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Coronavirus, gli epidemiologi su Nature: rischio di lockdown ricorrenti in futuro

Salute e Benessere

Sulla rivista Nature i pareri di epidemiologi da tutto il mondo. Se Covid-19 si ripresentasse ciclicamente dovremo abituarci ai periodi di quarantena 

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La quarantena a intermittenza potrebbe diventare la nuova normalità qualora la popolazione mondiale dovesse trovarsi a convivere a lungo con il coronavirus. “Giugno 2021. Il mondo è in ‘modalità pandemia’ da un anno e mezzo. Il virus continua a diffondersi lentamente; lockdown ricorrenti sono la nuova normalità. Un vaccino approvato offre sei mesi di protezione, ma l'accordo internazionale ne ha rallentato la distribuzione. Si stima che 250 milioni di persone siano state infettate in tutto il mondo e 1,75 milioni siano morte”. È uno degli scenari possibili del prossimo futuro, tracciato da un articolo pubblicato sulla rivista Nature che raccoglie i pareri di vari epidemiologi riguardo ciò che ci attende per il 2021 e gli anni a venire.

 

Comportamento imprevedibile del virus

 

"Non sappiamo ancora cosa accadrà", ammette Rosalind Eggo della London School of Hygiene & Tropical Medicine, ma la maggior parte degli esperti guarda con preoccupazione all'arrivo dell'inverno. Secondo l'immunologa Akiko Iwasaki della Yale School of Medicine, la trasmissione del virus SarsCov2 e i sintomi della malattia potrebbero peggiorare per colpa dell'aria fredda e secca, che aumenta la stabilità e la trasmissione dei virus respiratori oltre a indebolire le difese immunitarie. Il pericolo Covid-19 potrebbe pure ripresentarsi ciclicamente: gli esperti di Harvard prevedono epidemie ogni inverno almeno fino al 2025, qualora l'immunità dovesse durare una quarantina di giorni come per altri coronavirus, si legge nello studio. “I confinamenti stanno diminuendo in molti paesi e alcuni pensano la pandemia stia finendo – fa notare Yonatan Grad, un epidemiologo della Harvard T. H. Chan School of Public Health di Boston - ma non è così: ci aspetta un lungo viaggio”. Le ipotesi citate non tengono conto del possibile arrivo di un vaccino, visto che nella lista dell’Oms ce ne sono già 26 in sperimentazione sull'uomo in tutto il mondo. Secondo Joseph Wu dell'Università di Hong Kong anche un vaccino solo parzialmente protettivo aiuterebbe ad alleviare i sintomi scatenati e ridurre i ricoveri in ospedale.

 

Necessario trovare un equilibrio

 

"Il futuro dipenderà molto da quanto socializzeremo e da quanto ci atterremo alle norme di prevenzione”, continua Wu. “I recenti dati suggeriscono che le limitazioni ai nostri comportamenti possono ridurre la diffusione del Covid-19 se la maggior parte delle persone le rispetta”. Se l’ipotesi di una pandemia ciclica si avverasse, per Rosalind Eggo la soluzione consisterebbe nel trovare il giusto equilibrio. “Un bilanciamento – specifica - tra quella che in realtà è una strategia che la gente tollera, e quella che conterrà un'epidemia. Sarà davvero importante".