In Evidenza
altre sezioni
Altro

Per continuare la fruizione del contenuto ruota il dispositivo in posizione verticale

Remo Anzovino: "Don't Forget to Fly è il sogno che ci porta al sole"

Musica

Fabrizio Basso

Un album per piano solo che ci porta in una dimensione altra, come al centro dello sguardo panottico Bentham dove le ali non sono un desiderio bensì una certezza: quella di avere volato. L'INTERVISTA

Condividi:

Iscriviti alla nostra newsletter per restare aggiornato sulle notizie di spettacolo

Il folle volo questa volta è la musica che va oltre al realtà, è un invito a non dimenticarci di volare perché è solo quando le nostre ali si dispiegano che ci avviciniamo al sole fino a sfiorarlo e non ci bruciamo. Remo Anzovino con Don't Forget To Fly, il suo nuovo (concept) album per piano solo, ci allaggerisce da secoli, forse millenni di zavorre morali, scientifiche e religiose e ci racconta, attraverso dodici composizioni, che l'uomo può volare. Per altro quel numero 12 ha una simbologia forte: tanti erano gli Apostoli, tanti sono i mesi e i segni dello zodiaco, 12 sono i semitoni che formano una ottava e altrettante furono le fatiche di Ercole e quando Gesù fu ritrovato nel tempio aveva quella età, la stessa che segna, in molti luoghi del mondo, il momento che indica l'ingresso nell'età adulta. Con Don't Forget to Fly il pianista-avvocato napoletano, ma adottato da Pordenone, supera tutto questo, ascende oltre il terreno e, allineandosi al pensiero di Gaston Bachelard, secondo il quale non si vola perché si hanno le ali bensì ci si crede ali perché abbiamo volato. L'album, che ha, tra le altre, la complicità di quell'alchimista dei suoni che si chiama Taketo Gohara, è stato registrato, mixato e masterizzato dal fonico Stefano Amerio al Teatro di Fiesole, nei medesimi luoghi dove Leonardo da Vinci ha effettuato le sue prove di volo.

L'umanità deve produrre immagini e non subirle come troppo spesso avviene. E per crearci un nostro immaginario abbiamo bisogno delle ali: "Don't Forget to Fly - racconta Remo Anzovino - nasce dopo l’esperienza dell’ultimo album Nocturne e tra i due lavori c'è un mondo di colonne sonore. La frase del titolo è stata scritta sul mio quaderno verso la fine della pandemia. In quel periodo è nata la prima sinfonia per coro e orchestra e ho fatto molta musica su commissione. Però mi sono pure dato una regola ovvero di non scrivere durante la pandemia, il progetto per piano solo volevo comporlo dopo e quando ho iniziato a idearlo ho trovato un mondo pieno di incertezze e che si era ristretto". Remo, che conosco dal 2008, quando pubblicò quello che per me è uno degli album più rivoluzionari del nuovo millennio e si chiama Tabù, necessita di grandi spazi per aprire le ali e dunque non poteva che ambientarlo nel pianeta dell’aria dove è naturale liberare i propri sogni: "Dai tempi di Icaro - spiega il compositore - l’uomo è progettato per volare. A un certo punto ho immaginato un sogno e infatti tutto quello che accade nel disco è un sogno. Ogni essere umano quando ha un sogno, anche piccolo, ha già iniziato a volare". Morning Moon segna il momento in cui fluttiamo nell’aria. Poi, quasi lisergico, ci descrive il cielo come un enorme prato: "Anziché i fiori di prato - commenta - ci sono quello di cielo. Abbiamo così annusato un profumo che non conoscevamo, poi arriva uno stormo di uccelli che fa per noi una coreografia è arriva Dance of Birds. Voliamo ancora, non siamo caduti, e penso che un essere umano che non ha un desiderio è un animale sterile e inutile. In questo attimo dal cielo compare una corda e diventiamo gli equilibristi del tango che ballano in On a Tightrope". Un tumulto di emozioni ci abbraccia, ci fa sentire leggeri, ma il nostro volo non è ancora arrivato al sole, bisogna osare oltre e per riposare si tende una amaca tra due nuvole: "E' il metasogno del disco - dice Remo Anzovino - mentre dormi…sogni e sogni di dormire Between Two Clouds; al risveglio hai in te una energia importante e voli davvero in alto vincendo al forza di gravità, sei No Gravity. Ora siamo ad altezze che non credevamo di raggiungere, gli angeli sono lì nell’alto dei cieli e Like an Angel è un dialogo con un angelo che poi svanisce e capiamo che a quelle altezze se volgi lo sguardo c’è una infinita foresta di alberi azzurri: la barcarola che descrive questa sensazione visiva e Celestial Trees". Il nostro viaggio sta per terminare, che accadrà ora che il sole è a un ansimo dal sogno? Quel che è certo è che è sempre più forte il desiderio di arrivare al sole e Anzovino la racconta in Embrace of the Sun dopo la quale c’è la transizione finale fatta di accordi luminosi: "Tu lo hai raggiunto e nella seconda vita di Icaro il sole non brucia le ali ma lo accoglie. Ed ecco il finale con il solo titolo che non ha la dinamica del sogno: il sole non ti ha bruciato le ali e sei libero di andare dove vuoi". Il finale è l’apertura degli occhi: la musica non deve descrivere la realtà, la conosci già, la musica è volare. Mi sento di azzardare che con Don't Forget to Fly Remo Anzovino ha infranto tutti i "tabù" e oggi il Sole ha il suo re.