L'astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea intervistato da Marta Meli durante Live In Roma a Villa Torlona ha raccontato di quando ha provato lo scafandro per l’allunaggio che verrà utilizzato in Artemis III, dell'importanza dell'accordo siglato dall'Italia con la Nasa prima della missione che si è appena conclusa e di cosa vuol dire viaggiare nello spazio
Sei il primo italiano (e terzo europeo) ad aver comandato la Stazione Spaziale Internazionale. In totale hai trascorso circa 366 giorni nello spazio nel corso delle due missioni. Che effetto ti hanno fatto le immagini catturate da Artemis II?
Ho avuto l’opportunità di incontrarli al loro rientro. Avevano la responsabilità di portare tutti noi sulla luna e da parte nostra c’è stata una sana e umana invidia.
Lo scorso anno hai partecipato all’esercitazione di Oracle. Qual è la parte che ti ha colpito di più della missione Artemis II?
La missione aveva diversi aspetti critici. La manovra di immissione verso l’orbita lunare, così come anche il ritorno dallo spazio. È stato impiegato il sistema di supporto alla vita europeo e c’era un interesse anche personale, oltre che professionale. Il rientro con la frenata a 40 mila km orari è stato molto complesso. A tali velocità, la compressione dell'aria davanti al veicolo genera un plasma rovente. La frenata deve avvenire in modo preciso per non bruciare lo scudo termico. Poco più di un anno fa ero nella stessa posizione nelle prove di estrazione.
Cosa rappresenta l’architettura di Artemis II per il ritorno del genere umano sulla luna?
Artemis II è un contenitore che vedrà tante missioni e come hanno voluto mostrare i miei colleghi è l’inizio di una vera staffetta. È questo sistema che ci permetterà di andare avanti in questo percorso architettonico. L’Italia avrà un ruolo diretto perché siamo i responsabili dei primi moduli abitativi spaziali.
Prima del lancio di Artemis II, infatti, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali del Governo italiano, Adolfo Urso, ha firmato a Washington con l’amministratore della NASA, Jared Isaacman, uno Statement of Intent sulla cooperazione per la superficie lunare. Lo Statement firmato da Urso e Isaacman prevede la collaborazione tra Italia e Stati Uniti su moduli abitativi, sistemi di comunicazione e attività scientifiche sulla superficie lunare, con l’obiettivo di una presenza umana stabile e duratura sulla Luna. Tu hai collezionato due missioni dello spazio e sei un candidato a far parte di questo progetto.
È tutto in divenire e mi auguro di poter contribuire a questo grande progetto.
Tu hai provato lo scafandro per l’allunaggio che verrà utilizzato in Artemis III?
Sì e provarlo è stato emozionante perché sono stato uno dei primi non americani a usarlo e sono rimasto sorpreso dalla naturalezza con cui l’ho indossato. La prova è andata molto bene e mi piacerebbe continuare a lavorare al suo sviluppo.
In questo momento c’è una volontà politica di mettere in atto questo grande progetto dall’Europa agli Stati Uniti. Stiamo già collaborando alla fase dell’arrivo sulla luna e vogliamo collaborare anche alla fase di esplorazione di superficie con i nostri astronauti. Siamo pronti ad iniziare l’addestramento anche subito.
Credi che la tumultuosa situazione geopolitica attuale possa impattare sulla riuscita delle missioni spaziali?
È indubbio che la situazione attuale sia rischiosa. La geopolitica ha un’influenza sulla scienza quando i loro interessi si sovrappongono. C’è un però, perché se c’è un retaggio della stazione spaziale è questo: di fronte al grande sogno delle esplorazioni, cerchiamo di superare i confini e le differenze culturali. Il sogno dell’esplorazione unisce e noi portiamo buone notizie quando parliamo di spazio. Artemis è un programma ideato dalla NASA ma spero che la voglia di conoscere lo spazio faccia superare ogni divergenza.
Cosa vuol dire per l’essere umano abbandonare la terra per l’ignoto?
Ma non è un abbandono. Noi non stiamo cercando un pianeta alternativo alla terra perché è la nostra casa. Con l’esplorazione noi cerchiamo risorse ed è una cosa che gli esseri umani hanno sempre fatto. L’Italia ha risorse limitate, lo spazio ha risorse infinite. Il nostro obiettivo è quindi trovare risorse, studiarle e portarle sul nostro pianeta anche per le generazioni future.
“Camminare tra le stelle” è il libro che hai pubblicato. Io ti chiedo: sei pronto a camminare sulla Luna?
Sono pronto a camminare sulla luna dal febbraio del 2020. Chi prova il volo spaziale, per citare Leonardo Da Vinci, sognerà sempre di tornarci. Quindi io mi sento pronto a camminare tra le stelle e sulla luna. Il libro vuole essere un invito a tutti di camminare nella propria costellazione.
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