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Giffoni 2019, le giornate al cinema si fanno Dolcissime

Spettacolo

Fabrizio Basso

Il casti di Dolcissime a Giffoni

E' un film sulla necessità di tenerezza. Giffoni 2019 presenta Dolcissime, il nuovo film di Francesco Ghiaccio con Marco D'Amore come sceneggiatore. Ho incontrato il cast

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(@BassoFabrizio
Inviato a Giffoni Valle Piana)


E' uno dei film più attesi di Giffoni 2019: è Dolcissime, è distribuito da Vision e racconta, con una chiave di lettura originale, il bisogno di affetto che abbiamo. Lo ho visto e vi anticipo, attraverso la voce degli autori, dei protagonisti il valore, cinematografico e umano, del film, la cui regia è di Francesco Ghiaccio e in sceneggiatura c'è Marco D'Amore.

La sceneggiatura ha emozione ed è fondamentale nella sceneggiatura: quando Alice cade nell’acqua per la stanchezza con lo schermo bianco e nero: cosa rappresenta la scelta stilistica?
Massimo Ghiaccio: I nostri personaggi sono buio e luce, felicità e tristezza. C’è una inquadratura che parte dall’alto e tutto prende una nuova forma, è un lavoro di squadra.
Il contributo di Vision?
Massimo Ghiaccio: Vision ha sposato questa film e ci ha sostenuto in ogni fase: un film è fatto da qualche centinaio di persone anche se qui ora vedete solo noi.
E’ una storia vostra questa, ma come si entra in una storia non originale?
Marco D'Amore: Mi è capitato di più come attore partecipare a storie non mie dove ti scontri con una entità biografica che si chiama personaggio. Il tuo è uno spazio limitato di percorso. Arrivato a quasi 40 anni con Francesco Ghiaccio ci diciamo che siamo pronti a scrivere per altri e dedicarci all'altrui talento. Da attore è frustrante perché a volte contesti il regista quando dovresti limitarti a fare il tuo lavoro.
Quale è il confine della difficoltà nella vita?
Marco D'Amore: Ognuno ha le sue difficoltà nella vita. Luciano De Crescenzo diceva siamo uccelli con un’ala sola per volare dobbiamo stare abbracciati.
Affrontare tematiche così nella vita quanto aiuta ad affrontare il personaggio?
Le protagoniste: I nostri personaggi hanno portato a galla elementi che avevamo superato e messo da parte ma ci hanno aiutato a cambiare e a crescere. Prima del film c’era insicurezza da giudizio ora va bene così. Ci ritroviamo nel carattere dei personaggi. La sicurezza che emerge nel film almeno nelle scene iniziali non è poi così ovvia, c’è anche qualche bisticcio. Ma dopo il film la sicurezza arriva.
Abbiamo scoperto parti di noi che non conoscevamo. Alice è vista perfetta ma quando cade in acqua scopri che non lo è e si rivela come tutti gli altri. Se non rispetti le etichette ti trovi in difficoltà.
Il ruolo della mamma?
Valeria Solarino: per me è stato un momento meraviglioso perché mi sono confrontato con una generazione lontana da me. Entrare nella testa di questa madre è stato difficile, non mi immaginavo un genitore così spietato. Io non sono mamma, i miei genitori non sono così. Il mio personaggio quando è diventata mamma ha smesso di nuotare e dunque capisci che c’è un irrisolto.
Ogni inquadratura e colore è studiato: come avete lavorato?
Francesco Ghiaccio: Il primo passaggio difficile è spiegare cosa hai in mente perché tu hai immagini tue e il film è movimento. Il direttore della fotografia traduce tecnicamente tutto quello che vuoi fare. Di riprese abbiamo fatto cinque settimane per dieci ore al giorno. Mentre giri percepisci che con volto e intonazioni o quanto immagazzinato nelle prove che gli attori lo trasformano. Finite le riprese arrivi al montaggio e scopri che, vedendolo, tutto quello che hai immaginato assume sfumature differenti.
Che film è?
Marco D’Amore: Né un film sull’obesità o sulla grassezza, è un film sulla necessità di amore di cui ognuno di noi ha bisogno.
Le scene sotto l'acqua?
Francesco Ghiaccio: Alle ragazze è venuta l'otite e la macchina da presa si riscaldava e andava tirata fuori nel minor tempo possibile. In quegli istanti, per tre giorni di fila di ripresa subacquea, tutto si ferma. Ma quello che ottieni indietro è bellissimo, è la in fondo che le ragazze trovano loro stesse e trattenendo il respiro trovano se stesse.
Dopo tanti anni si sente ancora la necessità di essere attori?
Valeria Solarino: Non potrei concepire la mia vita senza questo stimolo. I tre anni di scuola a Torino mi hanno aiutato a capire cosa vorrei fare. Quando realizzi il sogno della tua vita puoi dire che a volte lavoreresti anche gratis.
Cast: Mai pensato di fare questo lavoro, due anni fa mai ipotizzato di fare un film. Ora è il momento di studiare recitazione e crescere a livello personale e di completare gli studi.