La canzone è la condivisione del ricordo di una vita che, dopo la fine di una relazione, non sarà mai più la stessa
IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA
Mi chiamo Ruben Coco e sono un cantautore abruzzese che cerca di raccontare le sue fragilità e il suo quotidiano. La musica per me è un modo per mettere ordine nelle emozioni, per dare forma a ciò che spesso resta sospeso tra ciò che vorremmo dire e ciò che non riusciamo a pronunciare. Twin Peaks nasce esattamente in questo spazio intermedio. Twin Peaks è una canzone che parla della fine di una relazione, ma non lo fa attraverso un gesto plateale o un evento gigantesco: si muove invece tra i dettagli, tra quelle piccole abitudini che continuano a vivere anche quando la storia è finita. Mi interessava raccontare la distanza non come un taglio netto, ma come un’eco che continua a risuonare nelle cose di tutti i giorni. È lì che si nasconde la parte più vera di un addio.
Twin Peaks è la condivisione del ricordo di una vita che non sarà mai più la stessa. Tutte le abitudini, i rituali e i piccoli momenti condivisi, torneranno ciclicamente in altre storie in altre persone. Nel finale invece, quando dico:” Come fai a sorridere sempre anche quando da ridere non c’è niente”, rifletto su come reagiscano diversamente le persone davanti ad un cambiamento. Chi fugge e cerca di dimenticare e chi invece entra nei ricordi sperando di uscirne più forte.
Ho inciso la versione in studio con la produzione di Etrusko e quando ho deciso di realizzare una live session del brano, volevo che quel tipo di intimità rimanesse al centro. Non cercavo un videoclip costruito, narrativo o estetizzante: desideravo un documento vivo, un momento catturato così com’è, con la sua imperfezione e la sua sincerità. Per questo ho scelto di registrarlo al Wave Rec Studio, un luogo che ha una sua anima precisa, fatta di legno, luci calde e silenzio. È uno spazio che ti costringe a essere presente, a non nasconderti dietro nulla. La regia di Michele Garofoli ha colto perfettamente lo spirito del brano. Abbiamo lavorato insieme per creare un ambiente che non fosse solo un set, ma un’estensione emotiva del brano. Con me c’erano tre musicisti che considero una parte fondamentale del mio percorso: Etrusko alla chitarra, Francesco D’Alessandro al basso e Davide Di Giuseppe alla batteria. Suonare Twin Peaks con loro ha donato al brano una dimensione più fisica, più pulsante. La live session non è una semplice esecuzione: è un modo per far emergere le sfumature che nel disco o su spotify restano nascoste, per lasciare che la canzone respiri e si trasformi.
Guardando il video finito, ho avuto la sensazione che Twin Peaks fosse finalmente completa. Non perché la versione live sia “migliore” di quella in studio, ma perché mostra un altro lato della stessa storia: quello in cui la ricerca della perfezione è inutile, tanto quanto ricercarla nel rapporto del quale parlo nella canzone.
Questa live session è il mio modo di restituire al pubblico l’essenza del brano: un luogo emotivo in cui ci si può riconoscere, anche solo per un attimo.