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Venezia, la sfida di Elisa Fuksas: "La mia iSola per battere la malattia"

Cinema

Giuseppe Pastore

Alle Giornate degli Autori del 77^ Festival un film forte e originale, girato durante le settimane del lockdown con un semplice telefonino

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Il 2020 dell'intero pianeta passerà alla storia per qualcosa che ci ha unito tutti nello stesso momento, e il primo festival cinematografico al mondo post-lockdown non poteva certo restare insensibile al tema della pandemia. Ne ha parlato con una chiave molto forte e originale Elisa Fuksas, in concorso alle Giornate degli Autori con iSola, diario di una malattia all'interno di un'altra malattia.

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Guardando il film, leggendo anche le tue note, si ha l'impressione che fare questo film ti abbia aiutato a guarire, a stare bene...

Questo film mi ha salvato la vita. Una settimana prima che iniziasse il lockdown mi hanno detto che avevo un tumore, al telefono... e poi è successo quello che sappiamo: addirittura una pandemia. Soli a casa, tutti distanti, e inoltre la mia migliore amica si è ammalata anche lei, di cancro. Raccontare tutto questo è stato più che una terapia: è stato una salvezza. La terapia di solito la subisci, agisce a un altro livello: questo film invece l'ho fatto, anzi per meglio dire "si è fatto da solo". All'inizio non pensavo di farne un film: stavo solo cercando di ricostruirne una memoria e non dimenticare ciò che stavo vivendo. 

 

Il cinema è anche il racconto dell'esistente e del contemporaneo e niente di più contemporaneo di un lockdown, di una pandemia... Sei riuscita a mantenere un distacco da quello che scrivevi e che filmavi e ti accadeva praticamente in tempo reale?

Ci sono scene che sono di un'intimità tale che non riesco a capire dove ho trovato il coraggio di condividerle, dall'operazione all'incontro con la mia famiglia dopo mesi, all'abbraccio con la mia migliore amica. Ho capito che andando a fondo, con la massima sincerità, stavo raccontando qualcosa che non apparteneva solo a me; e più scendevo in quell'abisso più raccontavo una cosa facile da capire per tutti. E ho provato a condire il tutto con l'ironia, che salva sempre la vita: e in questo film ce n'è molta.

 

Dal punto di vista tecnico un'altra sfida - come se già non ne avessi abbastanza - è stato riprendere tutto con il telefonino.

Per girare avevo solo il cellulare e qualunque altra alternativa non avrebbe funzionato, perché non puoi neanche immaginare una minima troupe, tre persone, un fonico... La vita arriva e non è che ti avverta: l'unico strumento che avevo a disposizione per catturare tutti i colpi di scena (o quelli che in seguito ho scoperto essere colpi di scena) ero proprio io, e il telefono che uso ancora.

 

Come va pronunciato il titolo del tuo film? In base al punto di vista ci sono dentro riferimenti alla tecnologia, alla condizione umana, al momento storico...

Non so da dove sia uscito esattamente questo titolo. Tutti i modi di pronunciarlo e scriverlo vanno bene! Quello vero è "iSola" e questo film ha una natura propria, quindi non ho nemmeno un ricordo esatto del momento in cui abbiamo deciso il titolo: penso una chiacchierata col produttore ma non ne sono sicura, immagino in riferimento all'iPhone con cui è stato girato. Ma alla fine è solo uno stratagemma grafico per tirare fuori qualcosa che era già nella memoria.