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Fisco, quasi sette miliardi da rottamazione: ipotesi proroga

Economia

Simone Spina

Una fetta consistente dei soldi recuperati l’anno scorso con la lotta all’evasione fiscale è dovuto all’ultima sanatoria delle cartelle esattoriali. I termini sono scaduti ma la maggioranza parlamentare vorrebbe riaprirli. Intanto il governo è a caccia di risorse per poter tagliare le tasse e prorogare nel 2025 la riduzione delle imposte

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Nel recupero di tasse e altri balzelli assicurati alle casse pubbliche con la lotta all’evasione fiscale vengono conteggiate anche le sanatorie. E un capitolo che svetta è quello della rottamazione delle cartelle. Il sistema è noto: chi non ha versato il dovuto, salda il debito con lo Stato pagando l’imposta, ma non le sanzioni e gli interessi.

Sanatorie, le promesse non mantenute

Con l’ultima versione (la quater) di questo sconto voluto dal governo, si sono raccolti finora 6,8 miliardi, quasi un quarto del totale racimolato l’anno scorso dall’Agenzia delle Entrate. Quando, più di un anno fa, venne decisa questa ennesima agevolazione, si stimava un incasso di 11 miliardi. E' presto per stilare un bilancio, perché ci sono rate in corso e anche perché in Parlamento si vogliono riaprire i termini per aderire. Un dubbio sui risultati finali che avrà l’operazione è però lecito, visto che in passato le rottamazioni hanno portato meno del previsto: dei 53 miliardi ipotizzati per le sanatorie varate tra il 2016 e il 2018 ne sono arrivati 18-20.

Più tempo per rottamare?

Dati complessivi più recenti non ci sono e intanto Palazzo Chigi non storce il naso su una riapertura della rottamazione-quater, che potrebbe portare linfa a un governo a caccia di fondi per tagliare le tasse.

Fisco più leggero, ma servono i soldi

L’idea è quella di far pagare meno a chi ha redditi annui lordi oltre 50 mila euro, ma molto dipenderà anche da quante risorse si riusciranno a reperire con il nuovo concordato per le Partite Iva, che – firmando un patto col Fisco – potranno stabilire in anticipo quante imposte pagare, a prescindere dai guadagni e in cambio di meno controlli. Il bisogno di denari però non finisce qui: servono più di 14 miliardi per confermare l’anno prossimo la riduzione dell’Irpef e dei contributi ai dipendenti decisi con la legge di Bilancio.