Numa Nardoni presenta il singolo Dormi: il video

Musica

Il brano, crudo e contemporaneo, parla dei genitori che sopravvivono ai loro figli, uccisi dalle tante guerre che ci sono nel mondo

IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA

Dormi è nata da una realtà che, negli ultimi anni, è diventata sempre più difficile da osservare: vedere bambini uccisi, strappati alle loro famiglie, trasformati in immagini che arrivano sugli schermi, restano per qualche ora dentro le notizie e poi vengono sostituite da altre immagini, altre morti, altri nomi. A un certo punto mi sono chiesto che cosa rimanga davvero, dopo aver visto tutto questo. Quanto riusciamo ancora a sentire. Quanto siamo ancora capaci di fermarci davanti al dolore, in particolare a quello che penso sia il più grande in assoluto: un genitore che sopravvive al proprio figlio.

 

Non volevo scrivere una canzone sulla guerra in senso stretto, né legarla a un solo conflitto o a una sola pagina di cronaca. Gaza, l’Ucraina, i conflitti dimenticati, le case violate, gli omicidi, tutte quelle forme di brutalità che entrano nelle famiglie e lasciano i genitori vivi dentro un dolore che non si può nemmeno misurare. “Dormi” parla di questo. Non di uno schieramento, ma di una ferocia che non dovrebbe mai trovare giustificazione.

 

La forma della ninna nanna è arrivata in modo naturale, proprio perché porta con sé la cosa più tenera e più insopportabile insieme. “Dormi, amore” è una frase che di solito appartiene alla cura, alla protezione, alla sera, a un bambino che viene accompagnato nel sonno. Nel brano, invece, diventa un commiato. È una madre davanti al corpo del figlio. È l’ultima carezza quando non resta più niente da fare. C’è un punto del testo, «Ti accarezzo, ti piango addosso», che per me contiene tutto: il corpo, l’amore, l’impotenza, il gesto di chi continua ad amare anche quando la vita è stata già interrotta.

 

Dentro il mio nuovo EP, La Camera di Plastica, questo brano occupa un posto particolare. Il disco è nato in una settimana di malattia e isolamento, in una stanza che è diventata davvero il luogo in cui osservare il presente senza filtri: la decadenza, l’ipocrisia dei social, la libertà identitaria, il rumore sintetico del nostro tempo. In Dormi, però, il sarcasmo si spegne, la provocazione non basta più, anche la rabbia cambia decisamente forma. Resta il lutto. Una madre, un figlio, una vita che non continuerà.

 

Il videoclip nasce dallo stesso bisogno di rispetto. Con Gabriele Corsini abbiamo lavorato su un’immagine centrale, il velo rosso, che rappresenta quei piccoli corpi senza vita, ma senza mostrarli, senza usare il dolore come immagine da consumare. Francesca Nerozzi dà volto a una madre, ma anche a tutti i genitori costretti a portare addosso una perdita innaturale. Volevamo che il video avesse una forza simbolica chiara, ma senza diventare didascalico. Il dolore non doveva essere illustrato; doveva restare lì, visibile, ma non spettacolarizzato.

 

Girare in Toscana, attraversare luoghi diversi, portare quella figura materna fuori da una stanza chiusa, è stato un modo per dire che una tragedia di questo tipo non resta mai confinata al punto in cui accade. Quando un bambino viene ucciso, non si spezza solo una famiglia. Si crea una ferita che riguarda tutti, anche chi guarda da lontano, anche chi pensa di poter passare oltre. Forse il problema del nostro tempo è proprio questo: abbiamo imparato a vedere tutto, ma non sempre a restare davanti a ciò che vediamo.

 

Non volevo una canzone che rendesse sopportabile qualcosa che sopportabile non è. Volevo fermarmi su quella soglia, sul momento in cui una parola dolcissima diventa l’ultima parola possibile. Una canzone non cambia il corso degli eventi, lo so. Però può chiedere a chi ascolta di non archiviare subito una tragedia, di non trasformare la morte dei bambini nell’ennesima notizia da scorrere e dimenticare. Per me, in questo brano, la musica serve a questo: a rallentare lo sguardo, a restare un minuto in più, a ricordare che dietro ogni immagine che passa c’è qualcuno che non potrà più dire buonanotte a suo figlio.

 

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