Daniele Silvestri, Canzoni a sdraio (Live in studio) è un album dal fascino oscuro

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

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Il cantautore romano recupera canzoni dimenticate e gli da una nuova linfa in versione trio. C'è anche l'inedito Sana e Robusta Costituzione. Il tour partira il 26 giugno da Porto Torres. L'INTERVISTA

Non un greatest hits Canzoni a sdraio (Live in studio) ma un lavoro che raccoglie alcuni brani meno noti della ricca discografia di Daniele Silvestri, riletti e riarrangiati in trio in una veste essenziale e narrativa. Accanto a Silvestri, al pianoforte e alle chitarre, ci sono Davide Savarese alla batteria e alle percussioni e Marco Santoro al fagotto e alla tromba. Canzoni a sdraio (Live in studio) nasce come un progetto in controtendenza rispetto alla velocità del mercato musicale contemporaneo: un disco che punta a restituire centralità alla scrittura e all’interpretazione, dando nuova vita alle canzoni attraverso arrangiamenti inediti e una dimensione sonora più intima. 

Il progetto sarà accompagnato anche da Canzoni a sdraio Tour 2026, prodotto e organizzato da OTR Live, al via il 26 giugno da Porto Torres. Una tournée in trio che porterà l’artista sui palchi italiani con concerti pensati come spazi di racconto e sperimentazione, tra arrangiamenti ricchi di sfumature e una dimensione live essenziale e sorprendente.

Daniele partiamo da questo viaggio che è Canzoni a sdraio (Live in studio) e che condividi con Davide Savarese e Marco Santoro.
E’ una formazione che è successa, non è stata cercata, come è anche successo che inizieremo a fare concerti. La sedia sdraio dalla quale ti sto parlando la abbiamo provata tutti durante la registrazione anche perché quando si va in studio con me finché non sono contento non si smette e finché c’è una idea in più la percorriamo.

I brani appartengono a epoche differenti del tuo percorso artistico.
Ci sono le date vicino ai brani che sono quelle della scrittura, c’è anche un 1985 che fa abbastanza impressione, almeno a me la fa.

C’è poi l’inedito Sana e Robusta Costituzione, che è un neonato.
E’ successo che in quei giorni il mondo esterno ha un po’ influenzato quello che accadeva in studio, eravamo distanti pochi giorni dal referendum che era un tema che ci circondava. In quei tre giorni mi è venuto qualcosa da mettere giù legato alla storia che è dietro la nostra Costituzione che è nata con pochi difetti e tanti pregi. Non sono io a dire per chi si deve votare ma voglio che si ricordi che la Costituzione è stato un momento tra i più alti della nostra storia e non è solo una sequela di articoletti. Gli strumenti erano pronti per fare altro ma è nata quella canzone e la abbiamo assecondata.

Perché il titolo Canzoni a Sdraio?
A posteriori ho realizzato che quando stavamo pensando al titolo lo facevamo attorno a questa sedia, sulla quale ci siamo seduti un po' tutti: sembrava il posto dove riflettere, forse perché c’è qualcosa che ha a che fare con questo disco che non ha una urgenza, nessuno ci ha ordinato di scegliere canzoni.

Infatti: cosa ha di speciale questo tuo progetto?
Ha un ritmo diverso, non ha un atteggiamento snob, è figlio di una urgenza legata non ai ritmi cui siamo abituati ma al piacere commosso di registrare insieme. L’empatia nella musica è fondamentale e nelle canzoni dovrebbe venire fuori, stavolta le canzoni sono uscite con un afflato un po’ fanciullesco, con la gioia di poter fermare questi momenti così come erano. Il disco è un documento di giorni fortunati.

Con che sguardo ti sei rivolto alle canzoni accantonate da tenpo?
Rinunciarci dipendeva da un appiglio fondamentale: hai pochi strumenti e non tutte le canzoni sono adatte per l’essenza di un trio che non ha la possibilità di fare fuochi artificiali. Se hai pochi strumenti vai al sodo, entri nello spirito delle canzoni. Sono canzoni nude con una anima pura.

Siete sempre di più a seguire percorsi lontani dalla discografia contemporanea: ti senti fuori dal coro?
Quando con i due amichetti capelloni (Max Gazzé e Niccolò Fabi, ndr) abbiamo fatto il concerto al Circo Massimo eravamo in una bolla e sarebbe bello che tornasse, sono ben felice di condividere gli spazi ampi. Che vuol dire rincorrere i numeri e darne notizia? Non mi riguarda. Il tema è di che cosa abbiamo bisogno: non credo che non piaccia avere uno stadio stracolmo, è un gran lavoro affascinare così tante persone insieme ma anche fare qualcosa di intimo e non pensato per coinvolgere tanti è stupendo.

Che pensi di Francesco De Gregori contrario agli artisti che prendono posizione su un palco?
La politica è mettere insieme esseri umani, è essere sociali e collettivi, per come sono fatto io non sono capace a raccontare il mondo intorno senza dare una opinione. Improbabile che possa essere d’accordo con quella posizione e nello specifico non lo sono per nulla ma amo Francesco De Gregori.

Illuso è il brano più antico?
La ho scritta a 17 anni, segna il momento in cui ho inizio a scrivere seguendo l’esigenza di proiettarmi in riflessioni che non erano della mia età. Ho scritto cose più giovanili molti anni dopo. Oltre a parlare di illusione e disillusione c’entra tanto con quell’età, forse non c’entra il lessico ma quella è l’età in cui si fanno i conti con quelle parole, anche consapevolmente o meno si fa una scelta, pure in amore è così, a quell’età arrivano le prime batoste. Credere, avere e dare fiducia è una cosa bellissima.

So che ha una storia particolare Il Seconda da Sinistra.
la ho scritta per Mina, è una esecuzione fortunata. Nel disco ci sono tutte registrazioni live in studio, la differenza qui è che ho iniziato a suonarla senza che si avesse l’idea di suonarla, il fonico ha schiacciato il tasto rec per caso e gli altri mi sono venuti appresso. Ci è venuta benissimo, una canzone che non era mia e ci ho messo un po’ a capire che mi apparteneva un sacco. Abbiamo solo recuperato i venti secondi iniziali tenendo anche un errore, c’è un movimento musicale anomalo, ma che è diventato il nuovo modo di caratterizzare la canzone. E poi potrò raccontare per sempre che è stata scritta per Mina.

Se avessi diciassette anni oggi?
Non ho una risposta, si è spesso influenzati dal mondo che ci sta intorno. Mi ricordo i 17 anni dei miei figli molto diversi dai miei anche nell’approccio alla musica. Oggi ci sono armi in più, c’è un tessuto intorno a noi più ostile per cui riconoscersi all’interno di una corrente, di un linguaggio, di una generazione non è così facile, ma rispetto ad allora i meccanismi sono più semplici, realizzare una cosa da fare ascoltare si fa facilmente.

Apertura e chiusura ovvero Intro (Succederà) e Outro (E’ Successo Già): la chiusura del cerchio?
La circolarità la seguo sempre, cerco una simmetria, mi piacciono sempre le cose che danno l’idea che l’inizio coincida con la fine, è così la vita, si nasce e si muore ma anche si muore e si rinasce; le parole sono le stesse la musica è diversa.

Infine: un progetto di inediti è in cantiere? E il tour di questo album cone lo stai pensando?
Un po’ di cose le ho scritte, resta una necessità, qualcosa la devo buttare giù ogni tanto...vedremo. Rispetto ai precedenti concerti vorrei dare un po’ di struttura in più allo spettacolo, prima ci adattavamo ai luoghi oggi vorremmo arrivare in ogni luogo portando qualcosa di più definito che abbia una idea più precisa come la ha il disco.

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