Mel Brooks, 100 anni di risate: il re della parodia compie un secolo. FOTO
Cento anni di vita, un secolo di cinema e un'infinità di risate che hanno attraversato generazioni. Mel Brooks festeggia un traguardo straordinario confermandosi uno dei più grandi maestri della comicità mondiale, autore capace di trasformare la parodia in un'arte raffinata e intelligente. Dai capolavori come "Frankenstein Junior" e "Mezzogiorno e mezzo di fuoco", la sua carriera ha lasciato un'impronta indelebile nello spettacolo. A cento anni continua a essere il simbolo di un umorismo senza tempo.
Il 28 giugno Mel Brooks compie cento anni, un traguardo che celebra molto più di una lunga carriera. Regista, attore, sceneggiatore, produttore, compositore e autore teatrale, Brooks rappresenta una figura unica nella storia dello spettacolo americano. Nato a Brooklyn nel 1926 con il nome di Melvin Kaminsky, ha trasformato la comicità in uno strumento capace di smontare i miti del cinema, mettere alla berlina il potere e affrontare i temi più delicati con un'intelligenza fuori dal comune.
In un secolo di vita ha conquistato pubblico e critica senza mai perdere il gusto della provocazione. Ancora oggi viene considerato uno dei più grandi innovatori della commedia moderna. Il suo umorismo continua a influenzare registi e sceneggiatori di tutto il mondo, dimostrando che la satira può essere tanto raffinata quanto irresistibilmente popolare.
Pochissimi artisti possono vantare il prestigioso EGOT, il riconoscimento riservato a chi ha vinto Emmy, Grammy, Oscar e Tony Award. Mel Brooks fa parte di questo club esclusivo grazie a una carriera capace di attraversare con successo cinema, televisione, musica e teatro. L'Oscar per la sceneggiatura di Per favore, non toccate le vecchiette ha aperto la strada a una lunga serie di premi, culminata con l'Oscar onorario ricevuto nel 2024. I suoi spettacoli teatrali hanno conquistato Broadway, mentre le produzioni televisive gli hanno regalato numerosi Emmy.
Prima di Hollywood ci furono le strade di Williamsburg, quartiere popolare di Brooklyn dove Brooks trascorse l'infanzia. Fu proprio lì che maturò il desiderio di far ridere gli altri, convinto che una risata potesse alleggerire anche i momenti più difficili. Dopo la Seconda guerra mondiale iniziò a esibirsi nei locali del Borscht Belt, la celebre destinazione turistica frequentata dalla comunità ebraico-americana.
La svolta arrivò quando il celebre comico Sid Caesar lo volle tra gli autori di Your Show of Shows, uno dei programmi più influenti della televisione americana degli anni Cinquanta. Brooks entrò a far parte di una squadra di sceneggiatori destinata a diventare leggendaria. In quel laboratorio creativo imparò a scrivere comicità di altissimo livello, confrontandosi con alcuni dei migliori talenti dell'epoca. Fu anche il luogo dove nacquero amicizie e collaborazioni che avrebbero segnato la sua carriera.
Negli studi di Your Show of Shows conobbe Carl Reiner, destinato a diventare il compagno artistico di una vita. Insieme crearono uno degli sketch più celebri della storia della comicità, The 2000 Year Old Man. Brooks interpretava un uomo di duemila anni intervistato da Reiner su ogni evento della storia dell'umanità. Le risposte assurde, costruite sull'improvvisazione, conquistarono milioni di spettatori. Lo sketch divenne un fenomeno culturale e rimase uno dei simboli della loro collaborazione durata oltre settant'anni.
L'esordio alla regia avvenne nel 1967 con Per favore, non toccate le vecchiette, satira corrosiva sul nazismo che gli valse l'Oscar per la migliore sceneggiatura originale. Brooks dimostrò subito di non avere paura dei temi più controversi, affrontandoli con un umorismo provocatorio ma mai superficiale. Il successo del film gli spalancò le porte di Hollywood e gli permise di costruire una filmografia completamente fuori dagli schemi. Da quel momento ogni suo nuovo progetto diventò un evento, atteso tanto dal pubblico quanto dalla critica.
Tra tutte le sue opere, Frankenstein Junior resta probabilmente quella più amata. Girato in bianco e nero come omaggio ai grandi horror Universal degli anni Trenta, il film trasformò il mostro di Mary Shelley in un capolavoro della comicità. Fondamentale fu il contributo di Gene Wilder, protagonista e co-sceneggiatore, con cui Brooks instaurò uno straordinario rapporto artistico. Le battute, le trovate visive e i tempi comici hanno reso il film immortale. Ancora oggi viene citato tra le migliori commedie della storia del cinema.
Se esiste un regista che ha saputo reinventare la parodia cinematografica, quello è Mel Brooks. Nessun genere è sfuggito al suo sguardo ironico: western, horror, fantascienza, thriller, musical e kolossal sono stati smontati e ricostruiti con intelligenza. Mezzogiorno e mezzo di fuoco ha demolito i cliché del western affrontando anche il tema del razzismo, mentre Balle Spaziali ha preso in giro il mito di Star Wars diventando un cult assoluto. Brooks non rideva dei film, ma dell'immaginario collettivo che li circondava.
Dietro ogni gag si nascondeva una riflessione più profonda. Brooks utilizzava la comicità per parlare di potere, discriminazione, fanatismo e intolleranza. Le sue battute riuscivano a smontare dittature e pregiudizi con leggerezza solo apparente. Per lui ridere significava togliere forza alla paura e ridimensionare ciò che sembrava intoccabile. È questo equilibrio tra comicità e critica sociale ad aver reso i suoi film attuali ancora oggi. Molte delle sue opere continuano infatti a essere riscoperte dalle nuove generazioni.
Accanto a Brooks hanno lavorato interpreti straordinari. Gene Wilder è stato il suo alter ego cinematografico, protagonista di alcuni dei suoi film più celebri. Ma nella sua carriera trovano spazio anche Madeline Kahn, Marty Feldman, Dom DeLuise, Leslie Nielsen e molti altri attori capaci di dare vita al suo universo surreale. Brooks aveva il raro talento di valorizzare ogni interprete, costruendo personaggi memorabili attraverso dialoghi brillanti e una comicità perfettamente calibrata. I suoi cast sono diventati parte integrante del suo mito.
Più volte Brooks ha raccontato che tutto nasce dalla sua infanzia a Brooklyn. Desiderava che la felicità riuscisse a entrare perfino nei momenti più bui della vita. In un'intervista confessò che il periodo più felice della sua esistenza erano stati gli anni tra i quattro e i nove, aggiungendo subito una battuta: "Poi sono arrivati i compiti". Questo modo di guardare il mondo non lo ha mai abbandonato. Per lui la comicità è sempre stata un modo per affrontare la realtà, mai per fuggirla.
Anche dopo aver lasciato la regia, Brooks ha continuato a ispirare cinema e teatro. Dai musical di Broadway ai remake delle sue opere, fino ai nuovi adattamenti, il suo immaginario resta più vivo che mai. Nel 2027 arriverà anche il sequel di Balle Spaziali, segno che il suo universo continua ad affascinare il pubblico. La sua influenza è evidente in generazioni di autori che hanno imparato da lui come trasformare la satira in grande spettacolo.
Negli ultimi mesi Brooks ha deciso di consegnare migliaia di fotografie, documenti e materiali personali al National Comedy Center di Jamestown. Un archivio che custodirà il lavoro di tutta una vita e lo renderà accessibile alle future generazioni. Lo stesso Brooks ha spiegato di essere orgoglioso all'idea che quelle carte possano continuare a far ridere il pubblico anche negli anni a venire. Un gesto che testimonia il desiderio di lasciare un'eredità culturale oltre che artistica.
Nemmeno il tema della morte è mai sfuggito alla sua ironia. Brooks ha sempre scherzato sul proprio epitaffio e, interrogato sul tempo che passa, ha risposto di aver smesso di pensarci dopo i sessant'anni. La sua filosofia è semplice: vivere il più a lungo possibile e continuare a divertirsi. Anche questa leggerezza ha contribuito a costruire il personaggio pubblico che milioni di persone hanno imparato ad amare.