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“Tutto il mio folle amore”, il trailer del film

Cinema

Gabriele Salvatores torna nelle sale italiane con un film on the road, che ricorda i suoi esordi e che racconta di un rapporto tra padre e figlio

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“Tutto il mio folle amore” è l’opera ultima di Gabriele Salvatores, liberamente tratto dal romanzo “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas. Un romanzo che, a sua volta, racconta la vera storia di Andrea e Franco Antonello, un papà e suo figlio autistico che hanno viaggiato in moto dagli Stati Uniti al Sud America.

Presentato in anteprima alla 76ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 24 ottobre prossimo. E vede nei panni del padre (biologico) Claudio Santamaria.

“Tutto il mio folle amore”: il trailer

A differenza del romanzo a cui è liberamente ispirato, “Tutto il mio folle amore” è ambientato nei Balcani e non si parla mai di autismo: la patologia di Vincent (l’esordiente Giulio Pranno) non è ben identificata, ma richiede comunque tutte le attenzioni del papà.

Per Gabriele Salvatores, è un ritorno al cinema on the road delle origini. Ed è un ritorno a dirigere Valeria Golino, che nel film interpreta la madre di Vincent e che è al suo quarto film col regista. «È un road movie molto vitale nel quale le persone si ri-incontrano, si scontrano, si riconoscono. Si rieducano a vicenda, si migliorano. Non solo padre e figlio», ha raccontato l’attrice. Che, in “Tutto il mio folle amore”, segue suo figlio e il papà biologico tra Slovenia e Croazia insieme al compagno, che ha adottato il ragazzo e che nel film ha il volto di Diego Abatantuono.

“Tutto il mio folle amore”: la trama

Willy (Claudio Santamaria) si definisce “il Modugno della Dalmazia”. Canta canzoni italiane e internazionali durante sagre di paese e saggi di danza, e conquista Elena (Valeria Golino) interpretando “Vincent” di Don McLean. Lei rimane incinta e lui, spaventato, la abbandona col bambino.

Sedici anni dopo, Elena è sposata con Mario (Diego Abatantuono), divenuto padre adottivo di Vincent. E Willy si ripresenta nelle loro vite, deciso a conoscere quel ragazzo bellissimo dai lunghi capelli biondi. Tuttavia, Vincent non è un ragazzo come tutti gli altri: la sua mente funziona alla perfezione, ma è autistico e non riesce a parlare molto bene. Per lui, seguire il padre biologico significa non solo conoscerlo, ma anche fuggire dalla vita di Elena e Mario, programmata in ogni minimo dettaglio.

È un film, “Tutto il mio folle amore”, che insegna come per la felicità conti molto la fortuna. Ma, soprattutto, è un film che insegna che la normalità non esiste. È “strano” Vincent, qui, ma è “strano” anche Willy e lo è anche Elena: solo Mario, editore letterario milanese e pragmatico, pare essere “normale”. Ed è lui a maturare la consapevolezza che una vita senza “stranezze” sarebbe povera e monotona. 

Un film dolce, talvolta divertente talvolta più profondo. Un film che non parla d’autismo, ma di un rapporto tra un figlio e un padre. Che parla di rapporti familiari, di come spesso gli equilibri siano delicati. Ma di come con l’amore si possa superare ogni cosa.