Mostra Venezia, Barbera: "Brad Pitt avrebbe dovuto premiare Clooney. Aspettatevi sorprese"
CinemaAlla vigilia dell'apertura di Venezia 83, Alberto Barbera racconta a Sky TG24 una Mostra che promette di correre «più rischi del solito». Dieci registi su 21 non sono mai stati prima nel Concorso, mentre sul fronte politico il direttore prevede polemiche per i quattro film dedicati alla Palestina. E svela un retroscena sulla serata inaugurale: a consegnare il Leone d'oro alla carriera a George Clooney avrebbe dovuto essere Brad Pitt, costretto a rinunciare per un impegno.
Un giorno prima che si accendano ufficialmente le luci dell'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, Alberto Barbera invita a prepararsi all'imprevisto. Intervistato da Sky TG24 lunedì 1 settembre, il direttore della Mostra racconta un'edizione di cui si dice particolarmente soddisfatto: una selezione che, assicura, ha scelto di rischiare, puntando anche su molti autori che il tappeto rosso del Concorso veneziano non lo hanno mai percorso.
E tra cinema italiano, inevitabili polemiche politiche e il Leone d'oro alla carriera destinato a George Clooney, Barbera regala anche un piccolo retroscena hollywoodiano: a celebrarlo avrebbe dovuto essere Brad Pitt.
Barbera sul cinema italiano: «Una buona selezione, ci sono giovani con talento»
Non c'è, chiarisce subito Barbera, un'invasione italiana al Lido. «Non è che ci sia più Italia del solito, anzi c'è addirittura un film in meno rispetto allo scorso anno complessivamente». La differenza, semmai, starebbe nella qualità della proposta.
«Mi permetto di dire che è una buona selezione, di cui sono molto soddisfatto. Non è sempre stato così», osserva il direttore. Parole non proprio diplomatiche, e proprio per questo piuttosto interessanti.
Barbera guarda soprattutto alle nuove generazioni: «Ci sono tanti film, ci sono anche tanti giovani autori, giovani registi che hanno fatto dei film interessanti, che rivelano di avere talento e anche una voglia di innovare rispetto, come dire, al cinema italiano che conosciamo».
Una dichiarazione che fotografa bene una delle possibili linee di Venezia 83: non soltanto nomi consolidati e star internazionali, ma la ricerca di linguaggi capaci di incrinare formule già note.
Venezia 83 e le polemiche sulla Palestina
A Venezia, naturalmente, cinema e polemiche viaggiano spesso sulla stessa gondola. E Barbera non sembra farsi illusioni.
«Le polemiche sono ormai inevitabili, consustanziali al festival», dice. Quest'anno, secondo il direttore, è soprattutto il quadro politico internazionale a poter accendere il confronto.
«Ci sono quattro film sulla Palestina e mi immagino che ci saranno fronti contrapposti che reagiranno in maniera diversa alle proposte che abbiamo fatto».
Barbera non arretra rispetto alle scelte della Mostra: «La nostra posizione è molto chiara, è evidente dalle scelte che abbiamo compiuto».
Una frase breve ma significativa, soprattutto alla vigilia di un'edizione che si apre mentre il conflitto in Medio Oriente continua inevitabilmente a riverberarsi anche nel mondo della cultura e del cinema.
George Clooney, il Leone d'oro e il forfait di Brad Pitt
Poi Hollywood. Mercoledì 2 settembre George Clooney sarà una delle grandi star della serata inaugurale, quando riceverà il Leone d'oro alla carriera.
A tenere la laudatio sarà Laura Dern. Ma nelle intenzioni iniziali della Mostra il compito sarebbe dovuto spettare a un altro amico e collega di Clooney: Brad Pitt.
«Eravamo tutti convinti, ti dico la verità, che gliel'avrebbe dato Brad Pitt», racconta Barbera.
Perché allora Pitt non sarà al Lido? «L'avevamo invitato, abbiamo insistito molto per averlo, ma ha un impegno proprio all'inizio di settembre che gli ha impedito di venire a Venezia».
Nessun ripiego, però, tiene a precisare il direttore parlando di Laura Dern: «Assolutamente no. È una persona simpaticissima, intelligente, disponibile. Vedrete».
Del resto Dern e Clooney hanno condiviso recentemente il set di Jay Kelly di Noah Baumbach, presentato proprio a Venezia nel 2025.
«Dieci registi su 21 non sono mai stati in Concorso a Venezia»
È però nell'ultima risposta che Barbera forse offre la migliore definizione preventiva di Venezia 83.
«È un festival che prende forse più rischi del solito nel comporre il programma di questa edizione».
Il dato che cita è eloquente: «Moltissimi registi non sono mai stati a Venezia prima. Se parliamo del Concorso principale, per esempio, sono ben 10 su 21 che non hanno mai calcato il tappeto rosso veneziano».
Quasi metà della competizione, dunque, è affidata ad autori che arrivano per la prima volta nel cuore della Mostra. Una scelta che riduce almeno in parte l'effetto déjà-vu inevitabile nei grandi festival internazionali e aumenta, insieme al rischio, la possibilità della scoperta.
Per questo, alla domanda su dove rivolgere lo sguardo nelle prossime due settimane, Barbera non sceglie un film, un divo o un favorito per il Leone.
Preferisce un augurio che suona quasi come un programma editoriale della Mostra:
«Aspettatevi di essere sorpresi da cose non scontate».
E per un festival cinematografico, alla sua ottantatreesima edizione, forse non esiste promessa migliore.
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