Live In Milano, i giovani e il rapporto con la tecnologia

Cronaca

Lo spazio di approfondimento dedicato al mondo dei giovani e al loro rapporto tra tecnologia e benessere digitale, tra opportunità e rischi del mondo online. Ne discutiamo con Damiano Rizzi, psicologo, e Serenza Mazzini, esperta di gaming, a Live In, l'evento in diretta di Sky Tg24 al Teatro Gaber di Milano

“In Italia i suicidi tra i 10 e i 25 anni sono la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. Io lavoro in un pronto soccorso e quasi ogni giorno vedo un adolescente arrivare per un tentato suicidio. Dare la responsabilità soltanto alle famiglie è un atto criminale”. Dopo la testimonianza di Irene Roggero Ugues - mamma di Rossella, una ragazzina di 12 anni scomparsa tragicamente a febbraio 2024 - a Live In è andato in onda lo spazio di approfondimento dedicato al mondo dei giovani e al loro rapporto tra tecnologia e benessere digitale, tra opportunità e rischi del mondo online. A parlare è Damiano Rizzi, psicologo, ospite del panel insieme all’esperta di gaming Serena Mazzini.

 

“Esiste, dal 4 febbraio, il Digital Services Act ed è una normativa che pretende che venga chiesta l'età ai ragazzini quando si registrano sui siti”, e altre misure. “Tutto questo nel nostro Paese non è autoregolamentato. Quindi, davanti a questi dati e al fatto che non esiste educazione digitale, Valditara dal 2024 ha fatto solo decreti per vietare social e cellulari nelle scuole. Ma vietare non significa educare”, l’opinione di Rizzi. Secondo lo psicologo, infatti, bisogna “obbligare le aziende ad autoregolamentarsi". Il problema, secondo lui, è quello che viene prima delle piattaforme. “Si chiama dolore psichico ed è talmente grande che quasi [le persone] non se ne rendono conto: farebbero qualsiasi cosa pur di uscire da quel dolore. Mangiano benzodiazepine, mangiano lamette. Togliersi la vita diventa un modo per non sentire quel dolore psichico”. Rizzi ritiene perciò necessario un intervento della politica. “Torno alla responsabilità politica: in questo Paese l'80% dei bambini e degli adolescenti non ha un supporto gratuito. Chi li ascolta, questi ragazzi?”.

 

Il rischio è anche la radicalizzazione. “Il problema dell'algoritmo è che intercetta le nostre debolezze”, interviene Serena Mazzini, esperta di gaming e autrice del libro Il lato oscuro dei social network. “Il problema nasce quando una persona molto giovane fa ricerche su temi più mirati. Ho fatto una prova cercando ‘ricette fit, dieta, esercizi’. Si attivano dei confronti. Una ragazza che piange perché è leggermente sovrappeso e poi sorride perché è dimagrita. Abbiamo delle prove del fatto che l'algoritmo ci ingabbia nelle nostre fragilità”. Qui interviene la radicalizzazione, che Mazzini ha provato a indagare con un esperimento. “Ho creato l'account di una ragazzina di 14 anni, ho utilizzato gli stessi hashtag che alcuni bambini usavano [prima di essere adescati da gruppi violenti, ndr] e ho visto come, in 48 ore, sono stata adescata e inserita in un gruppo violento. Mi è stato fornito un manuale che insegna a uccidere le persone, a sabotare mezzi di trasporto, a fare estorsioni di tipo sessuale e che richiede atti violenti per rimanere all'interno del gruppo”. “La cosa che dovrebbe farci pensare - aggiunge Mazzini - è che io, da quel profilo, vedo un mondo costruito apposta per radicalizzarmi. C'è addirittura un intero filone editoriale dedicato alla glorificazione degli attentatori di massa, che diventano nuovi miti per questi bambini”. Per tutte queste ragioni, secondo i due relatori, è necessaria, oltre all’educazione sessuo-affettiva in certi contesti, anche l’educazione digitale.