Mostra del Cinema di Venezia 2026, Ellen Burstyn riceverà il Leone d'Oro alla carriera
Cinema
Ellen Burstyn riceverà il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia 2026. L’attrice premio Oscar, protagonista di film come L’esorcista, Alice non abita più qui, Requiem for a Dream e Interstellar, sarà premiata durante la proiezione di Flesh Impact, il cortometraggio di Maggie Gyllenhaal dedicato a Marilyn Monroe. Nel cast anche Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi. Un omaggio a oltre sessant’anni di cinema, teatro e televisione e alla verità emotiva di una grande interprete
Ellen Burstyn riceverà il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre. La decisione è stata presa dal Consiglio di amministrazione della Biennale, che ha accolto la proposta del direttore artistico Alberto Barbera.
Il Leone ruggisce, dunque, con la voce di un’attrice che da oltre mezzo secolo attraversa il cinema americano senza mai limitarsi ad abitarlo. Ellen Burstyn ne ha esplorato le stanze più luminose e quelle più buie, trasformando madri, vedove, donne ferite e creature in cerca di libertà in personaggi capaci di sopravvivere ai film che li hanno generati.
Ellen Burstyn: «Onorata, felice e piena di gratitudine»
L’attrice ha accolto la notizia con l’entusiasmo di chi, nonostante i premi e una carriera monumentale, conserva ancora la capacità di stupirsi. Burstyn si è detta «così onorata, così felice, così piena di gratitudine», sottolineando anche il piacere di poter tornare a Venezia, una delle sue città preferite.
Alberto Barbera ha celebrato la sua intensità e la capacità di restituire verità e complessità ai personaggi femminili. Una recitazione costruita non sull’esibizione, ma sull’ascolto: fragile senza essere debole, disciplinata senza diventare accademica, sempre pronta a illuminare il dolore quotidiano con dignità, ironia e coraggio.
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Il premio durante la proiezione di Flesh Impact
Il Leone d’oro alla carriera sarà consegnato a Ellen Burstyn in occasione della proiezione di Flesh Impact, cortometraggio diretto da Maggie Gyllenhaal e dedicato a Marilyn Monroe nel centenario della sua nascita. Nel cast figurano anche Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi.
Dakota Johnson interpreta Marilyn all’apice della fama, mentre Burstyn incarna una versione della diva che il mondo non ha mai potuto conoscere: una Marilyn sottratta alla morte prematura, sopravvissuta al proprio mito e forse finalmente libera di invecchiare.
Il titolo Flesh Impact deriva da un’espressione un tempo utilizzata per descrivere la particolare presenza di Marilyn Monroe sullo schermo: una luminosità carnale e quasi tangibile, capace di farla apparire tanto reale da suscitare nello spettatore l’illusione di poterla toccare.
Da L’ultimo spettacolo a L’esorcista
La consacrazione cinematografica di Ellen Burstyn arriva all’inizio degli anni Settanta con L’ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich. Nel ritratto crepuscolare di una provincia americana immobile e malinconica, l’attrice interpreta Lois Farrow, madre insoddisfatta e donna prigioniera delle convenzioni, ottenendo la sua prima candidatura all’Oscar.
Due anni più tardi William Friedkin le affida il ruolo di Chris MacNeil in L’esorcista. Dentro uno dei film horror più celebri della storia del cinema, Burstyn non interpreta soltanto la madre di una bambina posseduta, ma una donna costretta ad affrontare l’impensabile dopo il fallimento della scienza, della medicina e della razionalità. Un ruolo che le vale una nuova candidatura all’Academy Award e trasforma il terrore soprannaturale in una tragedia materna.
L’Oscar per Alice non abita più qui
Nel 1975 Ellen Burstyn conquista l’Oscar come miglior attrice protagonista per Alice non abita più qui di Martin Scorsese. Interpreta Alice Hyatt, vedova e madre che attraversa l’America inseguendo il sogno di diventare cantante e, soprattutto, il diritto di ricominciare. Non una fuga romantica, ma una faticosa riconquista di identità, desiderio e indipendenza.
Nello stesso anno Burstyn vince anche il Tony Award per lo spettacolo teatrale Same Time, Next Year, diventando la terza donna nella storia a conquistare un Oscar e un Tony nel medesimo anno. Il BAFTA come miglior attrice per Alice non abita più qui le verrà invece assegnato nel 1976.
Requiem for a Dream, Interstellar e le donne che restano
La filmografia di Ellen Burstyn è un lungo viaggio nella resilienza, ma senza la consolazione delle frasi motivazionali. In Requiem for a Dream di Darren Aronofsky presta corpo e solitudine a Sara Goldfarb, vedova ossessionata dalla televisione e dal desiderio di tornare giovane. Una metamorfosi dolorosa, quasi insostenibile, che le procura la sesta candidatura all’Oscar.
In Interstellar di Christopher Nolan, invece, bastano pochi minuti per farle rappresentare il peso di una vita intera. La sua Murphy Cooper è una donna arrivata alla fine del tempo, pronta a congedarsi dal padre rimasto paradossalmente giovane. Burstyn trasforma così la fantascienza in memoria familiare: non servono astronavi quando un volto sa già contenere un universo.
Oscar, Tony ed Emmy: la Triple Crown of Acting
Con l’Emmy conquistato nel 2009 per la partecipazione a Law & Order – Unità vittime speciali, Ellen Burstyn è entrata nella cosiddetta Triple Crown of Acting, riservata agli interpreti che hanno vinto Oscar, Tony ed Emmy. Un secondo Emmy è arrivato nel 2013 per il ruolo nella miniserie Political Animals.
Burstyn ricopre inoltre la carica di co-presidente dell’Actors Studio insieme ad Al Pacino e Alec Baldwin. Un incarico che riassume il suo modo di intendere la recitazione: non come sfoggio di talento, ma come esercizio continuo, ricerca privata e disciplina della verità.
Il Leone d’oro a un’attrice che ha saputo attraversare il tempo
Da L’ultimo spettacolo a L’esorcista, da Alice non abita più qui a Requiem for a Dream e Interstellar, Ellen Burstyn ha raccontato donne che cadono, resistono, sbagliano e ricominciano. Mai sante e mai soltanto vittime: creature vive, contraddittorie, spesso ferite, sempre ostinatamente presenti.
Il Leone d’oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia 2026 non celebra soltanto una grande interprete. Premia un’idea di recitazione nella quale il volto non nasconde il tempo, ma lo lascia passare. E ogni ruga, invece di chiudere una storia, ne apre un’altra.