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Gas, aumento record dopo l'annuncio di stop temporaneo del gasdotto Nord Stream

Economia

Lorenzo Borga

La nuova manutenzione per il gasdotto Nord Stream 1, non annunciata, va volare il prezzo del gas in Europa. E si prospettano razionamenti. LO SKYWALL

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Il prezzo del gas naturale continua a salire. Lunedì 22 agosto ha raggiunto livelli vicini ai 300 euro a megawattora, dieci volte tanto quanto era quotato all'inizio del 2021.

 

La ragione del forte rialzo è dovuta all'annuncio di Gazprom della manutenzione straordinaria non programmata del gasdotto Nord Stream 1, dal 31 agosto al 2 settembre. Secondo la maggior parte degli analisti questa mossa conferma l'intenzione russa di mantenere artificialmente alto il prezzo del gas naturale, grazie al quale Mosca guadagnerà il 38 per cento in più dalle sue esportazioni energetiche nel 2022.

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Il gas è rincarato in poche ore di decine di euro a megawattora, sostanzialmente raddoppiando dall'inizio di luglio e triplicando dall'inizio di maggio. A questi prezzi sarà necessario verificare se gli sconti del decreto legge "Aiuti bis" saranno davvero sufficienti, secondo Arera. La stessa agenzia a fine luglio aveva stimato un raddoppio delle bollette a partire da ottobre: da allora però il prezzo del gas è aumentato ulteriormente, di quasi 100 euro. É probabile dunque che il colpo per famiglie e imprese possa essere ancora maggiore.

Prezzi alti anche in futuro

I prezzi alti d'altronde sembrano qui per restare. I valori futures di Ice - la società proprietaria della borsa di Amsterdam - mostrano prezzi destinati a rimanere molto più elevati degli anni scorsi almeno fino al 2025. Chi infatti oggi voglia comprare gas in vista della prossima estate dovrà sborsare 248 euro a megawattora e per l'inverno successivo 240 euro. Prezzi che ovviamente potranno variare nelle prossime settimane, ma che mostrano che per ora il mercato ritiene che l'emergenza continuerà.

Razionamenti sempre più probabili

Se la Russia dovesse davvero tagliare completamente i flussi di gas all'Italia, il nostro paese si troverebbe costretto a razionare una parte dei consumi, come è stato confermato recentemente anche dal presidente di Arera, Stefano Besseghini. Secondo le stime di Sky TG24 basate sugli annunci del governo e sulle importazioni di gas al 20 agosto, il nostro paese dovrebbe tagliare i consumi per circa 3,5 miliardi di metri cubi di gas. Più o meno il 5 per cento dei consumi nazionali, al netto di eventuali quote di gas che dovremmo pompare verso la Germania nel caso le famiglie tedesche rischiassero di rimanere senza riscaldamento. Il resto verrebbe compensato dall'aumento delle forniture da altri venditori, in primis l'Algeria e la Norvegia.

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Consumi di gas, indietro tutta

Se la Germania - assieme a qualche paese limitrofo - dovesse dichiarare lo stato di emergenza energetica, scatterebbe il piano di razionamenti obbligatori previsto dal recente regolamento europeo entrato in vigore l'8 agosto. Per i tedeschi sarebbe necessario tagliare i propri consumi del 15 per cento tra agosto e marzo, come secondo il Fondo Monetario Internazionale hanno già fatto negli ultimi mesi.

 

Per l'Italia invece - secondo il ministro Roberto Cingolani - il taglio si dovrebbe limitare al 7 per cento. Il nostro paese però nei primi mesi del 2022 - secondo l'elaborazione di Sky TG24 su dati Snam - ha aumentato i propri consumi di gas rispetto alla media degli ultimi cinque anni, a differenza di quanto fatto dai tedeschi. A richiedere più metano è stata in particolare la generazione di energia elettrica, necessaria per compensare il calo dell'idroelettrico. Famiglie, negozi e uffici invece hanno mantenuto sostanzialmente lo stesso livello degli anni scorsi, nonostante le bollette decisamente più care, mentre a calare decisamente sono state le industrie, che segnano per adesso un consumo minore dell'8,5 per cento.

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Ripercussioni economiche

Il taglio dei consumi - al di là del regolamento europeo - è fondamentale per ridurre i danni di un possibile taglio delle forniture russe. Secondo uno studio del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, senza il Nord Stream le riserve di gas dei paesi europei - se i livelli attuali dovessero essere quelli definitivi - si svuoterebbero entro la fine dell'anno. Fortunatamente i serbatoi sono destinati a continuare a essere riempiti fino ad agosto, per raggiungere livelli vicini al 90 per cento. Ma senza i continui flussi russi, questo potrebbe non bastare e i razionamenti potrebbero essere obbligati. In questo caso, secondo gli economisti del Mes, nel 2023 i paesi più colpiti sarebbero Germania e Italia, che subirebbero cali del Pil attorno ai 2,5 punti percentuali rispetto allo scenario base. Ma se il piano europeo avesse successo e si tagliassero il 15 per cento dei consumi in modo coordinato, le perdite economiche potrebbero essere decisamente ridotte.