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Bartolini: "Il mio album Tilt è il primo reality check che faccio con la vita adulta"

Musica

Fabrizio Basso

Il terzo lavoro dell'artista calabrese è un disco che si confronta con la vita adulta, gli affetti, le perdite, i cambiamenti e il senso di disorientamento che ne consegue. L'INTERVISTA

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Bartolini, cantautore e polistrumentista che ha lasciato la Calabria per trasferirsi a Roma facendo tappa a Manchester, ha pubblicato il suo terzo album Tilt (Carosello Records), un nuovo progetto discografico più adulto e maturo, ma anche spensierato, giocoso, verace e legato indissolubilmente alle influenze dell’alternative rock che hanno formato musicalmente l’artista durante la sua adolescenza. Un disco che si confronta con la vita adulta, gli affetti, le perdite, i cambiamenti e il senso di disorientamento che ne consegue, e segna la crescita personale e artistica di uno dei rappresentanti del nuovo cantautorato indie/rock che venerdì 24 maggio tornerà a esibirsi al festival MI AMI per la sua terza partecipazione solista.

Giuseppe partiamo dalla storia dell’album: Bart Forever è la rinascita dopo il covid, c’è subito l’atmosfera di Trebisacce in 108. Tilt cosa si porta dietro di quell’album e in cosa racconta un artista, e un uomo, più adulto e maturo?
Bart Forever è stato complesso perché venivo dal lockdown e da un disco d’esordio non consapevole. Lì ho rivisto i luoghi dell’adolescenza dai quali sono poi scappato. Tilt ha la stessa matrice, il mio vissuto, gli ultimi due anni di vita ma con uno sguardo più consapevole, concreto e attuale. Ho attraversato mesi pieni di paura del futuro, legati al momento che stiamo vivendo, alle ansie, ai problemi relazionali, al lavoro, alle amicizie perdute e ritrovate. E’ un primo vero reality check con la vita adulta.

La partenza con Smettila non è delle più allegre, quando dici che non c’è nessuno che ti può salvare, che non puoi fidarti: è il disorientamento di una generazione?
Mi sembra di sì vivendo le persone che mi stanno vicine, è una sensazione standard di questa generazione a cavallo tra Gen Z e chi è venuto prima. Stiamo ancora cercando il nostro posto nel mondo. Il brano mi ha sbloccato in un momento di totale blocco creativo. Ora devo gestire cose che fino a qualche anno fa sapevo solo che esistevano.

Disorientamento, o spaesamento, che poi diventa intimo e personale in Non Odiarmi: è così difficile dare ogni giorno un senso al…giorno?
Per noi artisti free lance sì, poi dipende anche dai periodi. Alcuni giorni è tutto così frenetico che la giornata non la gestisci. E’ il quadro di fine relazione, è un rapporto tossico con la città: forse era più giusto il concetto di non schiacciarmi.

Ultima Volta è un brano doloroso, un brano di perdite e assenze: ma proprio nel buio trovi la forza per dire “torno nel nostro posto”. E’ l’inizio del rappacificamento con te e col mondo che ti sta intorno?
Assolutamente sì, è come se fosse la pagina di una diario personale aperta al pubblico. La scrittura è in primis terapia con me stesso. E’ l’anima di Tilt, ho avuto tanti dubbi sulle parole, fino alla fine non sapevo se citare i nomi che ci sono dentro.

“Ti disegno dove non ci sei” è una frase d’amore stupenda, eppure torna quello che è vero ma non lei: dove è il tilt?
Quello che è vero ritorna. Mi piace camuffare situazioni della mia vita che poi non sono amorose, a volte sono legate alla famiglia. Parlo di un’altra persona che poi sono io stesso.

E’ più catartico fuggire dai demoni personali o dagli incubi di un’altra persona?
Assolutamente dagli incubi di un’altra persona.

In Bugia parli anche di controllo in una coppia: cellulare, computer…quello che doveva avvicinarci sta sempre più diventando un cuore che va via?
Credo di sì, i social media in generale sono uno strumento tossico. Sono un po’ croce e delizia. Nel disco tornano i rapporti tossici, di amicizia, la città che ti schiaccia, il ghosting. L’altra sera guardavo un film ascoltando dischi, facendo una playlist, leggendo un libro sul Post Punk e guardando notizie sulla guerra. Tutto a microdosi. Abbiamo una libreria gigante che non guardiamo né ascoltiamo.

Internet è quasi ungarettiana nella sua essenzialità: la notte che arriva è la restituzione della normalità oppure la notte è sempre tenebre?
E’ più la visione dolce del sogno come rifugio. Nasce in freestyle. Anticipa Cimitero perché la notte è il momento di rivedere nei sogni persone che non ci sono più nella mia vita.

Cimitero è elaborazione di un lutto, della morte di tuo padre: nasce di getto oppure è stata complessa da scrivere?
Il mio metodo di scrittura è molto impulsivo, volevo questa canzone con una doppia anima, quindi agrodolce. E’ un brano che racconta l’essere adulti portandosi dietro il bambino interiore. E’ una canzoen manifesto. Mentre scrivevo non ci pensavo neanche troppo, è stato un momento quasi onirico. Vorrei fossero tutte così.

Non Eri Tu è un viaggio nei ricordi: che rapporto hai con loro? Li selezioni oppure li tieni tutti?
Ricordo tutto anche se ultimamente un po’ meno, forse è l’età. E’ bello perché del passato ho frame nitidi ma è anche deleterio. Ho paura di dimenticare odori, nomi, la voce di mio nonno, sto attento a qualsiasi cosa e vivo nel passato anche se è sbagliato. Sto imparando a disimparare per godermi di più il presente.

“Abbiamo perso tempo per non imparare niente” è l’umanità che corre e non si ferma? Quella che vuole tornare a casa per respirare ma non ne è più capace?
E’ legato alla convivenza, alla mia relazione altalenante e tortuosa di questo ultimo anno che mi ha ispirato anche tanto. Post covid tutti hanno fatto la gara a uscire e io ero in controtempo perché ho fatto fatica, avevo bisogno di stare da solo per scrivere, è stato un altro lockdown per me ma solitario. Fondamentale questa relazione che mi ha accompagnato in un anno strano ma pure ha portato problemi. Una situazione di crescita ma che non senti tale, siamo punto e capo coi problemi che ritornano.

Che accadrà nelle prossime settimane?
Sto mettendo su il live che è sempre complicato e motivo di ansia. In studio sei coccolato ma per il tour fai le stesse cose per 15 ore. Ho un data importante a Milano, al MI AMI Festival, il 24 maggio. Continua poi la fase di scrittura anche da autore, mi piace scrivere per altri. Penso anche un progetto parallelo più legato all’UK Garage, a Manchester e alle origini elettroniche.