stratificazioni non c’è niente di eccedente, solo l’essenziale, per esempio non ci sono doppie voci.

Abissale e Sei Tu sono due brani che sembrano seguire direzioni diverse: quanto è voluta questa dicotomia?
I brani che hai citato si distinguono nella produzione ma hanno in comune un tema: la prima chiede di non dare una forma all’amore, l’altra è la ricerca della versione di un amore imparato.
 

Abissale è complessa perché è complessa la risposta: perché adesso?
Sono uscita dalla visione introspettiva, perché mi ero stufata di vivere un amore sfiduciato senza capire il perché, io sono una grande amante dell’amore ma non so prendermene cura e sono andata a vedere cosa c’era che non andava in me. I filosofi non sono riusciti a darmi una risposta e poi capendo che nessuno poteva fornirmi una spiegazione ho cercato la causa dentro di me: alla base di tutto c’era questa grande assenza di mio padre. Non è un disco di guarigione ma di consapevolezza.
 

Tu che hai sempre dato valore alle parole che importanza dai alla parola fallimento?
E’ una parola positiva per me, non è mai stato motivo di imbarazzo perché da molto giovane ho dovuto imparare a gestire il dolore, io mi vergognavo di essere orfana di padre e ho dovuto imparare a non vergognarmi. Il fallimento ha così tanta che diventa positivo perché tu hai tentato ogni cosa per evitarlo: tutte le grandi scoperte sono nate da un errore. Il fallimento è comunque il frutto di un tentativo.

Quale è stato il brano più difficile da scrivere?

Il più intenso è Abissale, il più difficile da scrivere è stato Sono Blu: quando ho scritto il riff sapevo la direzione e gli accenti del testo ma poi non è stato facile raggiungere la quadra perché inseguivo un ritmo particolare e avevo la necessità di trovare le parole giuste.
 

Il colore principale è l’arancione: che rapporto c’è tra blu e arancione?
Io mi sento blu, la notte più buia per me è blu non è nera. La differenza tra il senso del colore del disco e del mio abito è importante perché l’arancione è quello che è mancato a queste storie, l’arancione è allerta, è l’aspetta non distruggere; il blu sono io protagonista delle storie che ho vissuto.

In un album di silenzi, di assenze, di viaggi interiori e di letture dei tarocchi e delle linee della mano, la parola Allegria sembra una intrusa: però Allegria è la protagonista del viaggio del ritorno: cosa è per te il ritorno? Una sosta prima di una ripartenza oppure è casa, radice, affetti?
Allegria vuole regalare spazio anche alla leggerezza dell’amore adolescenziale che celebra quei momenti belli spensierati che mi riportano ai ricordi estivi in Sicilia; anche questi momenti fanno parte delle esperienze d’amore. Per me il significato di ritorno è legato a mia figlia poiché per me è la mia casa.

Il perdono alla fine è arrivato davvero?
Si, è arrivato, ho perdonato mio padre, nel disco ho cercato la pace e l’ho ottenuta non pensavo di trovare così tante risposte. Abissale è perdono e non avrei potuto mettere fine al disco senza il perdono, sono riuscita a spezzare questa catena con il rancore.
 

Il cameo è Monellerie: Claudia artista ha accolto la figlia nel disco.
Abbiamo lavorato quattro mesi insieme in un laboratorio inventandoci tantissimi giochi, ballando e suonando e una sera Alma ha chiesto di inventare una canzone. Ho così iniziato a recitare “io dentro di te non voglio creare un caos di monellerie ma quando ti vedo ricomincio da capo”: mi sono resa conto che mia figlia ha sintetizzato perfettamente la mia idea di amore eterno: non voglio creare caos ma quando ti vedo tutto si riproduce.
 

Prosegue il tuo rapporto con la danza?
Amo ballare e in tutti i video mi piace avere coreografie e movimento: io immagino che siamo tutti danzatori sulla vita. Questa visione è stata influenzata da Sergio Atzeni, un autore che definisce i sardi danzatori delle stelle: ecco perché penso che tutti noi siamo dei danzatori della vita.

Tra i vari amori declini anche quello tra fan e artista?
Non ci avevo pensato, nel disco no, ma pensandoci ti dico che il mio amore verso i fan e  il loro verso me è particolare perché in effetti il fan accarezza il mio ego e mi fa sentire capita e nello stesso tempo il fan si sente amato da me anche se non ci siamo mai conosciuti davvero. Io ricordo i nomi di tutti e me li abbraccio tutti e ricordo anche che io come fan amavo Carmen Consoli con fosse una sorella.
 

Se da bambina ti avessero portata da un terapeuta saresti comunque diventata un artista?
Il rischio di essere in equilibrio può portare al rischio di essere meno interessante, ma oggi mi eccita la scoperta di nuovi territori;  un mondo che ambisco a conquistare attraverso la scrittura è una visione dalliana, introspettiva ma anche da cantastorie, forse in questo mi aiuterà il mio equilibrio, sono meno concentrata su di me e più verso l’esterno.

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