Il brano parla del rapporto tra la band e una persona che per anni ha avuto una dipendenza pesante
IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELLA BAND
Dead Kennedys è un tributo al sound ruvido e nervoso della band da cui prende il nome, ma per noi è anche il simbolo di un cambio di passo. A un certo punto ci siamo accorti che avevamo bisogno di scrivere in modo più diretto, senza girare troppo intorno alle cose. Meno filtri, meno costruzione, più corpo. Questa canzone nasce da lì: dal bisogno di arrivare subito al punto, anche musicalmente. Il riferimento ai Dead Kennedys non è una citazione messa lì per fare scena. È un modo per dichiarare un’attitudine. Volevamo un pezzo che avesse addosso quella tensione, quella sensazione un po’ sporca di qualcosa che non vuole essere addomesticato. Non ci interessava fare un esercizio di stile punk, ma prendere da quel mondo una certa urgenza, una certa mancanza di educazione, e portarla dentro il nostro modo di suonare.
Il brano parla del rapporto con un amico che per anni ha abusato di droghe pesanti. È una storia che non volevamo raccontare dall’alto, né trasformare in una specie di giudizio. Quando sei vicino a una persona che si sta facendo male da tanto tempo, non vivi mai una cosa sola. Ti dispiace, ti arrabbi, provi ad esserci, poi a volte non ce la fai più. E subito dopo ti senti in colpa per non farcela più. È una spirale anche per chi guarda da fuori, perché in realtà non sei mai davvero fuori. Dentro Dead Kennedys c’è soprattutto quel senso di impotenza. La sensazione di vedere qualcuno scivolare sempre nello stesso punto, mentre tu continui a sperare che stavolta qualcosa cambi. Ma non sempre succede. E quando non succede, resti con addosso una rabbia difficile da spiegare, perché nasce dall’affetto. Non è una canzone sulla droga in senso astratto.
È una canzone su una persona, su quello che lascia negli altri, su quanto possa essere doloroso voler bene a qualcuno senza riuscire a salvarlo.Anche per questo volevamo che il pezzo fosse fisico. Doveva sembrare suonato con i nervi scoperti, senza troppa distanza tra quello che stavamo dicendo e il modo in cui lo stavamo dicendo. Per noi è stato uno dei brani che ha aperto una strada nuova: più istintiva, più esposta, forse anche più scomoda. Ma necessaria.
Crediti
Testo di Lorenzo Balice e Riccardo Ligorio.
Musica dei Gospel.
Prodotta da Lorenzo Balice.
Registrata al Nitön Lab con Luca Martegani e Enrico Mangione.
Mix e Master di Mattia Tavani.
Regia e riprese di Simone Ferraresi e Sara Bazzeghini.
Foto di Sara Bazzeghini.
Montaggio e post produzione: Samuele Di Rienzo.
Label: Tube Music.
Distribuzione: The Orchard.
Press: Astarte Agency.
Management: Stefano Morandini.