Il tempo di Anne, la clip esclusiva: Sophie Marceau diventa nonna nel sequel di LOL
CinemaVi presentiamo in esclusiva una clip di Il tempo di Anne, al cinema dal 15 ottobre con Europictures. Nel sequel di LOL - Il tempo dell'amore, Lisa Azuelos ritrova Sophie Marceau nei panni di Anne: la figlia Louise (Thaïs Alessandrin) torna a vivere con lei, mentre il figlio Théo le annuncia che diventerà nonna. Tra figli boomerang, nuovi amori e scontri generazionali, una commedia che attraversa le età della vita. Da Il tempo delle mele a oggi, Marceau continua a crescere insieme al suo pubblic
«Tutte le donne diventano come le loro madri. È la loro tragedia. Nessun uomo lo diventa. È la sua.» Così sentenzia Algernon Moncrieff in L'importanza di chiamarsi Ernesto, la commedia di Oscar Wilde andata in scena per la prima volta a Londra nel 1895. E chissà che cosa avrebbe aggiunto il dandy irlandese davanti a una madre che non ha alcuna intenzione di sentirsi già una nonna. Perché è esattamente questo il cortocircuito, dolce e un poco esilarante, su cui si regge Il tempo di Anne, la nuova commedia generazionale di Lisa Azuelos con Sophie Marceau, nelle sale italiane dal 15 ottobre 2026, distribuita da Europictures, con una durata di 105 minuti. Un film di cui vi presentiamo, in esclusiva, una clip.
Dal tempo delle mele al tempo di Anne: Sophie Marceau cresce con il suo pubblico
Il titolo italiano, del resto, non è un vezzo. Suona come un'eco, una rima a distanza di oltre quarant'anni con Il tempo delle mele di Claude Pinoteau, datato 1980, il film che trasformò una ragazzina parigina di tredici anni in un'icona generazionale, complice quella Reality di Richard Sanderson che ancora oggi risuona a ogni lento (chi non ha mai sognato di posare una cuffia sulle orecchie della persona amata scagli il primo Walkman).
Lì Marceau era Vic, l'adolescente alle prese con il primo amore. Nel 2009, con LOL - Il tempo dell'amore, la stessa attrice diventava Anne, madre divorziata alle prese con una figlia adolescente e con i propri desideri mai sopiti. Ora, diciassette anni dopo, Anne è sul punto di diventare nonna. Il tempo delle mele, Il tempo dell'amore, Il tempo di Anne: almeno per la distribuzione italiana, una trilogia ideale scandita dalle stagioni della vita. Tre film autonomi, ma un unico, involontario romanzo di formazione lungo quasi mezzo secolo. In Francia, invece, il nuovo capitolo è uscito l'11 febbraio 2026 con un titolo assai più esplicito: LOL 2.0.
Sicché Sophie Marceau ha attraversato, nell'immaginario cinematografico di diverse generazioni, tutte e tre le stazioni della vita: l'adolescente, la madre, la nonna. Lei stessa, nelle note di produzione, racconta che quando ha annunciato davanti ad alcuni uomini «Diventerò nonna al cinema», la risposta è stata un corale «Oh nooo!». L'effetto specchio, chiosa l'attrice, deve spaventarli. «Ma è la normale evoluzione delle cose. E non è ancora finita!».
Il tempo di Anne, la trama: figli boomerang e un nipote in arrivo
Anne si gode finalmente la libertà dopo che i figli hanno lasciato il nido. Tuttavia, la quiete dura poco. La figlia Louise (Thaïs Alessandrin) torna a vivere con lei in seguito a un fallimento professionale e sentimentale, mentre il figlio Théo (Victor Belmondo) le annuncia che presto la renderà nonna.
Se nel primo LOL a occupare il centro della scena era Lola, interpretata da Christa Théret, adesso lo sguardo si sposta anche sulla sorella minore Louise, cresciuta insieme agli spettatori e alle loro inquietudini. Tra scontri generazionali, sogni che cambiano pelle e nuovi slanci amorosi, Anne scopre che la vita non segue mai del tutto i piani stabiliti e che, a qualsiasi età, non si smette di imparare a crescere.
È il fenomeno che Azuelos chiama dei «figli boomerang»: quel momento in cui sei finalmente libera dagli obblighi e dallo sguardo altrui, e tuo figlio rientra dalla porta di casa. Con gli affitti alle stelle, osserva la regista, molti giovani adulti hanno bisogno di un periodo di transizione dai genitori per riprendersi dopo una caduta.
Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, se non fosse che stavolta a tornare all'ovile è una generazione cresciuta a pane e notifiche. Il cordone ombelicale non si taglia più: al massimo si ricarica con un cavo USB.
La clip esclusiva di Il tempo di Anne: Sophie Marceau alle prese con la futura nonnità
Nella clip che vi presentiamo in esclusiva, doppiata in italiano e con i messaggi sullo schermo sottotitolati, Anne si ferma davanti a uno specchio in un negozio di articoli per l'infanzia, sotto lo sguardo impassibile di una giraffa di peluche. Sulla superficie campeggia una scritta tanto incoraggiante quanto beffarda: You look amazing. Sei bellissima.
Eppure quel riflesso, che in fondo le restituisce l'immagine di una futura nonna, sembra inquietarla più che lusingarla. È l'effetto specchio, appunto, di cui parlava la stessa Marceau.
A richiamarla all'ordine ci pensa il figlio Théo: c'è da scegliere il seggiolino per il nipotino in arrivo. «Ma non è troppo presto per scegliere?», tenta di guadagnare tempo Anne. Per Théo, invece, non lo è affatto. Il resto è una piccola, irresistibile commedia degli oggetti: Anne ingaggia un corpo a corpo con gli accessori per l'infanzia e con un passeggino che sembra avere più meccanismi di un'astronave, mentre sua madre Françoise (Françoise Fabian), futura bisnonna, dispensa consigli con la sicurezza di chi ha già attraversato tutte le stagioni della maternità. Sicché, a sorpresa, è la generazione più anziana a mostrarsi meno intimorita dalle novità.
Esausta, Anne esce dal negozio. Ed ecco il cellulare: un messaggio della figlia Louise, salvata in rubrica con il vezzeggiativo di «Loulou». «Grazie mamma per tutto quello che fai per me», scrive, con tanto di cuoricino. Lei, intenerita, risponde: «È normale, tesoro», e il cuoricino lo restituisce.
Ma la gratitudine filiale, si sa, raramente arriva senza un secondo fine: «A proposito, ti dispiace se faccio un pokerino a casa con gli amici?». E Anne, laconica, commenta tra sé e sé: «Ah, ecco, mi sembrava... Ah, mamma».
In meno di un minuto e mezzo la scena condensa l'intero film: una donna stretta tra la generazione che sta arrivando e quella che, in realtà, non se n'è mai andata davvero. Perché i figli crescono, cambiano amori, lavori e indirizzi, ma conservano uno straordinario talento nel trovare sempre la strada di casa. Soprattutto quando serve qualcosa.
Un assaggio della leggerezza con cui Azuelos maneggia i conflitti familiari: scontri, sì, ma mai feroci. La regista lo ammette senza giri di parole, giacché si dichiara «incapace di filmare rapporti troppo duri». E in fondo è proprio questa grazia a rendere il suo cinema così riconoscibile: le famiglie litigano, si mandano messaggi interessati, poi si siedono di nuovo a tavola.
Lisa Azuelos e Thaïs Alessandrin: Il tempo di Anne è un film di famiglia
Azuelos, inizialmente, non voleva farlo. LOL era diventato un cult e il timore di deludere milioni di spettatori era forte. Il progetto nasce da una proposta di serie, poi trasformata nell'idea di un seguito costruito sul passaggio tra «una generazione che aveva a malapena MSN e un'altra nutrita a pane e social network».
A convincerla, oltre all'entusiasmo di Sophie Marceau, che ha detto sì quasi subito, è stata la tenacia della figlia Thaïs Alessandrin, che firma la sceneggiatura insieme alla madre e a Frédéric Da e torna nei panni di Louise.
Aveva otto anni ai tempi di LOL, quando chiese alla madre di non scegliere un'altra bambina al posto suo. Nel frattempo ha studiato arti liberali a Montréal e recitazione al conservatorio di Fontainebleau, legato alla Guildhall di Londra, ed è stata protagonista di Mon bébé.
Ma il set è diventato un affare di famiglia a tutto tondo: Carmen, la primogenita che aveva ispirato LOL, era alla macchina da presa, Ilan alla produzione. E la vita, come spesso accade nei film di Azuelos, ha superato la sceneggiatura: proprio durante le riprese la regista ha scoperto che Carmen aspettava un bambino.
«Io, che ho sempre avuto l'impressione che scrivere creasse la realtà, questa volta sono stata accontentata!».
Un corto circuito tra finzione e autobiografia che sarebbe piaciuto a Pirandello: i personaggi cercano un autore, ma qualche volta è la vita a riscrivergli il copione. E, per una regista che ha fatto dei passaggi generazionali la propria materia narrativa, poche coincidenze avrebbero potuto risultare più eloquenti.
Sophie Marceau, la Romy Schneider di Lisa Azuelos
Il tempo di Anne è il quarto film che regista e attrice girano insieme. Un sodalizio così stretto che, nelle note di produzione, Marceau ricorda un solo altro autore con cui abbia lavorato altrettanto: Andrzej Żuławski.
Azuelos, dal canto suo, ha pronunciato una frase che vale una dichiarazione d'amore: «Sophie Marceau è la mia Romy Schneider!».
«Lei guarisce i miei traumi, io guarisco i suoi, ci portiamo gioia a vicenda», racconta la regista. Marceau, parimenti, riconosce ad Azuelos il talento di «fiutare e catturare le cose della vita» e di lasciare agli attori la libertà di improvvisare.
È forse questa intesa, coltivata negli anni e nei film, a rendere Anne un personaggio così vicino alla sensibilità dell'attrice. Non una madre esemplare, non una nonna da cartolina, ma una donna che rivendica il diritto di continuare a desiderare, sbagliare e reinventarsi. Perché il calendario anagrafico non è necessariamente una sceneggiatura da rispettare.
Il cast di Il tempo di Anne: da Vincent Elbaz a Françoise Fabian
Accanto alle due protagoniste ritroviamo volti già noti ai fan di LOL, come Alexandre Astier nel ruolo di Alain, l'ex marito di Anne, e Jérémy Kapone, di nuovo Maël. C'è poi la grande Françoise Fabian, ancora nei panni della madre di Anne, mentre Anne Le Ny interpreta Fabienne.
A sparigliare le carte del cuore arriva Vincent Elbaz, che la regista definisce «formidabile»: con lui Azuelos ha voluto ribaltare una costante del proprio cinema, in cui le donne della sua età vivono storie con uomini più giovani.
«Possono esserci uomini di questa età che sono realizzati, simpatici, che insomma... ti fanno venire voglia!», scherza.
Victor Belmondo, nipote del grande Jean-Paul, è Théo, il figlio che sta per rendere Anne nonna. Completano il cast Nathan Japy, Isaline Prévost Radeff, Gaspard Meier e Sylvie Testud.
Le musiche originali portano la firma di Bonjour Meow, la fotografia è di Gilles Porte.
Social network, Rossella O'Hara e il presente come regalo
Sotto la superficie brillante della commedia, Il tempo di Anne ragiona sul nostro rapporto con gli schermi. «Oggi non posso più pranzare con qualcuno che tiene il telefono sul tavolo», confessa Azuelos, per la quale il presente «porta bene il suo nome. È un regalo della vita».
Un regalo che rischiamo di lasciare incartato, impegnati come siamo a fotografare, documentare e condividere ogni istante, magari dimenticandoci di viverlo. La regista osserva che ormai sembriamo accompagnati da un giornalista invisibile, sempre pronto a trasformare la nostra quotidianità in un reportage. Un paradosso che forse noi giornalisti dovremmo prendere particolarmente sul serio.
E di fronte a una lavorazione corsa contro il tempo, Azuelos rivendica un lato alla Scarlett O'Hara (la nostra Rossella): la notte prima delle riprese si addormenta dicendosi «Si vedrà domani». Che poi è la versione domestica del celebre «Dopotutto, domani è un altro giorno» di Via col vento.
Una filosofia che, in fondo, potrebbe sottoscrivere anche Anne. Perché non tutto deve essere risolto immediatamente, non ogni cambiamento richiede una risposta e non tutti i ruoli che la vita ci assegna devono diventare una prigione. Talvolta basta imparare ad abitarli, magari con un po' di disordine, parecchia ironia e la consapevolezza che crescere non significa smettere di essere se stessi.
Oscar Wilde, forse, oggi aggiornerebbe il suo aforisma. Le donne non diventano come le loro madri, semmai imparano, per dirla con Azuelos, che «per fare bene da madre agli altri, bisogna essere capaci di fare da madre a se stesse».
È la loro conquista. E non è affatto una tragedia.
Se fosse un cocktail
Se Il tempo di Anne fosse un cocktail sarebbe un Pomme d'Anne: Calvados Pays d'Auge, Lillet Blanc, succo di mela verde centrifugato, qualche goccia di orange bitters, completato con crémant de Loire e guarnito con una sottile fetta di mela.
La mela, ça va sans dire, è un omaggio a quel tempo lontano in cui Vic ballava un lento con le cuffie. Il Calvados, acquavite di mele che matura in botte, ricorda che si può invecchiare senza perdere il frutto. Il Lillet, aperitivo bordolese dal tono gentile, è la tenerezza materna. Le bollicine, invece, sono il nipote in arrivo: imprevedibili, festose e decisamente impossibili da tenere ferme nel bicchiere.
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