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Muti, Concerto di Capodanno senza pubblico in sala

Musica

Bruno Ployer

Il maestro parla in una pausa delle prove a Vienna: "Senza musica questa sala sarebbe come una tomba. Il nostro è un messaggio di speranza"

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Riccardo Muti prova a Vienna il concerto di Capodanno. Sarà la sesta volta per lui, ma l’emergenza virus (LO SPECIALE CORONAVIRUS) l’ha resa unica.

“In hotel non c’è nessuno. Sembra di stare in un film horror. Io da solo in una città vuota”.

Il concerto però si farà, anche se senza pubblico in sala. Sarà trasmesso attraverso la tv e il web. La registrazione diventerà come sempre un album, in uscita l’8 gennaio. Muti, durante la presentazione ai media internazionali, rivela come si è arrivati alla decisione di realizzare comunque il concerto:

“Suoneremo in questo primo gennaio speciale come se fosse un messaggio: non solo di bellissima musica, ma anche di speranza. Il Musikverein senza musica per la prima volta a Capodanno sarebbe come una tomba, un segno negativo per il mondo intero.”

 

Muti, uno dei maestri più invitati dai Wiener Philharmoniker, di cui è membro onorario dal 2011, ha diretto il Concerto di Capodanno per la prima volta nel 1993. La sua collaborazione con questa orchestra, considerata tra le migliori del mondo, dura da 50 anni e conta 550 concerti. Il Concerto di Capodanno è una tradizione cominciata nel 1941: da allora si sono succeduti sul podio della Sala d’Oro del Musikverein molti dei più grandi direttori d’orchestra, tra i quali Karajan, Abbado, Kleiber, Metha, Maazel.

 

Il programma come sempre è dedicato alla famiglia Strauss e ai compositori che verso la fine dell’Ottocento contribuirono con valzer, polke, mazurke, operette, marce alla definizione di un irripetibile periodo della musica classica. Riccardo Muti, con i pezzi scelti per quest’anno, porterà anche un po’ di Italia.

Dice il maestro: “ L’ ouverture  che apre la seconda parte del programma è di Suppè, un compositore che si sentiva metà austriaco e metà italiano, per la precisione dalmata. E’ piena di riferimenti al mondo dell’opera italiana e all’interno si trovano elementi melodici tipicamente austriaci. E’ un esempio di come in molte occasioni, ad esempio nel diciottesimo secolo, i musicisti hanno reso unita l’Europa, a volte più dei politici. Pensiamo a Salieri che era a Vienna, Cherubini a Parigi, Cimarosa a San Pietroburgo, Mercadante in Spagna e viceversa. La musica è un elemento che unisce. Io stesso sono napoletano e dirigo i Wiener da 50 anni, quindi anch’io ho assorbito qualcosa di Vienna”.

 

Muti ricorda la sua prima volta sul podio del Concerto di Capodanno: “Ero più giovane e il Concerto di Capodanno è uno dei più difficili. Ci vuole un buon pilota per fondere le proprie idee con la tradizione dell’orchestra. Altimenti puoi seguire l’orchestra, ma in tal caso non c’è bisogno del direttore: l’orchestra può fare da sola e tu puoi essere un disturbo, in un certo senso. Avere direttori diversi ogni anno consente una buona combinazione. Nel 1993 non ho dormito per molte notti. L’orchestra mi aveva chiesto di dirigerla a Capodanno dopo le registrazioni che facemmo delle sinfonie di Schubert. Io ero molto esitante, ma in fondo Napoli e Vienna sono storicamente legate e dunque ho accettato. E’ stato molto difficile, temevo che con la mia inesperienza avrei potuto danneggiare i Wiener, una delle migliori orchestre del mondo e unica in questo repertorio. Però avevo un meraviglioso rapporto con i musicisti, che mi hanno messo a mio agio e finalmente abbiamo fatto il concerto. Anche dopo tutti questi anni e questa esperienza dico che non è facile, anche per l’orchestra. Dobbiamo suonare davanti a milioni di telespettatori e qualcosa può andar male. Del resto è umano, siamo tutti sotto il cielo. La gente però pensa che sia come una passeggiata nel parco. Non è vero, perché la musica è molto esigente e tecnicamente molto difficile. Il “Danubio blu” è così delicato che anche un solo errore in quel momento rovinerebbe tutto. Non vorrei essere al posto del primo corno”.

 

L’ultimo bis del Concerto è tradizionalmente la Radetzky-March, accompagnata dall’applauso ritmico del pubblico, che quest’anno non potrà esserci. Così Muti commenta la novità forzata: “Molti mi chiedono: ‘Maestro, com’è possibile la “Radetzky-March” senza applausi?’ Ma io rispondo che è stata scritta senza applausi! Quest’anno la ascolteremo come è stata scritta.”