Silvio Muccino a processo per aver diffamato il fratello Gabriele

Spettacolo

Sotto accusa è finita un'intervista che Silvio fece nel 2016 durante la quale descrisse il fratello come "violento"

Silvio Muccino è stato rinviato a giudizio con l’accusa di diffamazione nei confronti del fratello Gabriele. Sotto accusa è finita un’intervista che fece nell’aprile 2016 nel corso della trasmissione "L’Arena", durante la quale il protagonista di "Come te nessuno mai" descrisse il fratello maggiore come "una persona violenta" e raccontò particolari privati su di lui. Per quelle affermazioni il Gup di Roma, accogliendo le richieste del Pm Antonio Calaresu, ha rinviato a giudizio Muccino junior fissando il processo al prossimo 14 gennaio.

L'intervista di Silvio Muccino

Nel corso dell’intervista di tre anni fa, Silvio Muccino descrisse appunto il fratello maggiore come "una persona violenta" e sostenne che Elena Majoni, ex moglie del regista, era stata vittima di "violenze domestiche" da parte del regista de "L'ultimo bacio". Muccino junior riferì che il fratello, che non era presente in studio durante l’intervista, colpì nel 2012 con uno schiaffo la moglie Majoni perforandole il timpano. Silvio affermò, inoltre, che l'allora moglie del regista spesso gli raccontava "che lui veniva alle mani" con lei.  

L'accusa di diffamazione

Sull’episodio della lesione al timpano, in particolare, Silvio Muccino aggiunse di avere detto il falso ai Pm: "Sono stato indotto a mentire e ho negato questo schiaffo davanti ai Pm. La mia famiglia l'ha fatto figurare come fosse un incidente avvenuto in piscina. E alla fine io ho reso falsa testimonianza. Era una mia responsabilità e scelsi la mia famiglia anziché la verità, non me lo sono mai perdonato, avevo 24 anni e feci crac". Per i magistrati di Roma quelle parole rientrano nel reato di diffamazione. La decisione del giudice è stata commentata con soddisfazione dall'avvocato Carlo Longari, legale di Gabriele perché "rappresenta un primo passo verso l'accertamento della verità a fronte di quanto era stato diffuso davanti a milioni di telespettatori nei confronti del mio assistito".

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