Francesco Motta, è morto il padre Giovanni

Spettacolo
Foto tratta dal profilo Instagram di Motta

Si è spento all'età di 75 anni dopo una malattia. Laureato in Ingegneria chimica, aveva lavorato prima all'Asl, poi come insegnante all'Itis e infine come dirigente presso l'Autorità Portuale. Era amante della politica e della musica, una passione che aveva condiviso con il figlio che, a sua volta, gli ha dedicato testi di canzoni e un videoclip

Ciao Babbo, ti voglio e ti vorrò sempre un infinito bene. Grazie per tutto quello che hai fatto per me. Sarai qua per sempre”. In un post Instagram, dove ha condiviso una foto in bianco e nero, il cantautore Francesco Motta ha ricordato così il padre Giovanni Motta, morto il 16 luglio 2026 a Livorno all’età di 75 anni dopo una malattia. Fino all’ultimo momento, gli sono rimasti accanto il figlio, la figlia Alice e la moglie Rosetta Zan. Oggi, venerdì 17 luglio alle ore 17, si terrà una commemorazione laica.

LA PASSIONE PER LA POLITICA E PER LA MUSICA

Nato nel 1951 e laureato in Ingegneria Chimica, Giovanni Motta aveva lavorato per 10 anni nei servizi di prevenzione e sicurezza all’Asl, aveva insegnato Chimica all’Itis Galilei e, per quasi 20 anni, fino al 2016, era stato dirigente alla Sicurezza e all’Ambiente nell’Autorità Portuale. Come riporta il quotidiano Il Tirreno, con lui l’Authority livornese aveva ottenuto, per prima in Europa, la certificazione ambientale Iso 14001 e la registrazione Emas del porto. Giovanni Motta aveva poi coltivato due passioni. La prima era la politica, sempre sul fronte della sinistra, dalla presidenza della Circoscrizione della Rosa tra gli anni Ottanta e Novanta all’impegno con Buongiorno Livorno, con il quale si era candidato nel 2019. La seconda, invece, era la musica, per la quale in età adulta aveva intrapreso gli studi di bassotuba, strumento che aveva poi suonato nella banda della città. Una fonte di ispirazione non solo artistica, ma anche di vita, per il figlio, il cantautore Francesco, che gli ha dedicato i versi di celebri brani, come Mio padre era un comunista. “E babbo ci teneva a dire che lo era ancora”, ha ricordato. “Mi ha insegnato tantissimo e so che era fiero di quello che faccio. Mi ha sempre supportato, insegnato a difendere un’etica del lavoro. Mi sono sempre sentito difeso da lui, anche nelle scelte coraggiose, perché era una persona onesta”. Poi, il videoclip della canzone Del tempo che passa la felicità, che ha girato insieme a lui e dove padre e figlio siedono prima insieme su una panchina, di fronte al mare, e poi si dividono: il primo sempre nella luce del giorno, il secondo invece nella tempesta della notte. “Quel video è la cosa di cui vado più fiero tra tutte le scelte che ho fatto. Un ricordo che si spiega da solo”, ha detto Motta. Anche la figlia Alice, che insegna alle scuole elementari e si è occupata a lungo di musicoterapia, ha ricordato “le risate, la tenerezza, i momenti in cui suonavamo insieme” e ha aggiunto: “Vorrei gridare al mondo che era una persona speciale. Era generoso, non faceva mai qualcosa solo per sé stesso, ma con un’idea di comunità, qualità rara”. Un ritratto che hanno condiviso anche i familiari: “Onesto nel lavoro e nella vita, una persona che ha saputo lasciare il segno”. Nel 2025, Giovanni aveva festeggiato 50 anni di matrimonio con la moglie Rosetta Zan. “Aveva incarichi e impegni seri, ufficiali, ma allo stesso tempo aveva anche una vena di umorismo intelligente, particolare, quasi surreale. Un umorismo che colpiva”, ha raccontato la donna. Anche il direttivo del circolo Legambiente di Livorno, intitolato a Luciano De Majo, ha espresso il “dispiacere di tutti quelli che lo avevano conosciuto e apprezzato per le sue qualità umane e le competenze tecniche, sociali e politiche".

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