Biennale Teatro 2026, Leone d’Oro alla carriera a Emma Dante

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Foto: © La Biennale di Venezia

Consegnati a Venezia i Leoni della Biennale Teatro 2026. Emma Dante ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera, Mario Banushi il Leone d’Argento. La cerimonia si è svolta alla Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian durante il 54esimo Festival Internazionale del Teatro. Dante presenta in prima assoluta “I fantasmi di Basile”.

Il fascino di Venezia ha fatto da sfondo alla consegna dei prestigiosi riconoscimenti della Biennale Teatro 2026. Quest'anno, la straordinaria Emma Dante ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera, mentre al talento di Mario Banushi è andato il Leone d’Argento. I premi sono stati deliberati dal consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia, su proposta del direttore del settore Teatro, Willem Dafoe. La suggestiva cerimonia si è svolta nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, nel cuore pulsante del 54° Festival Internazionale del Teatro.

In occasione della premiazione, Emma Dante ha commentato con visibile emozione:

“Il Leone d'oro... con tutta l'emozione di una cerimonia bellissima. Grazie al direttore Willem, grazie al presidente Pietrangelo, grazie a tutto il team della Biennale. È stato magico”.

Un legame, quello tra la regista e il festival, che si rinnova anche sul palco: proprio durante i giorni della manifestazione, Emma Dante presenta in prima assoluta la sua nuova opera, “I fantasmi di Basile”.

La motivazione per Emma Dante

Nelle motivazioni del premio, la Biennale ha voluto tributare un omaggio profondo alla sua identità e al suo percorso:

“Emma Dante è un'artista, una donna che, partendo dal cuore della sua Palermo, ha saputo portare la Sicilia alla ribalta. Ha innervato la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, così come di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma dando anche forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra. In questa ricerca, Emma Dante ha portato con sé, in un eterno e dolente confronto, il tema della famiglia, quello della morte e del compianto, del sogno e della fantasia, dell'amore e della violenza: elementi con cui ha impregnato la sua creatività e la sua idea di teatro, raggiungendo un linguaggio proprio e riconoscibile. Con ironia, empatia e affetto, ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane che ha raccontato come pochi altri artisti”.

Un riconoscimento che corona una carriera straordinaria. Nata nel 1967 e diplomata all’Accademia Silvio d’Amico di Roma, Emma Dante muove i suoi primi passi come attrice, prima di scoprire la sua vera vocazione nella regia. Il punto di svolta arriva nel 1999, quando fonda a Palermo la compagnia Sud Costa Occidentale, una realtà che diventerà il fulcro della sua rivoluzione teatrale. Da allora, il suo talento ha conquistato i palcoscenici più prestigiosi del mondo: dal Piccolo Teatro di Milano alla Comédie-Française, passando per il Teatro alla Scala, il Festival di Avignone e il Teatro San Carlo. Una firma poliedrica, capace di superare i confini del palcoscenico per approdare con successo anche dietro la macchina da presa, come dimostra il film “Via Castellana Bandera”, applaudito alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2013.

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Il Leone d’Argento a Mario Banushi

Per il Leone d’Argento Mario Banushi, la motivazione mette in luce uno straordinario lavoro incentrato sulla memoria e sulla delicatezza delle relazioni familiari:

“Con la sua narrazione quasi autobiografica, che attraversa le esperienze del lutto, del compianto, dell'assenza e delle tradizioni familiari, si è rivelato grazie al suo linguaggio poetico, ellittico, fatto più di silenzi che non di parole, ma evocativo, dolorosamente comunicativo. La memoria, i rumori quotidiani, le piccole cose della vita sono i cardini attorno cui si celebrano cerimonie intime eppure condivise, universali. I ricordi, i sogni, la convivenza e la perdita si dipanano in sequenze di azioni solo apparentemente semplici, ma che – al contrario – tra radicale realismo e fughe prospettiche in dimensioni astratte, aprono a viaggi simbolici negli archetipi dell'essere umano. Il teatro di Banushi, così immediatamente intimista, radicato profondamente nella cultura balcanica, sa essere anche intelligentemente politico, aguzzo affondo nelle contraddizioni del nostro tempo”.

Questo prestigioso riconoscimento celebra un talento giovanissimo e già cosmopolita. Nato nel 1998, cresciuto tra l’Albania e la Grecia, Banushi si è diplomato alla Scuola d’Arte Drammatica del Conservatorio di Atene, prima di imporsi rapidamente sulla scena internazionale. Dopo il debutto folgorante con Ragada, è con il lavoro successivo, Goodbye, Lindita, che conquista critica e pubblico, rimanendo in cartellone al Teatro Nazionale di Grecia per ben tre anni. Un successo confermato da Taverna Miresia, applaudito in diversi festival europei. Oggi, sul prestigioso palcoscenico della Biennale, il regista unisce questi tre tasselli portando in scena l'intera trilogia Romance Familiare.

Un teatro emotivo ed empatico, riassunto perfettamente dalle parole che lo stesso Banushi ha affidato al New York Times:

“Voglio creare un teatro che la gente senta, non un teatro che la gente capisca. Voglio che immaginiate le vostre storie, che vediate la vostra vita e che poi viviate con questo”.

 Il Leone d’Oro alla carriera va alla regista Emma Dante; il Leone d’Argento al regista greco-albanese Mario Banushi.
Il Leone d’Oro alla carriera va alla regista Emma Dante; il Leone d’Argento al regista greco-albanese Mario Banushi. - Foto: © La Biennale di Venezia

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