Francesca Michielin: “Servono donne fuori dai binari e io coloro l'irrazionale smarrito"
Musica Credit Laura SalernoL'artista veneta pubblica il progetto Magia Bianca, un album immaginario e immaginifico che si schiera contro un mondo "di finto ordine e di vera guerra". In estate un tour colorato e in inverno, nei teatri, il viaggio avrà un afflato più da musical. L'INTERVISTA
Magia Bianca è un album necessario. I motivi sono molteplici. In primis apre un nuovo viaggio artistico di Francesca Michielin. Poi a un immaginario medievale spesso culturalmente e umanamente rabbuiato dona un luce moderna. Le streghe sono magia bianca, solo coloro che, per citare Dante, "volta nostra poppa nel mattino, de’ remi facemmo ali al folle volo". Francesca il coraggio lo colora, d'altra parte strega comanda colore, e lo ammanta di magia. Magia Bianca non è solo una raccolta di canzoni, è un rito identitario. Con questo album dunque Francesca Michielin apre ufficialmente una nuova fase del suo percorso artistico, costruendo un immaginario ispirato a una dimensione fantasy dove femminilità, cultura pop e atmosfere medievali si intrecciano continuamente. Magia Bianca prende forma come un vero e proprio concept album: un racconto coerente e immersivo attraversato da streghe, lune, rituali, leggende popolari e figure femminili fuori dagli schemi. Tra ironia, oscurità, desiderio di evasione e simbolismo esoterico, Francesca Michielin costruisce un universo narrativo personale e riconoscibile, sospeso tra realtà e fantasia.
Francesca quando è partito il cambiamento che io ho accolto ascoltando in anteprima il tuo nuovo album Magia Bianca?
Dopo il mio concerto all’Arena di Verona quando ho chiuso un momento molto importante del mio avvio artistico. Ho pensato di fermarmi poi è arrivata una ispirazione fortissima, che mi mancava da tempo, per raccogliere quel senso di umanità, quell’anima folclorica e un po’ mistica che abbiamo perso in un momento delicato di “finto ordine e di vera guerra” e dunque tutto questo per me un manifesto programmatico.
In cosa sta la rivoluzione della tua strega?
Fare la dama di corte è più comodo, ci si ferma in uno schema prestabilito e si accetta, la strega attinge al greco e al latino, è una figura notturna come una nottola, una civetta o un barbagianni. La strega che stride è abbandonare questo mondo di guerra “piacevole come una sberla” per apprezzare quell’irrazionale che non è più in noi. Tutto il disco è un elogio all’irrazionale. La storia è un pretesto per parlare dei giorni e per storia intendo pure che nel 1484 partì la caccia alle streghe con una bolla papale firmata da Innocenzo VIII. C’è proprio la canzone che porta quella data è che è l’anima del mio manifesto programmatico. Non è un disco medievale ma ci sono dei richiami, cerchiamo così di ribaltare l’oggi.
Chi è l’Anguana della canzone?
Sono figure del folclore veneto, friulano e trentino, vivono lungo i corsi d’acqua, sono belle e ambigue, sono le prime cui ho pensato; la strega è una figura che si oppone alla femminilità conformata e all’uomo possessivo. Sembra che abbiamo bisogno di rigore e invece in questo periodo esce la spiritualità di un album come Lux di Rosalia. Ci sono donne che sanno fare un sacco di cose e diventano pericolose perché escono dal controllo maschile.
Francesca cosa ti affascina di quei mondi e quelle malìe che racconti in Magia Bianca?
Questo mondo ha sempre fatto parte di me, qualche spiraglio era evidente da tempo ma mai ero riuscita a integrate tutte le caratteristiche della strega, figura che mi affascina da sempre, dalla Strega Salamandra della Melevisione alle Witch fino a Hocus Pocus che io guardavo sempre la notte di Halloween. La domanda è perché ne abbiamo bisogno? Devo restare nel fantasy o devo recuperare il loro valore autentico?
Ha una risposta la strega Francesca?
Non sono acqua e sapone, dentro di me sono rovente. Ho letto, ho consultato un filologo e sento affinità con le streghe degli anni Ottanta, da Annie Lennox, Stevie Nicks fino a Kate Bush: anche loro vivevano in momento storico plastico e artificioso come gli anni Ottanta ma hanno trovato chiavi diverse per interpretare la realtà.
Cosa non ti piace del Miedo Evo?
E’ una etichetta per metterci quello che non ci piace o non capiamo, in realtà sono Mille anni, forse il contatto poco luminoso è tra la sua fine e l’inizio del Rinascimento. E’ stato un periodo incredibile, di streghe si parla dal 1484, prima c’erano i riti e le cose da non fare. Ho fatto dele ricerche, dalla Candelora ai Sabba, e ho aggiustato tutto per renderlo più coerente possibile.
Posso dire che c’è anche del dionisiaco?
Assolutamente. Le persone si affidavano agli oracoli e alle sibille, oggi la società perde tutto quello che è insondabile, il mago in greco è quello che le cose che dice non puoi verificarle ma ci credi. Così la riconnessione individuale diventa comunitaria. Oggi hanno mostrificato le cattiverie umane per distanziarci ma da loro nasce comunque una morbosità, pensa a Garlasco, ai commenti sui corpi altrui, questa è magia nera magia bianca sana. La magia bianca è recuperare la visione, essere fautori del proprio destino, è la strega che comanda destino.
Tu sei una strega narratrice?
Mi sento una barda in questo disco, una che racconta storie, mi immedesimo in Costanza e in tante altre figure che cercano uno spazio nel mondo. Il mio pubblico è diviso, ma fa parte del gioco, uscire dal binario, di donne che escono dal binario ne abbiamo bisogno.
So che hai firmato il soggetto della storia di Supergirl intitolata Riflessione oscura, inclusa nell'antologia ufficiale DC Comics Supergirl: Il Mondo.
Super Girl ha colori pazzeschi, è una ragazza che ha superpoteri ma tutti si dimenticano che resta una ragazza anche lei, ho scritto 800 pagine che sono state poi condensate e si parla della sua fragilità. Io penso alle mie canzoni e ai progetti attraverso i colori, come Taylor Swift. Magia Bianca racconta molto di come voglio vivere questa musica. Il tour estivo Strega Comanda ha ogni data un colore un colore caratterizzante che indico io, sperimentiamo col make up e coi vestiti, il progetto sposa la cultura camp e stravagante.
Tempo fa parlammo di un tuo weekend a Triora, luogo celebre per un processo alla streghe nel Medio Evo. Hai visitato altri luoghi ispiratori?
Mi fa piacere che te lo ricordi. Il massiccio dolomitico dello Sciliar dove furono processate delle streghe. A Padova ho visto una mostra intitolata Stregherie, ho letto il Libro del Sabba, il Vangelo delle Streghe, il libro di Chiara Frugoni, ho ascoltato il podcast di Alessandro Barbero, ho indagato la mitologia greca. A Triora andai per l’ottavo sabba ovvero la notte delle streghe dunque Halloween, ho sempre avuto la fascinazione per quelle figure, quando fai musica la fai per condividerla, ci sono persone affascinate e ispirate dal mondo delle streghe, non c’entra nulla con demoniaco e col bigottismo. Mia zia Redenta, pace all’anima sua, che era nata nel 1909 diceva che se pioveva col sole era perché la strega si pettinava e c’era un miracolo. Il Libro nero di Strega Salamandra ti aiutava a cercare la tua identità con modalità un po’ reiette tipo preparare pozioni coi ragni e con noccioli di ciliegie: ora con una band di sole donne sono felice, aiuta il sogno di diventare una strega.
Molti tuoi fan non hanno accettato con gioia questo tuo cambiamento. Però Federico Fellini diceva che se un suo film piaceva a tutti aveva fallito: concordi?
Sono felice dell’affetto che ricevo ma dico anche che essere divisivi è un vanto. Un disco sulle streghe non può essere accomodante e sono felice che molti abbiano colto questa follia. Rispetto le critiche capisco che mi vorrebbero come una evoluzione di quella di X Factor ma resisteranno. Un artista non può inseguire il mercato, tutt’al più si fa inseguire. Non so se posso definirmi un artista ma porto sempre qualcosa di diverso.
Cosa ha innescato il cambiamento umano e artistico?
Il 6 marzo del 2020 ho pubblicato un disco in piena pandemia e poi ho perso un rene, tornata in studio avevo una sorta di Fomo: facevo quello che dovevo fare ma forse non quello che sentivo. Poi c'è stato il Sanremo del 2025 quando mi è scivolato il reggiseno e mi sono rotta una caviglia, quindi sono arrivati anche i miei trent’anni. Mio padre non mi disse di non fallire e non sbagliare più ma di farlo per scelte mie. La mia famiglia mi ha aiutato tantissimo sempre. Ora vado in studio senza ansia, faccio quello che devo fare e se sento pressione esco.
Ho saputo che ti sposi.
Esistono i feticisti dell’albo pretorio che, ci mancherebbe, è un documento pubblico. Lo avrei comunicato nei tempi giusti e intanto dico grazie per la promo a Luca Zaia.
Infine un accenno al tour autunnale?
Sarà nei teatri, sarà un micro musical diviso in atti con costumi e scenografie.