Il brano mette a confronto il bisogno di controllo e l’idea di autosufficienza con una componente più fragile che continua a tornare verso ciò che la consuma
IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA
Girato nelle campagne di Altamura, il videoclip del nuovo singolo di Morrison e My Neighbors Hate Me costruisce un immaginario che richiama il western contemporaneo e le grandi distese americane, pur restando profondamente radicato in un paesaggio pugliese. Una camera fissa, pochi elementi scenici e due figure che attraversano lo spazio senza mai incontrarsi davvero: il video sceglie un linguaggio essenziale per mettere in scena una tensione interiore più che una narrazione lineare. Da una parte un biker che arriva in moto da lontano, dall’altra un personaggio che richiama il mito del Marlboro Man e attraversa il paesaggio accompagnato dalla propria chitarra. Tra i due si crea una dinamica fatta di avvicinamenti, sostituzioni e continui ritorni. Le loro azioni sembrano rispondersi senza trovare un vero punto d’incontro, come se fossero guidate dalla stessa energia ma incapaci di occupare lo stesso spazio. Al centro compare un gesto semplice: il tentativo di accendere una sigaretta. Quando l’accendino smette di funzionare, quel gesto si trasforma in un’ossessione. Ciò che viene rifiutato torna immediatamente a essere cercato. È un meccanismo che trasforma un oggetto quotidiano in un elemento simbolico.
I due protagonisti non rappresentano persone distinte, ma due lati della stessa identità. Da una parte il bisogno di controllo e l’idea di autosufficienza; dall’altra una componente più fragile che continua a tornare verso ciò che la consuma. La figura del Marlboro Man, tradizionalmente associata a sicurezza e libertà, viene così riletta e privata della sua dimensione eroica. Questa stessa tensione attraversa anche il brano, che utilizza il linguaggio della nicotina per raccontare quelle relazioni che vengono spesso confuse con l’amore ma che assomigliano di più a una forma di dipendenza emotiva. Non un sentimento romantico, ma un meccanismo fatto di abitudine e incapacità di interrompere un ciclo.
La scelta della camera fissa nasce dalla volontà di dare al video una dimensione sospesa e fuori dal tempo, richiamando un immaginario retrò e osservativo. Lo spettatore non viene guidato dal montaggio ma resta fermo ad assistere ai movimenti, lasciando che siano i gesti e le distanze a costruire il significato della scena. Un dettaglio rimasto nel montaggio finale racconta bene il modo in cui il videoclip è stato costruito. In una scena il biker lancia via l’accendino e, tornando a cercarlo, non riesce a ritrovarlo. La scena non è stata corretta: l’imprevisto è rimasto nel video così come è accaduto. Nel finale sarà l’altra figura a recuperarlo, quasi a chiudere il cerchio con un’immagine inattesa diventata parte del racconto.
La presenza di My Neighbors Hate Me amplia questa lettura: l’alternanza tra italiano e inglese non introduce un secondo punto di vista, ma rafforza l’idea di una voce interiore che cambia forma. Con una messa in scena minimale e un’estetica naturale, il videoclip evita di esplicitare il proprio significato e lascia che siano il paesaggio, i silenzi e i gesti a guidare lo sguardo.