Prossimo James Bond, Lowden, Turner e O’Connor: cosa sappiamo sui provini finali

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

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Quando Ian Fleming, nella sua villa giamaicana di Goldeneye, dovette battezzare la propria spia, cercò il nome più piatto che riuscisse a trovare. Lo prese in prestito dalla copertina di un manuale di ornitologia, Birds of the West Indies, firmato da un serissimo studioso di uccelli caraibici che si chiamava, appunto, James Bond. Un nome abbastanza anonimo da lasciare tutto lo spazio alle avventure (e da non attirare l’attenzione, requisito non trascurabile per una spia). Eppure quel nome è diventato una delle identità più riconoscibili del cinema, sicché a ogni cambio della guardia torna a somigliare a una giacca appesa, in attesa di qualcuno che la indossi.

Adesso, secondo le indiscrezioni della stampa americana, a misurarsi con quell’eredità sarebbero Jack Lowden, Callum Turner e Josh O’Connor. Tre modi diversi di abitare lo smoking lasciato da Daniel Craig. Sullo sfondo, la regia di Denis Villeneuve e una domanda che riguarda il personaggio prima ancora dell’attore: quale James Bond vogliamo vedere?

 

Chi sarà il prossimo James Bond: le notizie sui provini

La ricerca del successore di Craig, che ha concluso la propria avventura con No Time to Die nel 2021, sarebbe arrivata alle audizioni finali. Secondo Deadline, almeno quattro attori avrebbero ricevuto un’offerta per uno screen test: tra i nomi indicati figurano Lowden, Turner e O’Connor, mentre il quarto resta per ora senza volto. The Hollywood Reporter cita invece soltanto Lowden e Turner, indicati anche dai bookmaker come i due favoriti.

Le ricostruzioni collocano i test a Londra tra venerdì 23 ottobre e la settimana successiva. Le sessioni, stando alla stampa di settore, erano previste già all’inizio del mese, ma gli impegni dei finalisti avrebbero costretto la produzione a raccoglierli tutti nella stessa finestra. Lo studio non ha confermato né il calendario effettivo né la composizione definitiva del gruppo. Nessuno dei candidati è stato annunciato come nuovo 007: le candidature vanno quindi considerate indiscrezioni.

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Jack Lowden, l’ipotesi di un Bond più vulnerabile

Scozzese, classe 1990, Lowden ha già un mestiere pericolosamente vicino a quello di Bond: interpreta River Cartwright in Slow Horses, la serie tratta dai romanzi di Mick Herron. Un agente caduto in disgrazia, costretto a cavarsela fra inseguimenti, errori e superiori che non distribuiscono carezze, a cominciare dal Jackson Lamb di Gary Oldman. Al cinema è passato da Dunkirk di Christopher Nolan a Maria regina di Scozia, fino al poeta Siegfried Sassoon di Benediction, diretto da Terence Davies.

La sua candidatura ha preso quota negli ultimi mesi. Ad agosto lo scrittore e conduttore Richard Osman lo aveva descritto come un nome considerato con molta serietà. Anche Gary Oldman ha rilanciato le voci sulla candidatura del collega, precisando poi di non conoscere la scelta della produzione. La moglie, Saoirse Ronan, ha glissato con eleganza, spiegando all’Associated Press che in casa l’argomento non salta fuori granché. È soprattutto quel misto di preparazione e vulnerabilità a rendere convincente l’ipotesi Lowden: un Bond capace di accusare il colpo, con il corpo e con l’orgoglio, uno smoking che si sgualcisce e una sicurezza da ricostruire scena dopo scena.

Callum Turner, l’eleganza della tradizione

Londinese, anche lui nato nel 1990, Turner possiede il portamento che rende quasi inevitabile immaginarlo accanto a un’Aston Martin. Il pubblico lo ha visto nella saga di Animali fantastici, in Emma., nella miniserie Masters of the Air e in The Boys in the Boat di George Clooney, ruoli che gli hanno permesso di alternare l’aplomb del cinema in costume all’energia dei racconti di guerra. A febbraio, alla Berlinale dove presentava Rosebush Pruning di Karim Aïnouz, gli hanno chiesto subito di Bond: ha risposto che era troppo presto per parlarne, con un mezzo sorriso che a molti è sembrato già una prova generale.

La sua candidatura suggerisce un ritorno all’eleganza più composta della saga, sostenuta da una presenza fisica immediatamente leggibile. La sfida, per lui, sarebbe trovare le incrinature sotto quella superficie impeccabile. Il matrimonio con Dua Lipa aggiunge poi una tentazione irresistibile per chi ama fantasticare, ovvero una canzone dei titoli di testa affidata alla popstar. Per ora resta, appunto, una fantasia.

Josh O’Connor, la possibilità di un 007 inquieto

Josh O’Connor porta nella conversazione una qualità diversa: il talento di rendere magnetico il disagio. Il pubblico italiano lo ha incontrato nella Chimera di Alice Rohrwacher, tombarolo inglese sospeso fra le necropoli etrusche e il fantasma di un amore. È stato il principe Carlo in The Crown e un tennista in Challengers di Luca Guadagnino, attraversando personaggi nei quali desiderio e fragilità fanno spesso attrito.

Da qui nasce la suggestione di un Bond inquieto, seducente anche nelle esitazioni, meno disposto a rassicurare chi lo guarda. Resta da capire quanto spazio possa trovare questa ambiguità dentro una macchina spettacolare come 007. Il suo fascino potrebbe nascere proprio dalla resistenza a farsi decifrare: una qualità utile, per un uomo che vive di segreti.

La scena della camera da letto nei provini di Bond

Nella storia della saga, lo screen test è diventato quasi un genere a sé. Nel 2022 Michael G. Wilson, per decenni produttore di Bond accanto a Barbara Broccoli, raccontò al British Film Institute che agli aspiranti 007 veniva fatta recitare una sequenza di A 007, dalla Russia con amore: Sean Connery rientra nella stanza d’albergo e trova Tatiana Romanova nel proprio letto. Una prova di presenza, seduzione e controllo del dialogo. Non è stato confermato che la nuova squadra utilizzi la stessa scena, ma l’aneddoto dice molto di quanto il ruolo dipenda da ciò che accade fra una battuta e uno sguardo.

Henry Cavill arrivò fino alle ultime fasi dei provini per Casino Royale, ma il regista Martin Campbell lo giudicò troppo giovane. La scelta cadde su Craig, accolto all’epoca da uno scetticismo che la sua interpretazione si sarebbe incaricata di smentire. Viene in mente Kagemusha di Akira Kurosawa, con il ladruncolo chiamato a prendere il posto del signore della guerra Takeda Shingen, costretto a imparare gesti e silenzi di un’identità più grande di lui. Ogni nuovo Bond affronta qualcosa di simile: deve abitare una figura che il pubblico crede di conoscere e trovare, dentro quell’armatura, un movimento tutto suo. Un’ombra del guerriero, insomma, chiamata a diventare il guerriero.

Quando sarà annunciato il nuovo James Bond

Una data ufficiale per la presentazione non è stata comunicata. La stampa di settore indica la possibilità di un annuncio entro la fine del 2026, ma l’attesa non equivale a una scadenza confermata da Amazon MGM Studios.

La squadra del film è invece definita nei suoi incarichi principali: Villeneuve alla regia, Amy Pascal e David Heyman alla produzione, Steven Knight, il creatore di Peaky Blinders, alla sceneggiatura. Nina Gold, già responsabile del casting di serie come Il trono di spade e The Crown, guida la ricerca dell’interprete. Il progetto nasce dopo il passaggio del controllo creativo della saga ad Amazon MGM, attraverso l’accordo del 2025 con Barbara Broccoli e Michael G. Wilson.

Chiunque venga scelto erediterà un impegno potenzialmente pluriennale e il confronto con tutti i volti che lo hanno preceduto. Fleming aveva cercato un nome abbastanza anonimo da passare inosservato. È forse l’unica missione che James Bond non è mai riuscito a portare a termine.

 

Se fosse un cocktail

Si chiamerebbe Screen Test. In un mixing glass con ghiaccio: 5 cl di London dry gin, 1 cl di Scotch whisky torbato, 1,5 cl di Lillet Blanc e due gocce di orange bitter. Si mescola, si filtra in una coppetta ghiacciata e si profuma con una scorza di limone. Il gin conserva l’eleganza della tradizione, il whisky introduce un’ombra scozzese, il Lillet strizza l’occhio alla Vesper di Casino Royale. Asciutto, lievemente fumoso, con qualcosa che sfugge al primo sorso. Mescolato, per una volta: anche Bond può concedersi un cambio di metodo

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