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Beatrice Venezi a Sky Tg24, direttore d’orchestra sui tacchi che rompe gli schemi. VIDEO

Spettacolo

Chiara Ribichini

A 29 anni è una delle poche donne al mondo a guidare orchestre a livello internazionale. Inserita da Forbes nella lista dei 100 Under 30 leader del futuro, ha pubblicato il suo primo album su Puccini e scritto un libro per innamorarsi della musica classica. L’INTERVISTA

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A tocchi di bacchetta è già salita, a soli 29 anni, sul podio dei teatri più importanti al mondo. Dal Giappone a Miami, dal Canada all’Argentina, dalla Russia al Libano. Ha un fascino indiscusso e una femminilità che esplode proprio quando indossa i panni del direttore d’orchestra. Beatrice Venezi (FOTO) è stata inserita da Forbes nel 2018 nella lista dei 100  Under 30 leader del futuro. Ha pubblicato il suo primo album, ha scritto un libro per innamorarsi della musica classica ed è stata da poco nominata direttore dell’orchestra della Toscana insieme ad altre due donne. A Sky Tg24 racconta le difficoltà di un lavoro che storicamente appartiene agli uomini. Ma anche le soddisfazioni e tutta la passione per quella sensazione di immersione nel suono che solo gli strumenti fisici dell’orchestra sanno dare.

Sul podio non rinuncia a gonne e tacchi alti. È stata spesso criticata per gli abiti che indossa…
Quel tipo di abbigliamento è proprio l’immagine che racchiude il messaggio della femminilità. Vuol dire che io non mi piego all’idea di dovermi conformare ad un atteggiamento e a un’immagine maschile per svolgere quello che storicamente è un lavoro maschile. Chiaramente questo è visto con una certa diffidenza da parte del mondo accademico.

Come sceglie un abito?
Sulla base della comodità prima di tutto perché comunque il mio lavoro è molto fisico e non devo avere impedimenti nel muovermi. E poi beh, gusto. Puramente gusto.

Quanto è difficile per una donna essere direttore d’orchestra?
Ci sono tanti cliché da abbattere, tanti pregiudizi. E questo lo si percepisce in tante situazioni. Dal parlare con figure di riferimento dell’ambiente fino alle critiche musicali che spesso sono più critiche sulla persona che sulla qualità del prodotto che produce. Raramente lo si avverte in orchestra perché l’orchestra è estremamente meritocratica e riconosce il merito, il valore del direttore d’orchestra. C’è la difficoltà di raggiungere alcune vette ma credo che questo sia comune anche ad altri ambiti lavorativi.

Come ha iniziato?
Lavoravo come maestro collaboratore, era la mia prima esperienza in Germania con una Madama Butterfly. A un certo punto il direttore d’orchestra io ancora non avevo preso una lezione, niente, non sapevo nemmeno che cosa fosse ma sapevo solo che avrei voluto fare quello nella vita. A un certo punto mi disse: ok so che vuoi fare il direttore d’orchestra e domani la prova con l’orchestra la fai tu. Mi ha dato questa grande opportunità di provarmi da subito e di capire che c’era qualche talento che poteva essere sviluppato.

Si fa chiamare direttore e non direttrice: perché?
Ritengo che non sia necessario sottolineare il genere di un professionista. Il voler sottolineare per forza il genere anche con termini che non sono propri rispetto a quel tipo di lavoro è una misura a mio modo di vedere ulteriormente ghettizzante.

Come si tiene insieme un’orchestra?
Si tiene insieme un’orchestra con il dialogo e con l’ascolto. Prima che un lavoro musicale è un lavoro che passa da materia umana.

C’è un’opera in particolare che le piacerebbe dirigere?
Un’opera poco conosciuta in Italia che è Lady Macbeth di Shostakovich. Sono molto legata all’area dell’ex Unione Sovietica. L’ho frequentata molto per lavoro e ho avuto modo di respirare proprio il colore locale e il modo di fare ed eseguire quel tipo di repertorio in quei Paesi. Il che assume tutto un altro colore. E’ un po’ come ascoltare l’opera italiana suonata in Italia o all’estero.

Parliamo del suo primo l’album, MY JOURNEY - Puccini’s Symphonic Works, realizzato con l’Orchestra della Toscana
Ho scelto Puccini perché è il compositore per eccellenza della mia terra. Io sono lucchese, condividiamo la stessa città, gli stessi natali ma anche un humus culturale e questo fa sì che sia anche particolarmente facile e immediato per me poter capire alcune sfumature e alcune citazioni presenti nelle sue opere. E poi Puccini oltre che un illustre concittadino è una figura di assoluto riferimento, quasi uno spirito guida che è sempre stato presente nei momenti più importanti della mia vita professionale.

Ha scritto anche un libro…
Sì, Allegro con fuoco, una piccola creatura che cerca di spiegare alcuni meccanismi della musica classica. E’ un libro di divulgazione che cerca di dare gli strumenti per capire, andare un po’ più in profondità ma allo stesso tempo proclama l’assoluta indipendenza dell’emozione dalla comprensione. E in questo la musica classica è come tutti gli altri tipi di musica.

Che musica ascolta nel tempo libero?
Un po’ di tutto. Mi piace rimanere aggiornata rispetto a quello che mi accade intorno, rispetto ai trend attuali.

Per esempio?
Sono amante di un certo “Brit-rock” ma non mi appassiono mai a un singolo cantautore o autore ma ci sono delle melodie che mi rimangono nella mente.

È stata inserita dalla rivista Forbes nell’elenco dei 100 giovani Under 30 del futuro. Quale messaggio pensa di dare ai suoi coetanei?
Il messaggio che cerco di portare avanti è quello dell’autenticità del singolo individuo. Non nascondere la propria natura ma anzi farne un punto di forza. E’ l’unicità del singolo che porta un valore aggiunto al lavoro che si svolge.

È molto attiva su Instagram. I social possono avvicinare i giovani alla musica classica?
È quello che sto cercando di fare attraverso l’uso dei social. Raramente posto cose che riguardino la mia vita privata. Anzi si sa poco e ci tengo che si sappia poco. Lo uso per cercare di incuriosire il più possibile rispetto alla figura del direttore d’orchestra. C’è bisogno di questo, di uno scatto. Perché una volta che si riesce ad ottenere, ad arrivare a toccare la materia della musica cosiddetta classica, quindi ad andare a teatro, sentire la sensazione di immersione nel suono che solo gli strumenti fisici dell’orchestra riescono a produrre non si può rimanere immuni dal fascino del teatro.