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Maldestro con Egosistema fa uscire dalla sua vita Il panico dell'ansia

Musica

Fabrizio Basso

Riccardo Piccirillo

Undici canzoni con le quali l’artista racconta la sua storia, il suo passato e soprattutto il suo presente, mettendosi a nudo, spogliandosi di qualsiasi artificio e gettando via ogni possibile maschera indossata nel corso del tempo per paura di mostrarsi realmente agli occhi degli altri. L'INTERVISTA

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Una escursione dove il buio è più...buio per trovare la luce. Apire la valigia delle paure e delle angosce, svuotarla e tornare verso la vita quotidiana. Più leggeri ma consci che non ci sarebbe presente senza quel passato. E' un viaggio alla ricerca di un nuovo sé quello che compie Maldestro, all'anagrafe Antonio Prestieri, in Egosistema, il suo nuovo album. Undice canzoni, undici fotografie.

Nel momento in cui il virus ci costringe a convivere con noi stessi tu hai scelto di metterti a nudo: coraggioso! Ma chi te lo fa fare?
Me lo sono chiesto pure io. L’anima, l’esigenza interiore che mi ha permesso di essere più vero e diretto, senza fronzoli. Oggi è Antonio che racconta Antonio prima era Maldestro che raccontava Anotnio.
Tu hai sempre prestato attenzione al valore delle parole: oggi vengono rispettate?
Da sempre hanno una grandissima potenza e da sempre ne fanno un grande abuso. Oggi è cambiato il linguaggio, lo slang, come si evolvono gli essere umani cambia l’uso della parola. Petrarca e Manzoni avevano bisogno di un certo numero di parole oggi con una base solida e se sei studiato ti esprimi in 140 aprole.
I tuoi testi sono disseminata di indizi, ogni ascolto è una nuova chiave di lettura: quanto ti diverti ad andare sottotraccia?
Moltissimo. Proprio in questo disco per onorare il percorso non ci ho pensato molto, non ho creato un concept, ho parlato e tirato fuori quello che mi usciva. Si tratta di parole uscite dall’anima e le sottotracce le ho dentro di me. Le mie contraddizoni devono venire fuori.
Covid a parte, il futuro è sempre un precario equilibrio o qualche certezza la abbiamo?
Lo è sempre stato ed è la ragione perché ha fascino e mistero, non sai dove vai. L’evoluzione porta cambiamenti ma lascia macerie, è il gioco della vita. I social si criticano ma sono strategici. E come quelli che dicevano che il cavallo soffriva a tirare le carrozze poi è nata la macchina che riduce le distanze e non fa faticare i cavalli ma produce inquinamento. E quelle stesse persona hanno rilanciato la bontà delle carrozze. La questione è che l’uomo fa grande invenzioni ma non le padroneggia. 
Quanto c’è di te in Anna che non teme di sbagliare?
Tutto. E' una storia rubata davvero dagli occhi di una ragazza che ho visto in una stazione. Il nome è di fantasia.
In Pezzi di me usi la musica per ritrovare te stesso, è forse il brano più intimo: ci sono momenti della tua vita che non riesci a esorcizzare neanche con la musica?
Con altre forme li ho esorcizzati. Non mi definisco un cantauore, mi esprimo con la canzone, la drammaturgia del teatro o con la scrittura, ho prospettive analitiche da diverse prospettive. La canzone è smart, è la forma più immediata di comunicazione, io dico che è fisiologica come fare pipì...quando scappa...scappa.
Tutte le maschere che ti sei tolto e che racconti ne Il Panico dell’ansia le hai bruciate o le conservi come monito?
Bruciate no perché sono parte di me e mostrano quello che sono oggi. Prima raccontavo cose per proteggermi e per inesperienza. Sono fotografie, ogni tanto le guardo con nostalgia.
L’amore dolce di Segnali di Fumo e quello carnale di Un’altra bella scena: è difficile oggi raccontare i sentimenti?
Non è cambiato il sentimento ma il modo di declinarlo perché se sei stronzo o sei buono così resti. Prima c'era la lettera ora il messaggio vocale per vincere la timidezza. Abbiamo l’istinto delle bestie ci annusiamo, spero che l’umanità ne abbia bisogno sempre bisogno degli odori se non sarà estinta.
A chi manderesti un segnale di fumo?
Alla mia compagna. Lo ho già mandato.
La tua agenda da qui a Natale?
Si pensava sia agli instore che a un tour di presentazione con la band. Non sappiamo come muoverci e che fare, cerchiamo idee per raccontarlo e capire come diffondere l'Egosistema nella maniera più giusta. Fosse per me andrei in strada ma la situazione non permette.
Per altro hai un presidente della Regione Campania che se scendi in strada ti viene a cercare a casa.
Probabile. Non entriamo in politica, ma ti dico una cosa: se Paolo Sorrentino quando ha girato La Grande Bellezza al posto di Toni Servillo avesse scelto per il ruolo di Jep Gambardella Vincenzo De Luca avrebbe avuto ancora più successo.