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Erica Mou ci canta l'uomo del futuro ma col cuore di sempre in Nature

Musica

Fabrizio Basso

Credit Luca Bellumore

Col suo sesto album l'artista pugliese approda a nuove sfumature di scrittura, in cui, alternando anche l’uso delle lingue, dall’italiano all’inglese, passando per il dialetto della sua terra, associa in ogni brano elementi e processi della natura a emozioni e comportamenti degli uomini e delle donne. L'INTERVISTA

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Profonda già dal titolo Erica Mou. L'artista pugliese pubblica il suo sesto album e lo chiama Nature, che è al singolare se letto in inglese e al plurale nell'accezione italiana. Ma si può ancora fare un passo oltre, in equilibrio su quel ponte che è la vita: nella nostra lingua racconta la varietà degli esseri e dell'essere; in inglese è la magia dell'universo; in francese è la mancanza di artificio; in pugliese è la sessualità che produce vita; nel suo etimo latino è un verbo al futuro, è nascita senza fine. Chiunque, a questo punto, avrebbe il mal di testa e una crisi di identità. Ma Erica ci prende per mano e ci porta nel suo mondo, ci guida in un viaggio nelle...Nature umane.

Erica partiamo dalla nascita di Nature.
Il covid mi ha dato possibilità di metterci ancora mano, di fare una operazione di decanter, di collaborare con persone diverse e di sfoltire il materiale che ho accumulato negli anni e scegliere i brani uniti da un filo. E nel frattempo ho scritto un romanzo, Nel mare c'è la sete per Fandango Editore, ho curato un podcast, ho fatto uno spettacolo in teatro, Un’ultima cosa, di e con Concita De Gregorio, per il quale ho realizzato le musiche originali; non dimentichiamo infine la mia presenza nella commissione artistica di Area Sanremo 2020 e la conduzione di 1MNext 2021, il contest del Primo Maggio Roma.
Come è nato il feat con Zibba in Erodere?
Sono stata ospite del suo album Le Cose con Quando abbiamo smesso, scritta per lui. Ho ricambiato ospitalità. Erodere è la canzone che ho scritto per prima ma mancava qualcosa; certo poteva stare anche nel disco precedente ma non volevo fretta, doveva aspettare e ho capito che serviva altra voce. E dire che siamo due voci lontanissime.

L’uso di più lingue mi fa pensare al linguaggio misterioso degli eretici: ti senti una eretica della musica?
Potrei chiamarmi Eretica Mou…forse sì, anche nella questione di non ritrattare mai la mia posizione non conforme. Non avrei mai mentito per salvarmi.
Comprendere di essere stati grandi troppo in fretta a che consapevolezza porta?
Conduce ad aprire le braccia perché possiamo volare ancora, non è mai troppo tardi per rinascere e così mi sento io. Sento la spensieratezza dell’infanzia e dell'adolescenza che non ho percepito al tempo giusto. Oggi ho una spericolatezza che ha a che fare con l'istinto e non più con l'ingenuità.
Quello zaino sul treno oltre il cuore cosa contiene?
Tutto quello che è legato al sentire. Anche i sentimenti negativi. Nel cuore ci sono tutte le sfere del sentire: meno si sente e meno si soffre è una idea sbagliatissima; io penso che debba essere il contrario e dunque custodisce tutti i sentimenti da vivere.
Possiamo dire che non c’è più un piede nel vuoto ed è iniziato un nuovo volo?
Possiamo confermarlo!
Cinema è una lettera nostalgica all’uomo del futuro: cosa lo renderà migliore di noi?
Il potersi osservare dall’esterno. E quindi trovare le storture perché avrà la capacità che a noi manca di osservarsi. Poi la natura stessa chiederà necessariamente di essere migliore con più insistenza.
Perché abbiamo paura di essere normali?
E’ una impresa eccezionale essere normali diceva Lucio Dalla. Avere una famiglia ti dice che deve renderti simile a chi è venuto prima o agli altri, che per queste convenzioni ti puoi privare di tante cose. Io stessa sono così: ho 31 anni e non ho un figlio non perché non lo voglia ma perché ancora trovo scuse sociali per non farlo.
Nella mia sofferenza c’è solo pazienza: hai mai temuto che quella pazienza finisse?

Non ne ho tanta in generale. Qui ne ho nel soffrire, non ci sono atti dolosi visibili sono tutti interiori. Non ho paura ma penso anche che se la pazienza finisse sarebbe meglio.
Ti capita di perdere il significato delle rime?
Sì. E’ una canzone che parla di acustica e di suono. C’è molto nel disco il tema di perdere il senso del significato per essere troppo vicino alla forma.
Il gabbiano che vola sopra il mare della vita dove è diretto?
Lui è la vita e va nel futuro, va sempre avanti, come tutti gli esseri della natura. Anche il gambero non cammina all’indietro, lo fa se ha paura ed è illuminante. Si va sempre avanti.
Dove è la modernità di Sono una donna non sono una santa?
Qui è cercata nei suoni e nell’ironia. All’epoca perché non rappresentava né una donna angelicata né quella tentatrice. Qui lei è di carne come l’uomo e si fa tentare anche in modo ingenuo. E' un testo rivoluzionario nella canzone italiana.
Nel tuo viaggio artistico hai sempre dimostrato carattere e di sapere reagire: il ponte è completato?
Lo sto percorrendo e rappresenta quello che mi sento di essere anche nelle avversità. Ho scoperto sempre in me un fondo che mi spinge a continuare a camminare, non si torna indietro.
Maremadre è il rumore bianco del mare che porta serenità?
Per me è casa nel bene e nel male. Mi rappacifica con qualcosa che mi culla, mi riporta il senso di me, è eternità e irrequietezza. Il mare è un fatto grosso.
Dopo le prime date di presentazione dell’album che accadrà?
Il futuro è in fase di studio con la mia agenzia. Bisogna prima capire anche come va il mondo e se si potrà fare concerti ma spero di sì. Ci sono Molla e Flavia Massimo con me in giro, siamo in tre sul palco.
Hai trovato la felicidate dentro di te?
La trovo spesso. So che non può essere definitiva o persistente ma quando arriva è fantastico.