Mike Preston, noto per il ruolo di Pappagallo in Mad Max 2, è morto in Florida a 93 anni. La notizia è stata confermata dalla moglie Josie. Nato Jack Davis, aveva cominciato come cantante con tre successi nella Top 40 britannica, prima di trasferirsi in Australia e affermarsi in televisione con Homicide. Nel cinema recitò in Fino allo spasimo e Tempesta metallica; negli Stati Uniti apparve in A passo di fuga, Ellen, Alien Nation, Highlander e Law & Order. Il suo ultimo credito fu il videogioco The Getaway del 2002
Prima di diventare uno dei volti più memorabili della terra desolata di George Miller, Mike Preston aveva già attraversato almeno due vite: cantante da classifica nella Gran Bretagna del dopoguerra e intrattenitore televisivo in Australia. Poi arrivarono il deserto, la benzina divenuta più preziosa dell’oro e una comunità assediata che continuava ostinatamente a credere nel futuro.
Mike Preston, l’attore che interpretò Pappagallo in Mad Max 2, è morto l’8 giugno in Florida all’età di 93 anni. La notizia è stata confermata a Variety dalla moglie Josie Preston e resa pubblica il 21 luglio. Nato con il nome di Jack Davis, lascia la moglie e due figlie.
Pappagallo, l’utopia nel deserto di Mad Max 2
Per il pubblico internazionale Mike Preston resta soprattutto Pappagallo, il capo della comunità di coloni in Mad Max 2, secondo capitolo della saga interpretata da Mel Gibson e distribuito in Italia con il titolo Interceptor - Il guerriero della strada.
Il personaggio guida il gruppo asserragliato all’interno di una raffineria e assediato dai predoni motorizzati di Lord Humungus. Pappagallo non è soltanto il comandante che organizza la difesa: rappresenta l’idea che, persino dopo il collasso della civiltà, gli esseri umani possano ancora costruire qualcosa invece di limitarsi a sopravvivere.
Tra carcasse d’automobili, cuoio, polvere e motori truccati, Preston porta nel film una presenza severa e sorprendentemente paterna. Il suo Pappagallo è l’opposto speculare di Max Rockatansky: Max vuole soltanto carburante e una via di fuga; lui continua a credere nella forza del gruppo, nella possibilità di raggiungere un luogo migliore e ricominciare.
George Miller gli affida così una delle poche figure capaci di conservare un lessico morale dentro un universo che sembra aver dimenticato persino la grammatica. Non possiede superpoteri, non è invulnerabile e non ha una profezia dalla propria parte. Ha soltanto un piano e la testardaggine necessaria per portarlo avanti. In quel mondo basta e avanza per sembrare un eroe.
Dalle classifiche britanniche alla televisione australiana
Prima del cinema postapocalittico vennero il microfono e le canzoni. Nato Jack Davis, Preston si affermò come cantante nel Regno Unito tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, conquistando tre piazzamenti nella Top 40 britannica.
Mr Blue raggiunse il dodicesimo posto nel 1959, I’d Do Anything arrivò al numero 23 nel 1960 e Marry Me toccò la quattordicesima posizione nel 1961. Complessivamente, i suoi brani trascorsero 23 settimane nella Top 40.
Era un crooner in un’epoca in cui il rock stava per rovesciare i tavoli, cambiare le pettinature e rendere improvvisamente antiquato tutto ciò che era stato inciso la settimana precedente. Preston scelse allora una soluzione più radicale del semplice cambio di repertorio: cambiò continente.
Trasferitosi in Australia, lavorò come cantante e intrattenitore nei locali notturni, per poi conquistare il pubblico televisivo conducendo In Melbourne Tonight. Dal palco alla macchina da presa il passo fu meno breve di quanto si racconti nelle biografie, ma Preston lo attraversò con l’eleganza di chi aveva già imparato a entrare in scena aspettando la nota giusta.
Homicide e il detective Bob Delaney
La popolarità televisiva aumentò con Homicide, serie poliziesca australiana nella quale Preston interpretò il detective Bob Delaney per 42 episodi. Fu il ruolo che consolidò la sua seconda carriera e gli permise di abbandonare definitivamente l’etichetta del cantante prestato alla recitazione.
Seguirono una parte ricorrente nella soap opera Bellbird e apparizioni in produzioni come Dixon of Dock Green, Tandarra, Chopper Squad e Cop Shop. Personaggi e generi diversi, ma spesso accomunati da quella fisicità asciutta e autorevole che avrebbe trovato in Pappagallo la propria sintesi più celebre.
Preston possedeva infatti la qualità preziosa dei caratteristi che non hanno bisogno di chiedere attenzione. Bastava che entrasse nell’inquadratura perché lo spettatore capisse chi comandava, o almeno chi avrebbe provato a farlo.
Da Fino allo spasimo a Tempesta metallica
Nel 1969 Preston recitò in Stoney, conosciuto anche come Surabaya Conspiracy e arrivato in Italia con il titolo Fino allo spasimo. Nel cast figuravano Barbara Bouchet, Richard Jaeckel e Michael Rennie.
La fama cinematografica internazionale arrivò però nel 1981 con Mad Max 2. Il film di George Miller trasformò l’attore in una delle figure simboliche di un universo postapocalittico destinato a cambiare l’immaginario della fantascienza e del cinema d’azione.
Due anni dopo Preston tornò nel deserto fantascientifico con Tempesta metallica, titolo italiano di Metalstorm: The Destruction of Jared-Syn, avventura diretta da Charles Band. Questa volta non interpretava il capo degli assediati, ma Jared-Syn, il tiranno inseguito dal protagonista.
Dal difensore di una comunità all’autocrate interplanetario: in appena due anni Preston attraversò entrambi i lati dell’apocalisse. Il guardaroba cambiava, la sabbia rimaneva più o meno la stessa.
A passo di fuga e la televisione americana
Negli anni Ottanta Preston iniziò a lavorare con maggiore continuità negli Stati Uniti. Nella serie Hot Pursuit, distribuita in Italia con il titolo A passo di fuga, interpretò Alec Shaw per otto episodi, accanto a Kerrie Keane, Eric Pierpoint e Dina Merrill.
Tra gli anni Ottanta e Novanta apparve come guest star in numerose produzioni televisive, tra cui Ellen, Scarecrow and Mrs. King, Shadow Chasers, Outlaws, Alien Nation, Dark Justice, Highlander e Law & Order.
È il percorso tipico dei caratteristi senza patria e senza genere: possono entrare in un poliziesco, attraversare la fantascienza, diventare il sospettato della settimana o comparire in una commedia, lasciando ogni volta l’impressione di essere lì da sempre.
Preston portava con sé un’autorità naturale che poteva assumere forme opposte. Bastava cambiare uniforme, inclinazione dello sguardo o temperatura della voce perché il capo diventasse tiranno, il poliziotto sospettato, il protettore minaccia.
L’ultimo ruolo nel videogioco The Getaway
L’ultimo lavoro accreditato di Mike Preston fu un ruolo vocale nel videogioco The Getaway, pubblicato nel 2002. Un progetto ambientato nella criminalità londinese che, quasi per una coincidenza circolare, riportava la sua voce nel Paese dal quale era partito decenni prima.
Dalla canzone melodica britannica alla televisione australiana, dal deserto di Mad Max ai videogiochi del nuovo millennio: la carriera di Preston non ha seguito una strada lineare. Ha preferito le deviazioni, i cambi di continente e i generi che sembravano incompatibili.