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Dodi Battaglia ci porta in One Sky. Insieme ad Al Di Meola

Musica

Fabrizio Basso

I due chitarristi collaborano per la prima volta in un brano dal sound inaspettato e sorprendente, forte dell’unione dei loro diversi background musicali. L'INTERVISTA  all'ex Pooh

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Dodi Battaglia, storico chitarrista dei Pooh e conosciuto a livello internazionale tra i più vitali e produttivi musicisti italiani, e Al Di Meola, jazzista di eccezionale talento, considerato uno dei più grandi interpreti della chitarra, hanno creato un ponte naturale tra le loro diverse cifre stilistiche nell’ambito delle sei corde realizzando One Sky, a distanza di chilometri l’uno dall’altro, ma uniti dallo stesso amore per la musica e per il potere liberatorio che la stessa può esprimere. L’unione delle loro chitarre è la perfetta rappresentazione dell’esperienza crossover, grazie all’interazione tra l’inconfondibile sound pop rock di Dodi Battaglia e il mondo del jazz con contaminazioni latine di Al Di Meola. Per altro One Sky (Azzurra Music) è il primo interessante assaggio del nuovo disco di inediti di Dodi Battaglia, in uscita nei prossimi mesi.


Un brano dalla forte urgenza espressiva. Potrebbe essere la risposta italiana alla One degli U2?

Non è una risposta agli U2, non ho bisogno di fare cose, ho però urgenza di comunicare. C'è però una assonanza c’è, la mia potrebbe essere definita una risposta Mediterranea, più legata alla nostra figura femminile. Al Di Meola viene da vicino ad Avellino. Qui ci mettiamo un flamengo un po’ jazzato e internazionale.
Cosa rappresenta?
E’ l’elegia per noi maschietti, è una unicità, è rendere speciale una donna. Il brano nasce col mio approccio strumentale da poche parole; ha uno sviluppo armonico e melodico da manuale. Sulla stampa inglese hanno scritto per questo brano un articolo bellissimo perché il concetto è stato assorbito. Mi ricollego a quando ero ragazzino e studiavo la chitarra e avevo come esempi Paco De Lucia, Al di Meola e John McLaughlin.
Con Al come vi siete conosciuti?
Ci siamo incontrati a un compleanno di Zucchero. Io con altri colleghi faccio parte del gruppo Adelmo e i suoi Sorapis. Quando con Zucchero lo abbiamo visto lui ha detto di farci fare un Blues. In quel momento ho iniziato ad assaporarea realizzazione di un sogno. Da ragazzino suonavo otto ore di chitarra al giorno. Al è il capostipite del chitarrismo virtuoso degli anni Settanta.
Il brano anticipa un tuo nuovo album?
Sì ma bisognerà aspettare i primi mesi del 2021. Perché rimettersi in gioco con situazione economica tranquilla e nulla da dimostrare? E' la frenesia, ma preferisco dire urgenza, di comunicare al vicino di casa e agli amici guarda che bella cosa che ho fatto e come fa vibrare di felicità. Per i testi non essendoci più Valerio Magrini mi affido a ragazzi giovani con un linguaggio meno ridondante. In One Sky ci sono non di più di trenta secondi di cantato e di musica ma per la gente le parole sono il significato.
One Sky è anche un titolo evocativo: un cielo…ci stiamo tutti?
Non ho fatto altro che constatarlo, lo ho messo in evidenza. Parlo di un mondo che non ho costruito io ma siamo tutti programmati verso il prossimo, la famiglia…conta l’atteggiamento che ognuno di noi ha. Senza l'attrazione dell’amore niente più case, negozi, autostrade, figli, assicurazioni…
Credi che le stelle siano abitate?
Mi piacerebbe moltissimo essere ascoltato dalle stelle. Mischierebbe le carte, non sono un rivoluzionario ma ammetto che Galileo fu spiazzantecon le sue teorie. Occorre guardare avanti verso un futuro nuovo, io sono curioso della vita e sarebbe di una bellezza infinita incontrare qualcuno di un altro mondo.
Cosa puoi anticiparmi del nuovo progetto?
Nasce dalla mia volontà, dalla voglia di fare qualcosa che sia mio, legato alla mia unicità di intendere la musica e con meno ali tarpate verso le dinamiche del sistema. Non voglio avere i paraocchi. Mi ha divertito fare il disco D'Assolo che ho inciso con un unico strumento con parti ritmiche create percuotendo la chitarra e infine messe come lasagne una traccia sull’altra. Si dice che sia tutto uguale ma il mio è stato un esempio di cose diverse.
Ti diverti, insomma.
Alla fine dei Pooh potevo scegliere se trasferirmi sul pontile di casa mia in Sardegna a pescare e fare il nonno o rimittermi in gioco. In quattro anni ho fatto concerti legati al repertorio dei Pooh per vedere la gente felice sotto il palco: la vita è continuata in Perle e Perle 2, ho portato a compimento un percorso che andava fatto. Causa covid (tutto sul coronaviurs) avrei ancora da fare i concerti a Milano, Verona e Brescia già sold out che erano dedicati a questi pezzi. Poi sono passato alle mie nuove cose, una scelta folle e scellerata, non ho avuto paura di rischiare il flop. Ora non è un punto e a capo ma un punto e virgola. Voglio voltare pagina con grande rispetto del mio passato. E’ scollinare, ora guardiamo dietro la collina.
Il lockdown è stato creativo?
Un po’ mi sono dedicato alla famiglia e un po’ ho lavorato. Ho riflettuto su passato, presente e obiettivi. Non sapevo che sarebbe arrivato un disco. Ho già otto pezzi pronti. Sono stato introspettivo, igienico, salutare con la mascherina, ho fatto un po’ di ginnastica, una operazione jazz con Semplicity con Marcello Balena e una collaborazione con Mario Biondi che abbiamo condiviso con Annalisa Minetti e Gaetano Curreri per raccogliere fondi per il covid. Sto realizzando la versione audio di un libro di qualche tempo fa. Infine sto terminando un table book dedicato alle mie sessanta chitarre usate negli album, ognuna ha la sua storia: scheda tecnica con i miei appunti.
La tua Bologna è sempre una fucina di creatività?
Nei Sessanta ci fu un grande sviluppo dei musicisti bolognesi non per il dna ma per la via Emilia. Ti confesso che ho suonato nel mondo ma vorrei tornare in una balera chiamata Il Ragno Verde col palco a forma di conchiglia. Arrivavi al pomeriggio facevi amicizia, entrava gente in camerino, c'era una grande umanità. La coda davanti ai camerini finita l’esibizione era bellissima. Altra cosa che mi manca è metterci in macchina dopo un concerto e chiacchierare e rimasticare la musica. Risultava sempre molto creativo.
I Pooh continuano a essere ristampati…
Mi fa piacere, quello che abbiamo fatto sta avendo grande seguito, è una storia lunga 50 anni…lo trovo bellissimo. E poi anche se vietassimo la pubblicazione non si fermerà la musica.
La tua opinione sui concerti.
Fosse per me suonerai anche nel condominio per il mio atteggiamento, a me cambia poco il luogo, l’approccio con la musica sarà sempre lo stesso dai cinque anni a quando scomparirò da questo pianeta. Avevo un contratto per 40 concerti e ne ho fatto solo uno in Calabria in un anfiteatro, in sicurezza, prevendita ok: 15 giorni prima il Governatore ha fermato tutto con ulteriori restrizioni e non si è venduto più nulla: io lo ho fatto comunque mentre sono saltati i restanti 39. Viviamo la lontananza come iene arrabbiate, come leoni con le briglie. Ma la musica non si pouò fermare.