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Mario Incudine è quello straniante Selfie in Lockdown

Musica

Fabrizio Basso

Con questo brano il cantautore, tra gli artisti più trasversali ed eclettici della scena musicale attuale ed esponente di spicco della world music italiana, anticipa il suo nuovo progetto musicale di prossima uscita

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Selfie in lockdown è la fotografia di questi tempi, dominati dal senso di isolamento, dal confronto con se stessi, dal romantico sconcerto di una piazza vuota, che può diventare un ambiente domestico. Mario Incudine racconta il delirio di un uomo qualunque posto di fronte a sé stesso in un universo che ha perso

l’epicentro e l'identità, provando a essere tutto e il contrario di tutto. Un viaggio neanche troppo ironico sui comportamenti che in questi mesi hanno attanagliato l’umanità. È la storia di un uomo apparentemente inutile che si inventa mille facce e mille modi per tentare di fregare la solitudine che si insinua in lui. Parafrasando Luigi Pirandello è uno e centomila ma mai nessuno poiché basta un selfie per esistere nell’unica realtà possibile, quella virtuale. Anche in lockdown.


Mario quando è nato il singolo e perché lo hai scelto? Possiamo considerarlo il manifesto dell’album?
Nasce in questo periodo, subito dopo il primo lockdown che non mi ha dato creatività, lontano da chitarra e pianoforte nessuna forma di creazione mi è arrivata. Diffidate dai pensieri che non nascono all’aria aperta disse Nietzsche. Contrariamente a colleghi entusiasti di stare a casa, io non mi ritrovavo. Con la riapertura estiva mi sono ripreso e mi sono chiesto se fosse giusto scrivere una canzone sull’argomento.
Evidentemente sì.
Nasce da uno sfogo, dall'urgenza di raccontare un momento e la condizione degli artisti: nel video faccio le prove da solo e mi inchino davanti al divano, privato della platea. L'artista ha una funzione sociale verso il pubblico e se stesso? Tra tanti anni si cercherà anche il punto di vista degli artisti e io lascio questa testimonianza.
E le altre canzoni dove ci portano?
L'album è un viaggio negli ultimi anni con canzoni per mia figlia, la libertà e il ritorno all’infanzia che mi ha segnato perché ho vissuto cose che mi hanno fatto crescere prima. Sono giunto a 40 anni e traccio un bilancio.
Perché Ragusa Ibla per il video?

Offre uno scenario barocco col campanile di San Giorgio che sembra una quinta teatrale. Poi la discesa offre una visione generale. La bellezza amplifica la solitudine, siamo soli anche fuori.
Il senso di spaesamento dell’uomo è generale i il lockdown lo ha accentuato?
Abbiamo perso il centro di gravità. Ora la casa è diventata un multi-universo, non più un universo, che ci ha cambiati di ora in ora, di stanza in stanza. Abbiamo l’ossessione di sapere, prendiamo in giro gli inglesismi, abbiamo vissuto sdoppiamento della personalità. Siamo diventati tutti podisti, ciclisti, proprietari di cani. Ridicolizzo gli atteggiamenti che ci hanno fatto spaesare. Il divano è diventato il quartier generale di rivoluzioni, depressioni, battaglie intellettuali, platea, cabina di regia. Abbiamo perso il nostro orientamento, non solo verso noi stessi ma anche con l’altro: ho visto crescere cattiveria, basta guardare i social. Ci siamo omologati alla bruttezza.
La piazza vuota è la nuova umanità?
E’ una paura che abbiamo denunciato. Vorrei tornasse a essere il luogo dell’incontro. Come il teatro, basta streaming. La piazza è fisica, è il caffè, l'incontro con l'amico, è luogo di rivoluzioni. L'animale sociale cerca il confronto quello social è cattivo.
La musica può salvare un po’ il mondo o è inutile anche lei?
E' sempre utile. Donchisciotte disse che dove c’è musica non ci può essere nulla di cattivo. Noi abbiamo salvato l’umanità: senza libri, musica e streaming la bruttezza sarebbe diventata aridità e sarebbe stato impossible recuperare il genere umano. Abbiamo combattuto contro i mulini a vento ma tenendo alta la coscieza attiva e quella critica.
A volte vorresti essere Nessuno? E nel caso in senso pirandelliano o ciclopico?

Ciclopico perché credo che anche un monocolo veda meglio di un cieco. Senza nessuna spinta propulsiva si è ciechi e dunque bui e inutili. Nessuno nella sua trivialità trova un senso.
Quando ti senti solo come freghi la solitudine?
Per horror vacui faccio mille cose, riempio le giornate. Dormo poco perché il sonno della ragione può generare mostri. Cerco di impiegare il tempo a essere utile perché così si ha la consapevolezza di costruire di qualcosa.
Che rapporto hai con i selfie e con i social?
Sono poco social. Nel segno di meno social e più serenate e andavo sotto i balconi a suonare durante il lockdown. Capisco che bisogna esistere anche in quel mondo e io li uso per il mio lavoro.
Stai per ripartire con lo spettacolo su Domenico Modugno: che puoi raccontarmi?
Si parte da Cagliari, è una notizia bellissima. L'emozione è enorme. Mimì. Da sud a sud sulle note di Domenico Modugno è la sintesi dei miei percorsi teatrale e musicale e qui sono a fuoco. Mi è mancato il pubblico!
La tua estate sarà con Mimì oppure farai anche qualcosa di musicale?
Qualcosa con la mia musica farò, suonerò qualche pezzo dell’album dal vivo, i brani saranno rodati e capiremo l’effetto che fanno. A Palermo al Teatro Biondo farò uno spettacolo che unisce la nostra cultura musicale e quella bangla:si intitola Bengala Palermo, ed è un Romeo e Giulietta speciale.