Zerocalcare si racconta a Sky Tg24, fra Kobane e la quarantena

Spettacolo

Roberto Palladino

Il fumettista, in libreria con una nuova edizione di Kobane Calling, ospite del canale all news parla anche del suo periodo di quarantena e del successo dei cartoni di Rebibbia Quarantine

“Ci sarebbe bisogno di un altro libro, ma siccome è molto difficile tornare in quelle zone e prendersi i mesi necessari alla scrittura di un altro fumetto ex novo, proviamo a raccontarlo qua”. Zerocalcare affida alla sua introduzione, le ragioni della nuova edizione di Kobane Calling, il caso letterario di 4 anni fa quando il fumettista romano decise di avventurarsi fra i combattenti curdi del Rojava, raccontando la loro battaglia quotidiana contro l’Isis e il loro ideale di stato democratico ed egualitario. Fu un grande successo, con oltre centomila copie vendute che lo resero il più importante esempio di graphic journalism in Italia.
Lo scorso novembre, in un’intervista a Sky TG24, aveva commentato la recrudescenza della crisi in Siria (VIDEO).

I cambiamenti della quarantena

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“L’Isis in questi 4 anni è stato quasi sconfitto, uno dovrebbe pensare che le cose per i curdi vanno meglio e invece vanno peggio” spiega a Sky Tg24, collegato dalla sua casa di Rebibbia. Pareti che abbiamo quasi imparato riconoscere in ultimi due mesi mesi grazie a “Rebibbia Quarantine” la serie animata in cui Michele Rech – questo il suo vero nome – ha raccontato le varie fasi del lockdown dal suo amatissimo quartiere a est della capitale. “Io vivo in quarantene continue, chi fa il mio mestiere è abituato a restare chiuso per lunghi periodi per una consegna ma l’assoluta assenza di staccare anche per andare al cinema alla fine un po’ l’ho sofferto.”

 

E fra i cambiamenti da affrontare anche le presentazioni. Quelle di Zerocalcare sono mitologiche: veri e propri eventi con migliaia di persone, in fila anche tutta la notte per avere una dedica. “Presentare un libro virtualmente è terribile” ci racconta ridendo. “io ero abituato a fare i disegnetti così almeno tenevo le mani occupate e non gesticolavo. Ora non posso più nemmeno fare questo”.

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