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Di Maio: non lavoriamo a un piano B per l’uscita dall’euro

Politica
Luigi Di Maio (Ansa)

Il vicepremier ha dichiarato che il governo non vuole abbandonare la moneta unica: “Non possiamo immaginarlo nemmeno per un attimo”. Ieri il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, aveva detto: “Bisogna essere pronti a ogni evenienza”

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Un piano B per uscire dall’euro? “Non ci sto pensando e il governo non sta lavorando a questo. Non possiamo immaginarlo nemmeno per un attimo". Così il vicepremier Luigi Di Maio torna sulla questione dell’abbandono della moneta unica da parte dell’Italia, dopo che ieri il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, aveva detto: “La mia posizione è di essere pronti a ogni evenienza". Le parole del ministro del Lavoro, secondo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, sono "un atto di grande responsabilità".

Di Maio: governo non vuole uscire dall’euro

"Il governo - ha aggiunto Di Maio - non vuole uscire dall'euro. Se poi gli altri cercheranno di cacciarci non lo so, ma questo non è nostra volontà, né metteremo gli altri nelle condizioni di farlo". Il vicepremier è anche tornato sulle parole di Savona sulla Bce, il cui statuto secondo il ministro andrebbe cambiato per migliorare autonomia e capacità di azione: “Se siamo nell'Unione Monetaria la Bce deve fare realmente come una banca europea, cambiando lo statuto in modo da atteggiarsi veramente da banca centrale”, ha detto Di Maio. (EURO SÌ EURO NO: LO SPECIALE DI SKY TG24)

Boccia: grande responsabilità di Di Maio

Il chiarimento di Di Maio sull’assenza di un piano B è stato apprezzato da Boccia: “Non ha alcun senso un piano B - ha aggiunto - Ha senso un piano di riforme europee che parta da una nuova stagione riformista per l'Europa che metta al centro il lavoro, la competitività delle imprese in Europa".

Savona: prepariamoci a tutto

Le parole sull'euro di Di Maio arrivano dopo le dichiarazioni di Savona (CHI È), secondo cui l’Italia non ha intenzione di uscire dall'euro ma “potremmo trovarci in situazioni in cui sono altri a decidere. Una delle mie case, Banca d'Italia, mi ha insegnato a essere pronti non ad affrontare la normalità, ma il cigno nero, lo choc straordinario”. Il ministro degli Affari Europei, che è tornato quindi su quel tema che non più di qualche settimana fa gli è costato il ministero dell'Economia e tante polemiche, ha affermato anche che c’è la necessità di "una stretta connessione tra architettura istituzionale dell'Ue e politiche di crescita se si vuole che l'euro sopravviva".