Premio Tenco, all'Ariston si parlano tutte le lingue del mondo

Musica

Fabrizio Basso

La seconda serata della rassegna, giunta alla 44esima edizione, ha cantato, oltre che in italiano, in francese, castigliano, catalano, brasiliano e quel linguaggio universale che è uscito dalla fisarmonica di Gianni Coscia, un ragazzo di 90 anni. LA RECENSIONE

È una serata monstre la seconda del 44esimo Premio Tenco. Un flusso di parole e musica che abbraccia i continenti. Bisogna esserci per capire il magnetismo di questo mondo verace e raffinato allo stesso tempo. Apre la festa, perché è una festa quella che va in scena all’Ariston, Fiorella Mannoia che riceve il suo settimo Premio Tenco e lo festeggia omaggiando “artisti coi quali ho collaborato ma anche chi è passato su questo palco e mi prendo tutto mio ruolo di interprete”. Opta per un florilegio di canzoni che vanno da Oh che sarà a Come si Cambia fino a La Cura di Franco Battiato. Sorprende con Via con Me di Paolo Conte. Per tutto il set è accompagnata al piano da Danilo Rea.

Lucio Corsi è aria fresca, è voce sofferente e musica che frastorna. Freccia bianca è la storia di un capo indiano che risale la penisola e taglia in due le città. Cosa faremo da grandi si fa anche senza armonica, che non si trova più, fagocitata dall'Ariston, mentre Trieste parla del vento “una cosa poetica ma fastidiosa eppure porta il rumore delle colline, fischia senza denti né labbra. Il vento non è un freno ma una spinta”. Altalena Boy racconta dell’unico bambino che ha fatto il giro della morte in altalena “e spero che sia una leggenda vera”.

Per Marisa Monte è la prima volta dal vivo post pandemia. Parte con Velha infancia creata coi Tribalisti. Poi arrivano quanto Tempo ed Eu sai. Omaggia Lucio Battisti con Insieme: la fa in piedi e “la ho conosciuta quando ho vissuto in Italia e dunque voglio la cantiate con me, voglio sentire la voce dell’Italia”. Invita sul palco Jorge Drexler, uruguagio di Montevideo, per Vento Sardo, nata durante una vacanza in Sardegna “qui vicino”. Sembra la ragazza di Ipanema a Sanremo. Marisa Monte saluta gli amici del Tenco con Ja Sei Nanorar. Della sua terra porta non solo il ritmo ma anche l’allegria ed è quasi commovente vedere una artista col sorriso. E che spera di aprire "nuovi porti per le donne che salpano verso il futuro".

Paolo Pietrangeli, il papà di Contessa, non può essere a ritirare il premio: lo fa per lui Piero Brega che omaggia l’artista assente col brano Io ti voglio bene.

Torna sul palco Jorge Drexler, che anni fa ha rinunciato al bisturi per la musica, che emoziona con un accenno di quella “milonga che non è nata come milonga” che è Preghiera in Gennaio di Fabrizio De André; seguono La milonga del moro judioAl otro lado del rio todo, Premio Oscar come migliore canzone per Il Diario della motocicletta, e Se Transforma dedicato al chimico/biologo francese di fine Settecento Antoine-Laurent Lavoisier.

È il momento del mito, sale sul palco del Tenco con la sua fisarmonica Gianni Coscia: 90 anni e una freschezza da adolescente e lo dimostra con Mi ritorni in mente. Si vorrebbe che la canzone non finisse mai.

Si torna gitani con Sighanda che emoziona con I Giardini di Maggio in francese: all’Ariston entra là rive gauche. Ci spostiamo poi idealmente in Spagna con Rusó Sala che, in catalano, idioma bramoso di indipendenza, e in castigliano propone Il mio canto libero e Nel cuore nell’anima: “Mai avrei creduto di trovarmi sul palco dell’Ariston”. Il finale ci riporta in Francia per un omaggio a George Brassens nell’anno del suo centenario: lo celebra uno straordinario Alberto Patrucco con la complicità di Sighanda. Il brano che chiude là seconda serata del Premio Tenco 2022 è Copains d’Abord.

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