Live In, Nordio: "Situazione carceri non dipende da governo"

Politica

Il ministro della Giustizia ha promesso la creazione di 11mila nuovi posti entro la fine del prossimo anno. Le soluzioni previste, ha spiegato nel dettaglio, “saranno molto più moderne, con moduli rigorosamente conformi alle normative internazionali e inseriti nel solco di una prospettiva che privilegia l'aspetto rieducativo. Sul fronte della riduzione della popolazione carceraria, il Guardasigilli ha ribadito anche il no al “perdonismo incontrollato”, a favore, di “una valutazione complessiva che riguarda soprattutto i tossicodipendenti in carcere per reati anche gravi”

Tra i tanti temi al centro dell'edizione milanese di Live In, l'evento itinerante che porta Sky TG24 nelle principali piazze italiane, c'è stato spazio anche per l'emergenza carceraria. Sulle possibili soluzioni al problema del sovraffollamento si è registrato l'intervento in collegamentodel ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha parlato di una “situazione sedimentata nel corso degli anni e che non è dipesa dalle politiche di questo governo, che non ha aumentato i reati come troppo spesso si tende erroneamente a dire”. Per Nordio esistono due tipi di soluzione per far fronte all'emergenza: da un lato l'aumento della capienza carceraria, dall'altro la diminuzione della popolazione che vi trascorre i propri giorni per scontare una condanna. Questa circostanza, ha chiarito Nordio, non è attuabile “ricorrendo semplicemente ad amnistie o altri provvedimenti buonisti” Per quanto riguarda la prima opzione, vale a dire l'aumento posti carcerari, Nordio ha spiegato come l'introduzione di un commissario straordinario porterà alla creazione di 11mila nuovi posti entro la fine del prossimo anno. Le soluzioni previste, ha spiegato il ministro nel dettaglio, “saranno molto più moderne, con moduli rigorosamente conformi alle normative internazionali e inseriti nel solco di una prospettiva che privilegia l'aspetto rieducativo. Per quanto concerne il secondo aspetto, il Guardasigilli ha ribadito il no al “perdonismo incontrollato”, a favore, di “una valutazione complessiva che riguarda soprattutto i tossicodipendenti in carcere per reati anche gravi”. Nordio ha sottolineato la volontà di trattarli come “malati da curare piuttosto come delinquenti da punire”, parlando dell'offerta di un percorso lavorativo all'interno di strutture terapeutiche che dovrebbe coinvolgere tra le 8mila e le 10mila persone. Questo perché “la vera sfida per chi passa dal carcere è trovare il lavoro una volta scontata la propria detenzione, problematica che è alla base di un gran numero di suicidi in carcere”. È in questo senso che si giustifica la nascita del 'Progetto recidiva zero', ideato per chi accetta di entrare in una struttura protetta e di essere curato per intraprendere un percorso per una nuova prospettiva di vita.