In Evidenza
Altre sezioni
altro

Per continuare la fruizione del contenuto ruota il dispositivo in posizione verticale

Pd, Renzi proclamato segretario: lealtà a governo non è in discussione

Politica

“Dopo liti, crisi, scissioni, ha vinto il Partito democratico”, afferma l'ex premier che conta 700 delegati. "Sostegno a Gentiloni fino a fine legislatura", assicura. E detta l'agenda di partito: tre le parole chiave, "lavoro, casa, mamme"

Condividi:

"Basta sparare sul quartiere generale. Siamo una comunità di persone e non un insieme di algoritmi, questi siamo noi e questo è il partito Democratico". E’ un invito all’unità, a superare la crisi degli ultimi mesi, il discorso di Matteo Renzi, che oggi torna ufficialmente segretario del Pd. Dopo la vittoria alle primarie, è il momento della proclamazione dell’assemblea del partito, composta da 449 donne e 551 uomini. Renzi conta 700 delegati, Andrea Orlando 212, Michele Emiliano 88.
L'assemblea ha poi eletto Matteo Orfini presidente del Pd: tutti favorevoli tranne 16 no e 60 astenuti. Barbara Pollastrini (mozione Orlando) e Domenico De Santis (mozione Emiliano), vicepresidenti. Francesco Bonifazi è stato confermato tesoriere con 11 astenuti.

“Dopo liti crisi, scissioni, ha vinto il Pd"

“Ha vinto il Pd che non litiga, che non si scinde. La gente da noi vuole idee, sogni, proposte” ha detto il segretario ricordando quanto siano stati "difficili" gli ultimi mesi. Poi, ringrazia “di cuore" gli avversari nella corsa alle primarie Orlando ed Emiliano, che ricevono il lungo applauso dell’assemblea.

Sostegno a Gentiloni

Quanto al futuro, chiarisce che "la durata della legislatura non dipende da noi, ma dal governo stesso e dal lavoro Parlamentare". Ciò che è certo, è che “nessuno metterà in discussione il sostegno al governo della Repubblica italiana guidato da Paolo Gentiloni”. Quanto alle legge elettorale, Renzi invita a parlare chiaro e a “uscire dalla logica del pastone e del retroscena. La legge elettorale è un capitolo fondamentale, ma il Pd non farà il capro espiatorio, non saremo il signor Malaussene di Daniel Pennac.

Lavoro, casa, mamme

Detta poi l’agenda di partito, il segretario, e sceglie “tre parole semplici e chiare su cui caratterizzare il Pd. Non il deficit-Pil, il modello francese, il ballottaggio”, bensì lavoro, casa e mamme. Lavoro “è coinvolgimento, la materia dell'operaismo, dei sindacati. Noi parliamo di lavoro di cittadinanza e non di reddito di cittadinanza (sottolinea prendendo le distanze dal M5S)”. L’obiettivo è “puntare alle infrastrutture e agli investimenti. Abbassare le tasse, facendole pagare a chi non le ha pagate. Da qui al 2021 non ci sarà più la precompilata, ma una app; un contatto diretto tra fisco e cittadino. Più digitalizziamo più siamo nelle condizioni di combattere la disoccupazione. Il Pd è il partito del lavoro". La seconda parola è casa, “il luogo in cui viviamo ma che vuole dire anche comunità, ambiente e sicurezza". La terza è mamme. “E’ la questione politica del nostro tempo,  e che nel 2017 la maternità possa essere considerata un ostacolo è assurdo".

Boschi e la circolare

“Oggi è un giorno di festa, il Pd è tornato avanti nei sondaggi, andiamo avanti insieme senza polemiche" ha twitttato in mattinata il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, coinvolta in queste ora nella polemica legata alla circolare che affida la supervisione dei provvedimenti da portare al Consiglio dei ministri al sottosegretario. “E’ un classico esempio di fake news" replica Boschi.