Ice Cream Man di Eli Roth, il trailer italiano del film horror e la data di uscita

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

L’ultima campanella suona, il pomeriggio è libero, il cono è a portata di mano. Poi arriva lui. Midnight Factory svela il teaser poster e il trailer italiano di Ice Cream Man, il nuovo incubo scritto e diretto da Eli Roth, in sala il 29 ottobre in occasione la notte più spaventosa dell’anno. Un’idea coltivata per oltre vent’anni, un gelataio impeccabile con il volto di Ari Millen, una cittadina modello che si scioglie nel sangue, Snoop Dogg tra le musiche del film. Il trailer esce in due versioni

’ultima campanella della giornata suona. Davanti, un pomeriggio intero da sperperare con gli amici, le biciclette buttate sul prato, l’asfalto che restituisce il calore accumulato. È il momento perfetto per un gelato. È il momento peggiore per incontrare l’Ice Cream Man.

Perché esiste un’altra campanella, e quella non congeda, chiama. È il carillon del furgoncino del gelataio, il jingle più rassicurante e più equivoco dell’immaginario americano, una filastrocca da giostra che Ivan Pavlov avrebbe studiato con gioia, visto che basta il suono perché la bocca si riempia di saliva molto prima che il cono arrivi. Sicché il nuovo incubo scritto e diretto da Eli Roth parte esattamente da lì, da un riflesso condizionato al gusto di vaniglia. Poi va dove non dovrebbe andare mai.

Bayleen Bay, l’idillio che si scioglie

Midnight Factory, etichetta horror di Plaion Pictures, svela il teaser poster e il trailer italiano di Ice Cream Man, in arrivo nelle sale italiane il 29 ottobre, ovvero in tempo per celebrare la notte più spaventosa dell’anno.

Le immagini ci trasportano a Bayleen Bay, ridente cittadina americana dove le giornate scorrono serene tra giochi all’aperto e momenti di buon vicinato. Poi in città arriva un enigmatico gelataio, e i suoi coni, una volta gustati, trasformano i bambini del posto da innocenti angioletti in spietati angeli della morte, trascinando un’intera comunità dentro un incubo collettivo.

D’altronde la leggenda ci aveva avvisati da secoli. A Hameln, secondo la leggenda, nel 1284 arriva un uomo con un piffero e i bambini lo seguono fuori dalle mura, per non tornare più. Nella raccolta Deutsche Sagen, i fratelli Grimm hanno messo nero su bianco ciò che ogni genitore intuisce al primo trillo, ossia che chi sa incantare i figli non ha bisogno di armi.

Roth aggiorna il piffero in un carillon e la promessa in un gusto, tant’è che i suoi angioletti non svaniscono dentro una montagna. Restano in paese. E impugnano i coltelli.

Il teaser poster e quella piccola mano insanguinata

Il teaser poster gioca con un immaginario che rimanda immediatamente all’infanzia: un goloso cono gelato offerto dall’impeccabile gelataio, il sorriso levigato di una pubblicità anni Cinquanta.

Ma basta uno sguardo per capire che qualcosa non torna. Macchie cremisi e una piccola mano insanguinata incrinano il momento apparentemente innocente, preludio della carneficina che prende forma nel trailer italiano.

È la vecchia, infallibile lezione di Alfred Hitchcock, quella per cui il coltello arriva nel bagno più candido della storia del cinema e l’aereo che vuole ammazzarti sbuca in un pomeriggio di sole. Parimenti, non c’è nulla di più osceno di un dolce sporcato.

Trailer parzialmente scremato o intero: scegliete il gusto

Il trailer viene diffuso in due tagli, e la trovata è deliziosamente in tema. Uno “parzialmente scremato”, le cui immagini visivamente scioccanti sono state edulcorate per i più intolleranti ai fiumi di sangue, e uno “intero”, che non teme di mostrare senza filtri tutta la ferocia riversata sullo schermo da Roth.

In testa all'articolo trovate la versione light. Chi invece pretende il pieno di grassi saturi, e di emoglobina, trova il taglio integrale su YouTube.

 

 

Una scelta che riflette con esattezza la doppia anima del film, brutale nelle sue esplosioni di violenza e però irresistibilmente ironico, irriverente nel modo in cui gioca con le aspettative del pubblico.

Entrambe le versioni, ciascuna a suo modo, offrono un inquietante assaggio di una mattanza senza precedenti, affidata ai più insospettabili dei carnefici. I toni pastello, le placide atmosfere e le melodie gioiose dei primi secondi lasciano il passo, nel giro di poco, a un racconto estremo e sovversivo.

La promessa, parola di Midnight Factory, è di lasciare gli spettatori con il sangue gelato, che in fondo è la temperatura giusta per un gelato.

Ari Millen, il sorriso professionale del gelataio

Il gelataio ha la faccia di Ari Millen, attore canadese nato a Kingston, in Ontario, noto per la serie Orphan Black, che nel 2016 gli è valsa il Canadian Screen Award come miglior attore protagonista in una serie drammatica, oltre che per The Oak Room e Vicious Fun.

Ed è una faccia perfetta per il ruolo del titolo, perché non fa nulla per spaventare. Nessun ghigno, nessun trucco da Grand Guignol. Solo la cortesia professionale di chi ti serve, ti conosce e sa esattamente quanto ti piace il cioccolato.

Il mostro non si nasconde nel bosco, ma sotto una divisa da lavoro. E parcheggia davanti a casa tua.

Snoop Dogg, gin, juice e granatina

A rendere l’esperienza ancora più travolgente concorre la partitura originale di Brandon Roberts, arricchita dalle musiche aggiuntive di Snoop Dogg, che porta un’anima pop e contemporanea a un racconto destinato a lasciare il segno.

Ça va sans dire, chi ha inciso Gin and Juice sa meglio di chiunque altro che l’estate americana è un affare zuccherino e potenzialmente letale. Il rapper di Long Beach mette un basso sotto il carillon. Il risultato promette una ninnananna che nessuno vorrebbe cantare ai propri figli.

Vent’anni nel freezer, Eli Roth e The Horror Section

Tra i registi più audaci e riconoscibili dell’horror contemporaneo, autore di cult come Cabin Fever e Hostel e del recente successo Thanksgiving, Roth torna dietro la macchina da presa con il progetto più folle, estremo e ambizioso della sua carriera.

Un’idea coltivata per oltre vent’anni, tenuta in freezer perché nessuna major aveva il coraggio di scartarla e finalmente realizzata grazie alla sua nuova etichetta indipendente, The Horror Section.

Tant’è che qui la questione non è soltanto il litraggio di emoglobina, bensì il tabù. Persino il cinema di genere, quando la violenza passa attraverso i bambini, tende spesso a misurare il passo. Roth accelera.

Non chiamatelo remake, il fantasma del 1995

Il titolo richiama l’omonimo cult del 1995 diretto da Paul Norman, accreditato come Norman Apstein, con Clint Howard e conosciuto in Italia come I gusti del terrore, ma si tratta di un progetto originale, senza legami diretti con il film precedente.

Una consonanza, non una discendenza. In fondo il gelataio assassino è un archetipo che l’America si porta addosso come una macchia sulla camicia, dal pifferaio di Hameln ai furgoncini che attraversano la provincia di Stephen King, e ogni generazione se lo ricuce su misura.

Sicché non serve un remake, là dove basta una campanella.

Ad Halloween il gusto della paura arriva al cinema

Midnight Factory annuncia Ice Cream Man come un’opera estrema, provocatoria e senza compromessi, l’evento horror dell’autunno, un viaggio disturbante e spettacolare capace di conquistare i fan storici del genere e di funzionare come rito d’iniziazione per una nuova generazione di spettatori.

Una generazione pronta a celebrare la notte più spaventosa dell’anno nel solo luogo in cui ogni paura diventa reale, ovvero il buio della sala cinematografica.

Il resto lo diranno lo schermo e il pubblico. Al cinema dal 29 ottobre.

La sinossi

Tra giochi all’aperto e momenti di buon vicinato, le giornate scorrono serene nella ridente Bayleen Bay. L’idillio è tuttavia destinato a tramutarsi in incubo quando in città giunge un inquietante gelataio, i cui coni, una volta gustati, trasformano i bambini del posto da innocenti angioletti in spietati angeli della morte.

Se fosse un cocktail

Sarebbe un Grasshopper. Crème de menthe verde, crème de cacao bianca e panna fresca, shakerate fino a ottenere una crema che pare appena uscita dal furgoncino. La vulgata lo fa nascere a New Orleans, al bancone di Tujague’s, più di un secolo fa.

Un drink che sembra un gelato, dolce, infantile, quasi ridicolo, e che intanto lavora sotto, perché di alcol ne ha, e nessuno se ne accorge prima del secondo giro.

Servitelo in coppetta ghiacciata e lasciate scendere lungo la parete un filo di granatina, così, per il gusto della macchia. Poi restate in ascolto.

Perché se dal fondo della strada arriva un carillon, quella non è l’ultima campanella della giornata. È la prima di una notte molto lunga.

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