Il Miracolo, serie TV: la recensione degli episodi 7 e 8

I Pietromarchi devono affrontare la morte del piccolo Carlo: Sole, ormai distrutta, sceglie di mettere per sempre la parola fine al loro matrimonio, mentre Fabrizio pubblicamente è composto e padrone di sé stesso, c'è pur sempre il referendum davanti a lui, ma privatamente si scaglia fisicamente e verbalmente contro la Madonnina, capro espiatorio del suo dolore. Clelia confessa a Marcello che 35 anni fa rimase incinta: quel bambino è Salvo. Sandra guarda al futuro, all'uomo nuovo, che porterà lei in grembo, e Votta ha una soluzione semplice a un problema complesso. Scopriamo infine come la Madonnina - che nel sogno/visione di Marcello ha il volto di Monica Bellucci - è arrivata a Molocco: leggi la recensione degli ultimi due episodi (il settimo e l'ottavo) de Il Miracolo, la serie evento di Niccolò Ammaniti - Tutti gli episodi de Il Miracolo sono disponibili su Sky Box Sets.

Il Miracolo, episodio 7

 

Salvo e Nicolino

Una cena tra padre e figlio. Un'ultima cena, in teoria. Avevamo lasciato Salvo e Nicolino abbracciati, col primo intento a consolare il secondo, a dirgli che “non è successo niente”, e li ritroviamo a cena insieme.

Nicolino, che vorrebbe tornare a casa perché "nessun posto è bello come casa" mangia con gusto i suoi spaghetti, si sporca tutta la faccia con la salsa di pomodoro, e quando suo padre gli ordina di bere la birra che ha nel bicchiere lo fa, nonostante non gli piaccia, perché “è amara”.

Salvo osserva quel figlio così indifeso e così sfortunato, gli ordina di bere un altro bicchiere di birra, poi un altro, poi lo porta in camera ormai ubriaco, e cerca di soffocarlo con un cuscino, fallendo clamorosamente. Non può farlo, proprio non ci riesce. Dunque non resta altro che andarsene lontano da lì. Lontano da lui.

 

Sole e Fabrizio

Un figlio in pericolo di vita è una di quelle tragedie che fanno da spartiacque nella vita di una coppia, e Sole e Fabrizio non fanno eccezione. Carlo è ancora vivo, ma ha un ematoma che gli schiaccia il cervello, e ha bisogno di essere operato.

I Pietromarchi passano dunque il settimo episodio chiusi in ospedale e rinchiusi nel loro dolore. Eppure non sono mai stati così vicini come adesso. Sole si sente ovviamente in colpa: lei non è una brava madre, non lo è mai stata, non è mai stata in grado di prendersi cura come si deve dei suoi figli, e non è stata neanche una brava moglie. Non è stata una brava donna. Si rifiuta di vedere sua madre, e cerca di essere forte e padrona di sé quando arriva Alma (che non si capisce bene fino a che punto si stia rendendo conto di quando sta accadendo). Dentro di lei, però, c'è una tempesta emotiva.

Fabrizio cerca di confortarla, cerca di starle vicino, cerca di consolarla, di dirle che no, non è vero, lei è una bravissima madre, e che comunque anche lui non è propriamente il padre e il marito dell'anno. Ma adesso le cose cambieranno. Quando Carlo sarà fuori pericolo, tutto cambierà.

Sole ovviamente non ci crede, e capisce che niente cambierà nel momento in cui si sveglia e non trova suo marito da nessuna parte. In compenso trova sua madre. Le dice che sa che non è stata colpa sua, e la invita in camera a stendersi un po’. L’ascia di guerra è stata seppellita, o si tratta solo di una tregua temporanea?

Intanto, il referendum è vicino, ma ovviamente, nonostante la vicinanza del paese in un momento così tragico, il premier ha cose più importanti a cui pensare, così lascia tutto in mano alla fidatissima Marisa. Che, scopriamo, poi così fidata non è.

Incontratasi con Votta, che si sta facendo preparare un abito su misura per il matrimonio della madre, Marisa non perde tempo con inutili giri di parole, e va dritta al dunque: è inutile che il Generale minacci di mollare tutto, perché è stato proprio lui a chiamare il premier per informarlo della Madonnina, dunque la responsabilità è sua.

Poi c'è la questione del dopo referendum: Marisa è sicura che Fabrizio prenderà una cantonata e sarà costretto a dimettersi, infatti lei sta già preparando la transizione, che sarà guidata da De Giovanni, e sta già pensando a come comunicare al mondo il miracolo. Dunque ci sarà bisogno di persone fidate come il Generale. Lui, però, ormai ha deciso: la sua corsa finisce lì.

Alma osserva la piccola folla che c’è fuori dall’ospedale. Qualcuno prega. Alma è con la nonna, ed è a lei che affida la sua verità: Carlo sta morendo. Riuscirà la sua preghiera, che sembra metterla in comunicazione in qualche modo con Olga, a salvare il fratellino?

Intanto, Fabrizio si reca alla piscina. Tira fuori la Madonnina dal congelatore, e questa ricomincia subito a lacrimare. Inveisce contro di lei, la prende a male parole, ma poi si ritrova in ginocchio a implorare quel Dio in cui neanche crede di prendere lui e di salvare suo figlio, perché Carlo “è buono, e non ha fatto niente!”. E, a quanto pare, Dio lo sta ascoltando: Carlo ha superato con successo l'operazione, ed è fuori pericolo. Forse i miracoli in fondo esistono. E forse i Pietromarchi possono cominciare veramente a essere una famiglia.

 

Marcello e Clelia

Amore o ossessione? Per quanto riguarda Clelia, entrambe le cose. Finalmente, però, ci viene rivelato il motivo di questo suo attaccamento apparentemente morboso a Marcello. E finalmente capiamo.

Ma andiamo con ordine. Seguendo il segnale del rilevatore GPS che gli ha cucito nella fodera della giacca, Clelia riesce a trovare Marcello, che al suo primo giorno all'Istituto San Michele, il centro di riabilitazione in cui è stato portato, è stato assegnato a un compito non proprio alto e piacevole: la raccolta delle deiezioni dei polli.

Fortunatamente per lui, ma sarebbe più corretto dire grazie all'imperitura perseveranza di Clelia, il suo soggiorno in quel posto dura veramente poco, ma i due continuano a girare a vuoto per il bosco che circonda la tenuta. Si sono persi. Marcello è arrabbiato per essere stato rinchiuso in un posto per preti pedofili, parla a Clelia della Madonnina piangente, le dice che è sicuro che Dio gli abbia mostrato il miracolo affinché lui lo renda noto alla gente, ma soprattutto si infuria quando lei gli confessa di avergli messo addosso un aggeggio “per cani” per seguirlo a distanza.

Lui sbotta, le urla contro, non capisce come sia possibile che lei sia così ossessionata da lui, da una storia durata solo pochi mesi e avvenuta in tempi lontanissimi, e lei a quel punto non riesce più a stare zitta, e sgancia la bomba: è rimasta incinta e, il 18 maggio di 35 anni fa, ha avuto un bambino. Solo che ai tempi lei era minorenne, e dopo averlo dato alla luce quel bambino fu affidato a dei parenti lontani. Ecco perché Clelia è così legata a lui, nonostante tutto, ed ecco perché lei proprio non ce la fa a lasciarlo andare, a non preoccuparsi per lui. Ed ecco perché lo prega di andare insieme a lei a Ginevra per tentare una terapia sperimentale.

A peggiorare la situazione ci pensa un violento temporale. Clelia copre Marcello con una mantella di plastica, ma lui, stremato dallo sforzo, dalla malattia e dalla sua situazione, si accascia a terra. E per qualche minuto è morto.

Solo per qualche minuto, però. Durante il trapasso, Marcello fa infatti uno strano sogno: è sott'acqua, e corre leggero e felice sul fondale. A un certo punto, di fronte a lui c'è la visione più bella di sempre: la Madonna. Che, tra parentesi, ha il volto di Monica Bellucci. E' la Madonna a rimandarlo indietro (“Tu non puoi morire Marcello, tu sei immortale, perché io ti ho scelto. Vieni a prendermi, salvami!”, gli dice), ed è Clelia, sempre lei, a trascinarlo fino alla macchina e a portarlo finalmente in salvo. Chissà: forse è stata proprio la Madonna a mandare questa donna così devota e capace di un amore così puro a un uomo così fallace, a un tale peccatore. O forse è veramente stato soltanto il caso. Chi lo sa.

 

Sandra e Votta

Lei vuole andare a fondo, continuare con la ricerca del possessore del sangue della Madonnina piangente, lui vuole trovare una soluzione definitiva a questa situazione che sta mettendo a dura prova non solo lui, ma anche i suoi uomini.

Tornata dal Belgio e scampata “per miracolo” (concedeteci la battuta) a una violenza praticamente certa, Sandra da una parte è delusa quando scopre che il DNA di Amin non combacia con quello del sangue, ma, allo stesso tempo, è ancora più determinata ad andare avanti con le ricerche. La sua è diventata una vera e propria ossessione, cosa più che comprensibile, considerando che la sua vita privata ha smesso di esistere molto tempo fa e che al di fuori del lavoro per lei non c'è niente.

Coinvolge il collega e amico biologo, non proprio entusiasta all'idea, ad andare avanti con le indagini, e la motivazione è quasi delirante: questa cosa enorme, questo miracolo, è arrivata a loro in questo preciso momento proprio perché finalmente loro hanno gli strumenti per capire, per spiegare. Sandra ne è sicura: quella statua è il vettore per il DNA dell'uomo nuovo, e il proprietario potrebbe avere dentro di sé qualcosa di evolutivo, qualcosa di necessario per il miglioramento della specie umana. Non è vero che ci sono dei misteri che è meglio non indagare: è vero esattamente il contrario.

Votta invece sta perdendo la pazienza. I suoi uomini hanno abbassato la guardia, e non si sono accorti di due ragazzini che si sono intrufolati in piscina per scrivere sui muri, mettendo in pericolo un segreto militare. La strigliata che dà ai suoi ragazzi è un chiaro segno della sua insofferenza crescente.

Dopo l'incontro con Marisa lo ritroviamo nel finale dell'episodio, intento a guardare in un filmato Pietromarchi che si inginocchia. Il Generale osserva la Madonnina, che è tornata al suo posto ed è tornata a lacrimare: un oggetto così piccolo e insignificante, un mistero e delle conseguenze così enormi.

 

 

Il Miracolo, episodio 8

 

Padre e figlio (e Spirito Santo)

Salvo non è riuscito a uccidere Nicolino, ma non riesce neanche a uccidere sé stesso. Accosta di notte, lungo la strada, scende dalla macchina mentre il figlio dorme sul sedile posteriore e si punta la pistola alla tempia, senza riuscire a premere il grilletto. Per fortuna. Perché intanto Nicolino si è svegliato e qualcosa ha attirato la sua attenzione: una Madonnina che sta piangendo lacrime di sangue...

Per Salvo si tratta chiaramente di un segno: lassù qualcuno non vuole la morte di Nicolino. Per questo motivo prende la statua e la porta dal fratellastro nel suo covo. Molocco, uomo di fede come solo i boss sanno essere, è a dir poco stupito. Col pollice pulisce una lacrima, ma la Madonnina piange ininterrottamente. Alla fine del sangue è stato versato. Alla fine Dio si è espresso.

 

Guardare al futuro

Dedicare anni e anni della tua vita a tua madre, malata e non più autosufficiente, solo per scoprire, dopo la sua morte, che i beneficiari delle volontà scritte in un testamento risalente al 2007 (quando peraltro lei stava ancora bene) saranno degli animali abbandonati. Sandra non riesce a credere alle parole del notaio, eppure questa è la realtà: le spetta solo la quota legittima.

Incontra Amanda e le racconta tutto, arrivando a rivalutare quasi a trecentosessanta gradi quella figura genitoriale così minuta eppure così ingombrante. Le dice che vuole andare a vivere con lei, ma la ex la frena: è fidanzata con Giovanna, e non ha nessuna intenzione di lasciarla.

Sandra finalmente apre gli occhi, e scopre di essere piena di rabbia. Quando Amanda le chiede cos’ha dato alla madre, visto che dall’autopsia non è risultato nulla, la manda a quel paese, e la sbatte fuori di casa. Poi vede appesa alla parete una foto della genitrice. E decide di prenderla a martellate.

Riempie un paio di sacchi neri di oggetti da buttare via, non vuole vedere più niente che le ricordi quel periodo della sua vita, e quando fa per svuotare il congelatore, pieno di passate di verdura congelate, trova la provetta col sangue della Madonnina portata a casa poco più di una settimana fa.

L’ultima volta che vediamo Sandra la troviamo in Spagna. Si incontra con un certo Dottor Lopez, un genetista che lavora con le capre, utilizzando tecniche avanzate e al limite della legalità in campo riproduttivo, e bastano poche battute per capire cos’ha in mente: vuole farsi ingravidare utilizzando il DNA del sangue della Madonnina. E come si chiamerà questo bambino? Eugenio. Ecco l’uomo nuovo.

 

Affrontare la morte

L’intervento è andato a buon fine, ma Carlo è morto lo stesso. Nella residenza romana dei Pietromarchi c’è un’atmosfera quasi surreale: non c’è spazio per il dolore privato, non c’è spazio per la solitudine richiesta dal lutto. E’ tutto un viavai di persone dello staff, tra cui ovviamente Marisa, che cerca di gestire la situazione come può. C'è tempo per la pugnalata definitiva.

Arriva l’impresario delle pompe funebri. Fabrizio gli dice di voler sistemare Carlo nella sua tomba di famiglia al cimitero di Prima Porta, ma Sole è contraria: Carlo andrà a Fontana Alta, nella sua tomba di famiglia, perché Prima Porta è un cimitero troppo brutto per quel bambino così splendido.

Alma, intanto, è in cameretta che cerca disperatamente Alfredo Franco, il pupazzo preferito del fratellino. “Senza non riesce a dormire, lo dobbiamo mettere dentro la bara”, dice alla mamma, e Sole non riesce a trattenere le lacrime.

Mentre fervono i preparativi, mentre suo padre e sua madre sono ognuno persi nel proprio dolore, Alma vede i giornalisti dalla finestra. Esce di casa senza farsi vedere da nessuno, dal retro, e li raggiunge. Deve dire la verità, tutti devono sapere: è colpa sua se Carlo è morto, lei deve andare in prigione.

Marisa la vede in tv, in diretta, e Fabrizio e Sole scendono a recuperarla in un baleno. La portano in una stanza di servizio, lontana da occhi indiscreti, e lì hanno un duro confronto. Sole non usa mezzi termini, e dice a Fabrizio di non presentarsi alla camera ardente, perché tra loro è finita. “Dovevamo lasciarci due anni fa. Io non so più di chi è la colpa, ma non posso più starti vicino, mi dispiace.”, gli comunica secca lei. Lui la implora di non lasciarlo solo proprio adesso, ma lei ha deciso: quello è il capolinea. Gli chiede comunque un ultimo favore: di tenere lontani quei mostri, cioè i giornalisti.

Ritroviamo Sole più avanti, in macchina con Alma. Stanno andando al funerale. “Non c’è niente quando si muore. L’hai detto tu, mamma.”, dice Alma, chiaramente sconvolta da quanto successo, e tocca a Sole consolarla, ma il suo “Non è vero amore, mi sono sbagliata!” detto tra le lacrime non è molto convincente.

Sole è distrutta, e non le resta altro da fare che chiedere aiuto proprio all’ultima persona a cui avrebbe mai pensato di chiederlo: Olga. Porta Alma dentro la Sfera…e basta uno sguardo per capirsi. Per capire che ci sono cose, come il dolore per la perdita di un figlio, che non si possono spiegare, che non si possono analizzare con le parole. A volte serve una preghiera, e non importa a chi è rivolta. L’importante è che qualcuno ascolti.

 

Chi si ferma è perduto

Di fronte a un lutto, ognuno reagisce a modo proprio. Fabrizio reagisce mantenendo la calma di fronte a Sole e ad Alma, ma dentro è rabbia allo stato puro. Pietromarchi, però, è pur sempre un politico, e nello specifico è il premier italiano, dunque ha il dovere di essere presente per i cittadini. Di guidarli.

Dopo aver recuperato Alma, si ferma a parlare con i giornalisti. Ringrazia gli italiani, e ovviamente parla di Carlo, di quanto Alma gli volesse bene e di quanto la sua morte l’abbia sconvolta. Fabrizio ha la voce rotta. Chiede rispetto, perché il suo cuore è spaccato. Poi, però, si mette a parlare del referendum. Non importa se vincerà il sì o il no, perché, ne è sicuro, questo Paese cambierà per sempre in ogni caso. E lui, che sente fortemente il peso della responsabilità, non lascerà soli gli italiani. Proprio come gli italiani non hanno lasciato solo lui.

Un vero colpo da maestro, coronato dall’arrivo di Marino, che ha trovato Alfredo Franco, il pupazzo preferito di Carlo, e glielo porta.

Oltre ogni previsione, il referendum è un successo: non ci sarà nessuna “Italexit”, l’Italia resterà in Europa. Fabrizio cammina da vero leader, e guarda direttamente in camera: non c’è peggior politico di uno che non sa sfruttare una tragedia personale per aumentare il proprio consenso.

 

Scelto da Dio

Marcello è vivo, e si sveglia a casa di Clelia, che l’ha cambiato e l’ha messo a letto. In cucina, sul tavolo, trova una grossa quantità di Gratta e Vinci. Si mette a grattare. E comincia a vincere. Si veste, si dà una sistemata, raccoglie i biglietti vincenti in un sacchetto, saluta Clelia, dicendole che si vedranno direttamente in aeroporto per prendere l’aereo per Ginevra, e poi esce.

Non va da sua madre, come ha detto al suo angelo custode, ma va a saldare il debito che ha con quel criminale di quartiere che l’ha fatto finire in ospedale. Gli porge il sacchetto con i Gratta e Vinci: sono tutti buoni, addirittura c’è di più di quello che gli doveva. Però ha un favore da chiedergli: vuole imparare a sparare. E vuole una pistola in prestito. E vuole anche aiuto per raggiungere una certa piscina abbandonata.

Quando arriva, riesce entrare, nonostante Antonio gli intimi di fermarsi. Votta, infatti, ha dato ordini molto precisi. Marcello è intenzionato a portare a termine la sua missione: vuole liberare la Madonna, vuole salvarla, proprio come chiesto dalla Santa Vergine nella sua visione. Estrae la pistola, e vaneggia: “Voi lo sapete, è contro Dio! Questo miracolo appartiene a tutti i fedeli! È un dono del signore, e cambierà le sorti dell’umanità!”.

Fa per avanzare, ma viene colpito da un colpo. Crolla a terra, ma mentre Antonio cerca di tranquillizzare Duccio – dicendogli che ha fatto bene, che non ha fatto altro che il suo dovere –, riesce a trascinarsi fino alla piscina.

Lo ritroviamo lì verso la parte finale dell’episodio, quando anche Fabrizio torna al cospetto della Madonnina. Pietromarchi, furibondo per il dolore, è lì per distruggere la statua. Che però ora non piange più, come gli fa notare un sanguinante Marcello, stravaccato su una sedia lì vicino e pallido come un cadavere.

Fabrizio gli lancia la statuetta, gli dice che se la vuole è sua, può prendersela. Marcello si trascina fino alla Madonnina, ma ormai gli rimangono pochi istanti. Fabrizio capisce la gravità della situazione, gli si avvicina, lo abbraccia, urla “Aiuto!!”, ma ormai è troppo tardi per quel prete peccatore e prescelto.

“Era un miracolo, vero?” sono le ultime parole di Marcello, e Fabrizio non ha il coraggio di contraddirlo: sì, lo era.

 

Meglio tardi che mai

Clelia si sveglia nel suo letto. Sulla porta c’è Marcello, che le dice che sta uscendo per andare a trovare sua madre prima di partire per Ginevra. Si incontreranno direttamente in aeroporto. Lei ovviamente non lo sa, ma lui non si presenterà, perché entro poche ore sarà morto.

Clelia, seria e diligente come sempre, attende Marcello al check in. Aspetta, e aspetta, e aspetta, ma lui non arriva. Alla fine parte lo stesso, ma non per la Svizzera, bensì per la Calabria. Arrivata nel suo paesino natale, viene assalita dal ricordo di quel pomeriggio in cui lei e il suo amore sono stati così vicini da generare una vita.

Si dirige sicura verso una porta d’ingresso, suona il campanello, e le viene ad aprire un ragazzo, Nicolino. Arriva Salvo. La guarda, le chiede chi sta cercando. “Cercavo te”, risponde lei. Cercava suo figlio.

 

La soluzione più semplice

Assente praticamente per tutto l’episodio, vediamo il Generale Giacomo Votta negli ultimi minuti del finale de Il Miracolo. E’ stato lui a dare il via alle danze decidendo di mostrare la statuetta al premier, ed è lui a chiuderle, in un modo peraltro tanto semplice quanto efficace.

La madre di Giacomo si è sposata, e il ricevimento è pieno di gioia e di amore per la vita, nonostante quasi tutti gli invitati abbiamo parecchie primavere alle spalle. Votta è l’addetto alla griglia, ma è finito il ghiaccio, così si offre di andare a prenderne altro.

Il motivo diventa chiaro non appena apre il congelatore a pozzetto: ecco che fine ha fatto la vera Madonnina piangente! Ebbene sì, quella scagliata a terra da Fabrizio davanti a un morente Marcello altro non è che la copia acquistata al Santuario.

Per mettere fine a certi misteri ed evitare scandali, a volte serve veramente poco. E così il mondo può andare avanti, perché “Gira, il mondo gira, nello spazio senza fine, con gli amori appena nati, con gli amori già finiti, con la gioia e col dolore della gente come me”…