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Inchiesta DiaSorin, Fontana: "Non sono minimamente preoccupato"

Lombardia

"Non credo che ci sia nulla di preoccupante - ha affermato Fontana con i cronisti a margine di un appuntamento a Lodi -. Al di là di quello, credo che non ci sia assolutamente nulla di cui io mi possa ritenere preoccupato"

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"Non sono minimamente preoccupato. Faccio tutte cose assolutamente legittime". Lo ha dichiarato Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, in merito agli ultimi sviluppi sull'inchiesta che vede al centro l’accordo tra DiaSorin e il Policlinico San Matteo per lo sviluppo dei test sierologici e molecolari per la diagnosi del Coronavirus (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - LA SITUAZIONE IN LOMBARDIA). Ieri gli uomini della guardia di finanza di Pavia si sono recati nell’abitazione del presidente per eseguire una copia forense dei contenuti, in particolare della messaggistica, del suo cellulare. I militari hanno effettuato la stessa operazione anche sul cellulare di Giulia Martinelli, responsabile della segreteria del presidente lombardo, e di Giulio Gallera, assessore regionale al Welfare.

Fontana: "Non credo ci sia nulla di preoccupante"

"A parte qualche commento malevolo nei confronti di qualche squadra di calcio - ha affermato Fontana con i cronisti a margine di un appuntamento a Lodi - non credo che ci sia nulla di preoccupante. Al di là di quello, credo che non ci sia assolutamente nulla di cui io mi possa ritenere preoccupato". A chi gli ha chiesto se teme un nuovo avviso di garanzia, dopo quello per il caso camici, Fontana ha risposto: "Non credo proprio".

"Copie delle mie chat? Atto invasivo"

"Credo abbia usato il termine giusto, perché oltretutto non è neanche circoscritto alla fattispecie contestata ma è quella che si definisce 'pesca a strascico'", ha risposto Fontana ai giornalisti che gli hanno chiesto se ritiene un atto "invasivo" l'acquisizione dei contenuti del suo telefono, come lo ha definito il suo legale. Quanto agli eventuali profili di incostituzionalità della copia forense dei messaggi, profilati dal suo avvocato Jacopo Pensa, Fontana ha spiegato: "Il mio avvocato faceva riferimento al fatto che io evidentemente ho sì delle chat con parlamentari, ministri, uomini politici che evidentemente mi rivelano della cose che magari è meglio che rimangano tra di noi". Su un eventuale ricorso ha poi specificato: "Per una questione formale penso proprio di sì, perché penso che certi principi fondamentali vadano rispettati a prescindere". Sulle modalità della guardia di finanza ha aggiunto: "Quelle valutatele voi se è una cosa normale. Non mi hanno svegliato perché ero già sveglio, stavo facendo la doccia e ho dovuto interrompere". Il cellulare "non l'hanno mai preso. Non mi hanno chiesto di consegnarlo, hanno scaricato il contenuto e basta. Poi se volete vederlo lo guardiamo insieme il mio cellulare…".

"La regione è estranea"

"Al di là del fatto che la Regione non c'entra assolutamente niente con questa vicenda di Diasorin - ha spiegato il governatore -, perché infatti nessuno di noi è indagato in questa faccenda, io ho la massima fiducia e stima nei confronti nelle persone che fanno parte del San Matteo e dei suoi scienziati, che mi sembra abbiano dato un grande contributo per combattere questa epidemia". Fontana ha espresso fiducia anche "nei confronti del professor Baldanti e di tutte le persone" del San Matteo "che io stimo tantissimo. Quindi sono assolutamente convinto che non ci siano problemi".