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Yellowstone, la recensione degli episodi 8 e 9, finale di stagione

Serie TV sky atlantic

Linda Avolio

Leggi la recensione del finale della prima stagione di Yellowstone. La serie tv con protagonista Kevin Costner tornerà prossimamente su Sky Atlantic, ma intanto potete rivedere questo primo capitolo On Demand e in streaming su NOW TV. - OVVIAMENTE CI SONO SPOILER PER CHI NON HA ANCORA VISTO GLI EPISODIKevin Costner ieri e oggi: com'è cambiato il protagonista di Yellowstone negli anni. FOTO

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ATTENZIONE: PERICOLO SPOILER

PER CHI NON HA ANCORA VISTO GLI EPISODI

 

Yellowstone, episodio 8: la recensione

L’ottavo e penultimo episodio della prima stagione di Yellowstone, The Unraveling: Part 1, si apre con un flashback, e finalmente ci viene mostrato come e quando le vite di Rip e di John si sono incrociate. Veramente tragica la backstory del vice di Dutton – che, solo adolescente, si ritrova a uccidere il padre ubriacone e violento dopo che questi gli ha ammazzato la madre e il fratellino –, ma ci fa capire, finalmente, come e perché Wheeler è e sarà sempre fedele a Dutton: perché gli ha dato una seconda possibilità, cosa che quasi sicuramente nessun altro avrebbe fatto, quantomeno non in quel modo. (Ndr, ma quanto fa impressione Josh Lucas nei panni di John quarantenne? Complimenti a chi l’ha scelto, perché potrebbe veramente essere il fratello minore di Costner!)

Dopo la sigla, però, si torna al presente, e il presente è pieno di…beh, per dirla in maniera educata, di gatte da pelare. Una di queste, l’ultima in ordine di apparizione, è l’indagine relativa alla morte dei due turisti giapponesi e all’uccisione del grizzly. Lo sceriffo in carica non crede al racconto di Rip, anzi, pensa che sia stato lui a togliere di mezzo i due giapponesi, colpevoli di averlo visto cacciare una specie protetta. Fortunatamente per Wheeler, Dutton – che prova senza successo a mettersi in contatto con Jamie – è al cento per cento dalla sua parte, e infatti alla fine verrà dimostrato che le cose sono andate così, e che quindi non c’è stato nessun omicidio premeditato.

Prima di arrivare a una risoluzione, però, c’è quella terribile scena della guardia forestale caduta da cavallo e finita accidentalmente impalata…scena che in realtà serve a sottolineare alcuni aspetti del carattere del personaggio di Cole Hauser, che, ormai l’abbiamo capito, è molto di più del “semplice” fixer che si limita a eseguire gli ordini del suo capo, ma che da quel ruolo non può comunque prescindere. Esattamente come Beth, anche Rip in un certo senso è rimasto bloccato a un punto preciso, e terribile, della sua adolescenza. La sua cieca fedeltà a John nasce in quel momento: ucciso un padre-mostro, eccone un altro, non biologico ma finalmente all’altezza delle aspettative, dunque meritevole di rispetto e gratitudine illimitati.

Mentre Rainwater e Jenkins rinsaldano la loro alleanza e si preparano a rendere operativo il piano per la costruzione del casinò e dell’hotel – un progetto che sarà libero da ogni vincolo federale in quanto situato sulle terre di una riserva –, Kayce torna a casa e scopre che qualcuno l’ha completamente messa a soqquadro. E per un motivo ben preciso: i reperti preistorici trovati da Tate. Ebbene sì, chi ha invitato il drone visto la scorsa settimana sembra interessato al tesoro nascosto di quelle terre. Ma il giovane Dutton ha ben altri problemi a cui pensare. Per esempio al fatto che sua moglie, che ha davanti a sé una lunga convalescenza, ha deciso che, una volta dimessa, si trasferirà col figlio a casa di suo nonno.

A Monica non è piaciuto il racconto sulla marchiatura di Kayce, ma a piacerle ancora meno sono gli effetti che il tornare ad avere rapporti con John ha avuto su suo marito. Nel loro matrimonio, volenti o nolenti, c’è sempre stata e c’è ancora una terza persona, e questo a lei non sta bene. Poi c’è la questione della morte di Robert. Kayce finalmente confessa, e ovviamente non si tratta di un punto a suo favore. Per dirla in parole povere: è l’inizio della famigerata “pausa di riflessione.” Scosso dalle parole della moglie, il personaggio di Luke Grimes dà fuori di testa e riempie di cazzotti un ladruncolo presso una stazione di servizio, cosa che lo fa finire dritto dritto in commissariato.

La tipa con moglie pescatrice è effettivamente una giornalista, e si trova a Bozeman per un motivo ben preciso. Il suo capo l’ha mandata lì proprio per indagare su John Dutton – sul sovrano in cappello da cowboy che fa il bello e il cattivo tempo in quel posto ancora di frontiera –, ed ecco svelato il motivo per cui l’abbiamo vista infiltrata nello staff della campagna elettorale di Jamie. Campagna che, a quanto pare, sta andando abbastanza bene grazie anche (soprattutto) al lavoro di coordinamento di Christina. Che, scopriremo, non è per niente una gattina, semmai è una tigre!

Dalla tigre allo squalo, ed ecco entrare in scena Beth, che ha scoperto che Jenkins è messo molto male a livello finanziario, così male da rischiare un tracollo totale da un momento all’altro. Ovviamente il suo obiettivo sarà proprio quello: togliergli ogni centesimo e lasciarlo sul lastrico. Dopo essersi divertita a far ubriacare la moglie di Dan, il personaggio di Kelly Reilly fa la cortesia di avvisare il suo nemico che la mattina successiva sarà quella della sua rovina. A quel punto lui salta in macchina e si allontana. Non può fare nulla per fermare Beth, ma forse può avvisare Rainwater e provare a mettere in atto insieme a lui una strategia. Chissà.

Veniamo infine alla scena più importante dell’episodio, e ci riferiamo ovviamente a quella in cui John – già furioso per essere stato ignorato tutto il giorno – ordina a Jamie di abbandonare la campagna elettorale, perché lui deve lavorare per i loro affari, non per sé stesso. Il personaggio di Wes Bentley ovviamente non la prende bene, e dalle parole ai cazzotti il passo è breve. In realtà è solo Jamie a prenderle, e la situazione non peggiora solo perché Rip si mette tra lui e suo padre. Che lo avvisa: fino a quando non tornerà a mettere al primo posto la sua famiglia potrà scordarsi di tornare al ranch.

Dopo aver incolpato la figlia della morte della moglie, Dutton prende quindi a pugni il figlio, ma prima lo fa sentire meno di zero abbaiandogli addosso una serie di frasi veramente ignobili, tra cui “Tu non hai fatto niente per me se non aiutarmi a costruire l’impero che erediterai!” E’ veramente il padre del secolo, non c’è che dire!

Dopo aver visto Rip rimettere a posto Walker, che vorrebbe andarsene da lì ma che ormai ha il marchio, cosa che lo obbligherà a restare e a commettere anche qualche azione non proprio pulitissima, come gli viene ben spiegato, torniamo a Jamie. Che, parlando con Christina, si chiede se sia stato egoista a volere qualcosa per sé. Lei, che è stupita ma neanche troppo dal fatto che il suo candidato sia stato aggredito fisicamente dal suo stesso padre (perché da uno come John Dutton ci si deve aspettare proprio di tutto) lo rassicura e lo convince ad andare avanti. Inevitabile lo scoppio della passione tra i due: vedremo come si svilupperà questa relazione.

Infine la parte più importante dell’episodio: Jimmy ha finalmente un cappello da cowboy degno di tale nome!

Yellowstone, scopri tutto nello speciale sulla serie

Yellowstone, episodio 9, finale di stagione: la recensione

The Unravelling: Part 2, la seconda parte del finale della prima stagione di Yellowstone, è il classico finale aperto, dunque per adesso non c’è chiusura, non c’è risoluzione, bensì l’esatto contrario, cioè l’apertura, per usare la metafora giudiziaria, di “nuovi filoni d’inchiesta”, il più esplosivo dei quali è ovviamente quello relativo alla decisione di Jamie di tradire suo padre e raccontare al mondo intero i suoi segreti. Ma andiamo con ordine.

Per John Dutton è un momentaccio (sta perdendo potere a vista d’occhio), ma una buona notizia c’è: le forze dell’ordine non porteranno avanti nessuna indagine relativamente all’uccisione del grizzly. Il caso, questo quantomeno, è chiuso. Per il resto, per il personaggio di Kevin Costner è una grana dietro l’altra: la Governatrice Perry gli ha chiaramente voltato le spalle perché non può più permettersi di essere in qualche modo collegata a uno come lui, abituato ad agire sempre al confine tra l’ombra e la luce; il tumore sembra essere tornato e sembra ancora più aggressivo di prima; le cause legali fioccano, e senza Jamie non sarà facile.

Come se tutto ciò non bastasse, è proprio in questo episodio che Rip – grazie all’aiuto di una certa Avery, ex spogliarellista e ora new entry a Yellowstone, per la gioia dei cowboy – scopre l’alleanza tra Rainwater e Jenkins, intenzionati a piazzare il casinò e l’hotel proprio al confine con il ranch. Beh, quantomeno questo è un problema risolvibile dal fixer, che infatti viene incaricato dal suo capo di procedere nella maniera più consona. E, a quanto pare, la maniera più consona è l’impiccagione. Perché l’Old Wild West non sarà più old, ma di sicuro è ancora wild.

Molto bella la scena in cui Dutton dice a Wheeler di non chiamarlo più sir, signore, ma semplicemente John, e altrettanto toccante la scena finale, con Beth che dice al padre che a lei non importa nulla del ranch, e che tutto quello che sta facendo lo sta facendo per lui. Un’evidente contrapposizione di punti di vista: al personaggio di Costner interessa salvaguardare qualcosa di tangibile – il regno di famiglia, costruito nel corso di generazioni, che verrà protetto con la creazione di un apposito trust, in un fondo fiduciario gestito da Beth –, mentre a quello di Kelly Reilly interessa salvaguardare nello specifico la sua relazione col padre, e in generale la loro famiglia, quantomeno a livello concettuale. Il tutto è riassunto molto bene nella figura del tavolo (che ovviamente rappresenta l’intero patrimonio e che diventa una sorta di “sineddoche estesa”): per lui è importante che il tavolo continui a esserci e a essere in mano al clan Dutton a prescindere da chi ci è seduto attorno in quel momento, va protetto per permettere a qualcuno di sedercisi attorno anche in futuro, mentre per lei il tavolo in sé non ha alcun valore, tant’è che sarà la prima cosa di cui si sbarazzerà quando arriverà il triste momento della dipartita del padre.

Sulla povera Monica – che nella figura della nonna ha visto il suo terribile futuro e che in realtà forse si sta un po’ pentendo di aver allontanato Kayce, più che altro per Tate – non c’è molto da aggiungere, ma ovviamente ci aspettiamo un riavvicinamento col marito nella seconda stagione (Yellowstone a oggi è stato rinnovato fino alla quarta). Sul personaggio di Luke Grimes invece qualcosa da dire c’è. La sua decisione di tornare con la coda tra le gambe al ranch è qualcosa di difficile da mandare giù, ma, allo stesso tempo, questo ritorno a casa era qualcosa che si poteva intuire già dal primo episodio della serie. Era semplicemente inevitabile. Per John è una piccola vittoria, per Kayce è una dolorosa sconfitta: torna da prigioniero, non da uomo libero, infatti sceglie di andare a vivere con gli altri cowboy.

Il giovane Dutton alla fine si è arruolato di nuovo, anche se non nell’esercito. Il suo nuovo Generale è suo padre, il suo diretto superiore è Rip Wheeler, ed è da lui che riceve l’ordine di far partire il cavallo su cui il povero Jenkins è seduto con una corda attorno alla gola. Rivedremo Dan in futuro, oppure il personaggio di Danny Huston è veramente arrivato al capolinea? Ciò che è certo è che senza di lui Rainwater non potrà procedere con l’acquisto dei terreni, dunque il loro piano sembra destinato a non realizzarsi.

Ma veniamo ora alla vera bomba di questa seconda parte del gran finale, cioè alla decisione di Jamie di raccontare tutta la verità su suo padre e sui suoi traffici alla giornalista Sara Nguyen. Prima, però, spendiamo due righe per la scena in cui Beth arriva al quartier generale della campagna elettorale di suo fratello per comunicargli che è stato tolto dal “libro paga” del ranch e che deve restituire le carte di credito e le chiavi della macchina. “Ambasciator non porta pena”, ma in questo caso sarebbe più corretto dire “Ambasciatrice gode nel portare una notizia a dir poco tragica per il diretto interessato." Beth d'altronde è così, non ci si può fare nulla. Eppure, alla fine, sarà lei ad arrivare a sentire la mancanza di quel fratello con cui per anni non ha fatto altro che bisticciare. Quanto a Jamie, la sua reazione è inaspettata: non c’è angoscia, non c’è paura…c’è solo una profonda sensazione di liberazione.

Torniamo però alla sua decisione (chiamiamola così, anche se in realtà si tratta più di un ricatto) di diventare la fonte segreta di Nguyen. “L’unico modo per proteggere l’eredità di mio padre è distruggere l’uomo…” dice il personaggio di Wes Bentley, un ragionamento che, tutto sommato può anche apparire sensato. Però c’è un dettaglio di cui è necessario tenere conto: Jamie non sa che il tumore di suo padre è tornato e che potrebbe portarlo alla morte molto prima del previsto. Ovviamente le conseguenze di questo gesto saranno di proporzioni epiche, non c’è dubbio.

Chiudiamo con la scena tra Beth e Walker. Secondo lui c’è qualcosa di malvagio in quel posto, in quella terra così ostile che sembra cercare in tutti i modi di sbarazzarsi di quegli ospiti così invadenti che, nonostante la loro volontà, non possono fare a meno di stare lì. Lei lo osserva, ha ben compreso il significato delle sue parole. Poi gli apre i primi bottoni della camicia, vede il marchio e gli dice “Mi dispiace, ma tu non te ne andrai mai da qui…” Al che, anche lui, cogliendola di sorpresa, le scosta i lembi della camicia, ma ovviamente non trova nulla. “Il tuo invece di marchio dov'è?” chiede Walker, e Beth, dopo averlo messo spalle al muro (o meglio, al fienile) risponde secca: “Il mio ce l’ho dentro. Sono bloccata qui per sempre anch’io.” Quel bacio finale, decisamente prevedibile, è in realtà un urlo di disperazione.

Sì, c’è decisamente del marcio nel Montana...