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Vanzina racconta "Tre sorelle", commedia romantica al femminile. L'intervista

Cinema

Bruno Ployer

Il titolo è 'Tre sorelle', ma le donne coprotagoniste del nuovo film di Enrico Vanzina sono quattro: molto diverse tra loro e tutte alle prese con un vuoto lasciato da amori finiti.

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Enrico Vanzina, con ‘Tre sorelle’, ci racconta il suo punto di vista sui significati dell’amore e sul bisogno di amare. Il suo nuovo film è una commedia romantica al femminile innestata nei nostri tempi, che stanno cambiando rapporti umani, sentimenti, abitudini e punti di riferimento di ciascuno di noi.

 

"Ho voluto fare un film sulle donne e con dei maschi che non fanno bella figura - ci spiega il regista e autore -.  Però non è sulle donne in generale: è su quattro donne. Non è un trattato di sociologia, è un racconto in piena libertà. Ho passato la vita a guardare gli altri, donne comprese; le ho guardate per tante ragioni: di affetto, amore, solidarietà, rispetto, talvolta di lite. In ‘Tre sorelle’ ho cercato di raccontarle anche con le loro fragilità. Quindi non è un santino sulle donne, è un film dove le donne hanno problemi importanti e con la forza del loro essere donne riescono a superarli.”

Se le sorelle del titolo sono tre, le coprotagoniste del film, in programmazione su Prime Video dal 27 gennaio, sono quattro, interpretate da Serena Autieri, Giulia Bevilacqua, Chiara Francini, Rocío Muñoz Morales. Quest’ultima è un’estetista sudamericana che ha conosciuto le difficoltà materiali della vita e riesce nonostante tutto a conservare brio e bontà d’animo. Le tre sorelle invece sono donne benestanti molto diverse fra loro, ma la tranquillità economica non basta a renderle felici. Tutte e quattro hanno un problema simile: si sono ritrovate senza i rispettivi uomini e con un gran vuoto interiore. A ciascuna di loro basterà qualche giorno di vacanza insieme per capire meglio se stessa. Questo è l’intreccio del film, che si svolge nel segno del sorriso e dell’ironia.

“E' un ritorno alla commedia romantica – spiega Vanzina-, un genere che negli ultimi anni si fa molto poco in Italia. E’ un genere meraviglioso che commuove un po’, fa sorridere, sognare e, quando il film è finito, ti fa dire che la vita in fondo è bella e vale la pena di viverla. Spero di esserci riuscito.”

 

Mi pare che al centro del film ci sia il bisogno di avere accanto a sé una persona da amare. E’ così?

 

“Sì, è un film sull’amore, un po’ alla Woody Allen, davanti al quale mi inchino. Siamo però al Circeo e non a Manhattan. ‘Tre sorelle’ è strutturato sugli archetipi della commedia, penso soprattutto a Marivaux (un autore francese del ‘700 che scrisse commedie di successo dove l’amore aveva una parte essenziale nelle vicende rappresentate, ndr). L’amore in questo film ha molte declinazioni: è necessario, superfluo, disturbante, accecante, consolante, drammatico, doloroso.”

 

Nella vicenda ci sono anche una disintegrazione e poi una ricomposizione dei valori e delle abitudini della famiglia…

 

“Siamo in un momento molto complicato - risponde Enrico Vanzina - ed è molto complicato anche parlare delle donne. All’inizio del film i figli spiegano a Serena Autieri come vedono i rapporti di coppia e sono molto più avanti di noi. Siamo ancorati a una visione di famiglia che si sta sgretolando: queste donne appartengono a quel mondo e lo vedono crollare. Alla fine però ritrovano la consapevolezza che bisogna stare bene con noi stessi, amare la vita a prescindere dall’amore mirato su qualcuno o qualcosa. Quando si ama se stesso, si diventa più rispettosi anche nei confronti degli altri.”

 

Secondo me alcuni dei momenti più esilaranti del film sono quelli in cui si fa ironia sulla contrapposizione tra cinema ricercato e cinema popolare. Come la pensa sull’argomento lei, che è figlio del grande regista Steno e con il suo scomparso fratello Carlo ha realizzato e scritto molti successi cinematografici?

 

“Io sono nato in una famiglia di cinema popolare. Mio padre, mio fratello ed io abbiamo frequentato un po’ tutti e credo che il cinema di Sorrentino sia identico al cinema più popolare. Generalmente il cinema d’autore è bellissimo quando è anche po’ popolare. D'altro canto è bellissimo il cinema popolare quando c’è qualcosa d’autore. La contrapposizione manichea che viene riproposta dalla critica è un po’ stucchevole.”

 

Enrico Vanzina, lei ha appena ricordato la sua famiglia e tutti noi sappiamo quanto sia importante per il cinema italiano. Vorrei dunque chiederle cosa significa per lei il fatto che ‘Tre sorelle’ esca in piattaforma e non in sala.

 

“Io sono stato fin dall’inizio un fautore dell’opportunità offerta delle piattaforme – sottolinea Vanzina-. La battaglia contro la tecnologia è sempre di retroguardia, si perde. Credo che il cinema troverà un modo di coesistere con le piattaforme. L’articolo 1 della Costituzione del cinema dice che il cinema è un rito da godere in sala. Sarà sempre così, aggiungo però che quando si realizzano prodotti per la piattaforma non bisogna avere la mentalità globale: bisogna mantenere la propria unicità e pensare che il film vada nei cinema. La distribuzione cambia, ma questo riguarda la tecnologia.”