Laura Pausini col nuovo singolo, Io Sì (Seen) sogna l'Oscar

Musica

Fabrizio Basso

E' la sua prima collaborazione con Diane Warren, (11 nomination agli Oscar, 1 Grammy Award, 1 Emmy Award, 1 Golden Globe) ed è il primo inedito per Laura Pausini dopo la vittoria del l’ultimo Latin Grammy del novembre del 2018 per l’album “Fatti Sentire” ricevuto della sua carriera oltre al Grammy del 2006

Profumo di Oscar, forse di Grammy...Laura Pausini torna col brano Io Si (Seen) che è il tema del film La vita davanti a sé con Sophia Loren e con la regia di Edoardo Ponti, candidato per le nomination agli Oscar 2021. In collegamento da Los Angeles Laura Pausini ha raccontato questa esperienza e poi allungare i discorsi sul nuovo disco, sul covid (tutto sul coronavirus), sulle responsabilità, sulla crisi della musica e sull'universo femminile.

Laura partiamo dall'origine de progetto.
E' nato questa estate quando mi ha chiamato prima Diane Warren. E’ nata in inglese col titolo Seen poi Edoardo Ponti mi ha inviato il film e dopo averlo visto mi è piaciuto e ho deciso di cantarlo anche se la canzone mi era piaciuta già prima delle immagini. Però ci vuole anche una affinità personale e io mi riconosco in toto nel film. Ho quindi riparlato con Diane ed Edoardo ed è nata una collaborazione che mi ha fatto innamorare ancora di più del progetto. Hai bisogno sempre di sentirti curioso e stavolta mettermi al servizio del film anche se avevo già fatto una esperienza nel 1999 per Le parole che non ti ho detto con Kevin Costner e Robin Wrigh ma stavolta mi hanno chiesto di essere ancora più complice perché si è deciso di farla in italiano.
Quanto ti ha impegnato?
Ho trascorso tante settimane a fare questo test. Io parto spesso dai testi e sovente sono istintiva, cerco spunti che riguardano la mia vita e i mie pensieri. Volevo rispettare il significato del film e la posizione dove arriva perché è in un momento importante in cui accade qualcosa. Ci ho ragionato in Romagna con Niccolò Agliardi e lavorandoci abbiamo apportato altri cambi. Non mi era mai capitato di mettermi a disposizione come interprete in questo modo, nei miei testi c’è sempre qualcosa di mio. Ho sempre amato questo mondo, ecco perché ho aspettato anni per una canzone così. Il film racconta di due persone, di come la vita possa cambiare e cambiarle.
Cosa ti ha detto Sophia Loren? Vi siete incontrate?
Ci siamo conosciute nel 2003. La nostea prima volta fu a una festa di Armani a Beverly Hills, lei è stata molto con me e ho capito che c’era molta empatia. Ci siamo riviste a Ginevra per un concerto benefico organizzato da Phil Collins. In pomeriggio è venuta a vedere le prove e abbiamo parlato tantissimo sedute in platea, era un periodo particolare perché non riuscivo a restare incinta. E’ una donna italiana che quando ci definiscono gli stranieri ci vedono così. E’ materna e protettiva. La ho ritrovata per un suo compleanno a Città del Messico e anche in quell’occasione è stata seduta con me e mi ha raccontato cose personali. A lei non piace essere definita una icona, non è logorroica come me e in una frase ci mette parole che ti accolgono. Ha sentito la canzone, le grandi star sono coinvolte in tutto e lei sta attenta a qualsiasi particolare, musica compresa. La ho vista anche cantare questa canzone e presto ne avrete testimonianza perché nel videoclip ci sarà anche lei.
Nel brano c’è un dialogo tra due persone, sulla diversità e l’unicità.
La canzone è un dialogo e per questo mi ha affascinato. Io faccio la sua voce. Lei è madame Rosa, sopravvissuta all’olocausto che si fa carico dei figli delle prostitute. Ibrahima Gueye è Momò un giovanisismo immigrato senegalese. Affronta la solitudine da due prospettive diverse e insieme superano gli ostacoli. Ci sono comprensione, altruismo, tenerezza, cuore e cervello. Non ci sono barriere né pregiudizi razziali o culturali.  Essere unici significa raggiungere una libertà che ti permette di essere quello che vuoi. Quel che conta è essere unici nella vita.
Dunque quale è il senso della vita?
Il mondo è fatto solo di esseri umani, respira la forza della solidarietà, dell’empatia e dell’altruismo. La vita non ha senso se non si ha qualcosa da amare. Per questo mi piace che il messaggio arrivi da una icona e una giovane promessa, da una perosna bianca e una di colore. Le diversità rappresentano la vita. Ci ho anche fatto un disco Simili. Da quando ci siamo chiusi in casa sono nati pensieri e preoccupazioni che si aprono a quello che si vive ogni giorno nel mondo intero. Quotidianamente c’è una notizia che mi lascia senza parole e non so come spiegarla a mia figlia che ha sette anni.
La musica è una ancora di salvezza se gli incontri salvano la vita: canti nessuno ti vede io si…nessuno ci crede ma io si.
Ho voluto molto queste due frasi, in inglese significa sei protetto e anche se gli altri non se ne accorgono io lo ho capito e ci sono. Non ho mai sognato di fare la cantante famosa. Il mio sogno era fare pianobar da sola e nella mia zona non c’era alcuna donna a farlo. Per fortuna esiste tanta musica e di tanti genere. Qui ancora una volta ho cercato profondità e impegno, una musica che mi permetta di esprimermi.
Tu voli per l’Oscar ma la musica italiana è nei bauli in piazza Duomo e si va, pare, verso un altro lockdown.
E’ un problema per tutte le professioni. I miei compagni di scuola che sento spessissimo fanno un altro mestiere e sono disperati. Viviamo nell’incertezza, ognuno ha la volontà di fare qualcosa per rimediare oltre che rispettare le regole. Avevo scritto un appello al Governo con altri colleghi italiani, non mi sembra abbiamo ricevuto una grande risposta. Le maestranze sono 570mila e possiamo prenderci cura di loro a livello personale ma non si risolve così. Siamo una cinquantina di cantanti che aiutiamo chi ci sta vicino, siamo un numero troppo piccolo. Nell’appello è specificato per chi chiediamo aiuto. Noi non ne abbiamo bisogno e forse neanche le agenzie ma le maestranze sì.
Come è stato collaborare con Diane Warren?
Ci siamo conosciute a metà anni Novanta, siamo state una giornata insieme. Alcune cose devono succedere nel giusto momento, evidentemente è questo e sono contentissima che abbia chiamato me. Ha un caratterino, è un personaggio, un’artista. Ha mille idee e mi sta facendo proposte.
Sei stata la prima donna a San Siro poi al Circo Massimo, a vincere Grammy e Latin Grammy: cosa rappresenterebbe una candidatura?
Ho imparato a gestire le improvvise situazioni di Nomination. Per carattere ho bisogno di pensare che non vinco perché se mi gaso e non vinco mi viene un crollone. Ho già festeggiato con un hamburger la possibilità di essere candidata.
Cosa ti ha fatto dire sì al progetto?
Dopo avere visto il film. La canzone mi è piaciuta ma non capivo perché dicesse quelle parole. Ho visto il film a Madrid e la notte stessa ho chiamato Diane ed Edoardo dicendo loro che la avrei fatta. E sono tornata in Romagna per lavorarci. In tutti i paesi del mondo dal 13 novembre sentiranno la versione in Italiano. Siamo tutti italiani.
Hai altri progetti per la questione sociale delle donne?
Dopo avere vinto Sanremo ho vissuto episodi che mi hanno lasciata perplessa: ho firmato un contratto, a me davano il 4 a un collega uomo che non aveva vinto l'8 cento. Io dovevo 50mila copie per proseguire a lavorare, lui ha avuto un accordo per quattro dischi. Ciò detto a volte si esagera un po’ troppo sulla questione, ci sono è vero disparità ma conta chi vale e deve avere la stessa opportunità. Il prossimo impegno è Una Nessuna Centomila il concerto contro la violenza sulle donne, tema purtroppo in grande sviluppo con il lockdown. Speriamo si possa fare il prossimo 26 giugno a Reggio Emilia. Avevamo già venduto 86mila biglietti. La violenza psicologica e fisica è inaccettabile.
Si può dire che oggi la musica è sempre più proiettata sull’immagine?
Sarà sempre in evoluzione, i cambi generazionali porteranno mutamenti sempre. Anche ora ne stiamo vivendo uno che ha cose fantastiche e altre orrende. Oggi le melodie non hanno grandi cambi di tono, rimangono su una ottava che gira su se stessi. La musica è il riflesso della nostra vita.
Stai lavorando a un album?
Volevo iniziare ad ascoltare le canzoni arrivate, uso il metodo di farle ascoltare ad amici togliendo il nome dell’autore. Siamo a 524 e ho iniziato quelle con la A e non mi piacciono. Volevo iniziare a marzo poi nel lockdown mi sono sentita persa, mi domandavo se interessasse che io cantassi ancora. Pensavo di farlo in estate in Romagna e poi mi sono detta che avrei iniziato a settembre. Rimandavo sempre come per paura. Quando ho iniziato Io Si non ho più avuto un giorno libero, ci abbiamo messo 25 giorni per scrivere la versione italiana. Ora ho voglia di ascoltare. Mi piacerebbe finire per Natale 2021. Voglio fare esperimenti: prendere basi di canzoni famose non del mio genere e vedere come ci sta sopra la mia voce.

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