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Addio a Peter Brook, il regista britannico e leggenda del teatro aveva 97 anni

Spettacolo
©Getty

L'artista considerato una delle più grandi figure della scena teatrale internazionale, si è spento a Parigi il 2 luglio all'età di 97 anni. A riportare il triste annuncio, il quotidiano francese Le Monde su Twitter

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Peter Stephen Paul Brook (questo il suo nome completo all'anagrafe), è morto all'età di 97 anni, sabato 2 luglio a Parigi. A riportare il triste annuncio, il quotidiano francese Le Monde su Twitter. Considerato una vera e propria leggenda, tra i maestri del teatro del Novecento più grandi, il regista britannico, nato a Londra il 21 marzo 1925, è stato uno dei maggiori interpreti di Shakespeare e profondo innovatore.

 

Il teatro è stato nella vita di Brook sin da quand'era ragazzo, firma la sua prima regia a 18 anni e si fa notare come interprete delle opere di Shakespeare, tanto da diventare, prima, direttore del London's Royal Opera House e, nel 1962, della Royal Shakespeare Company, dove affianca ai classici una serie di opere moderne e lavori sperimentali ispirate in particolare al 'teatro della crudeltà' di Artaud, come un celeberrimo 'Marat-Sade' di Peter Weiss e 'Us' lavoro che faceva riferimento alla violenza della guerra in Vietnam e si concludeva 'scandalosamente' con un segno forte, bruciando viva una farfalla. 

Nel 1970 il regista si trasferisce a Parigi dove fonda il Centre international de creation thetrale e apre Les Bouffes du Nord, qui lavora a quello che è diventato un colossale spettacolo di nove ore, il 'Mahabarata'. Brook ha diretto anche nove film per il cinema e con i suoi spettacoli, ha sempre di viaggiato in giro per il mondo. 

Le parole di Giovanna Mezzogiorno

"Non ci sono parole per descrivere il dolore, lo sgomento e il senso di abbandono, di perdita immensa, non solo per noi che siamo stati i suoi attori ma per l'intera umanità. È stato il mio maestro, il mio secondo padre, gli devo tutto''.  Lo dice Giovanna Mezzogiorno nel giorno della morte di Peter Brook. ''Spero che il suo viaggio sia felice. La sua vita è stata esemplare e quello che ha regalato a milioni di persone rimarrà punto di riferimento, esempio di rigore e genialità senza pari."


Il ricordo di Claudio Longhi, direttore del Piccolo Teatro di Milano

 

"Con la sua arte magistrale in grado di dialogare con molteplici mondi, Peter Brook ha incarnato l'anima di quell'età d'oro" del teatro che è stato il Novecento". Così Claudio Longhi, direttore del Piccolo Teatro di Milano, ricorda Peter Brook. "Fedele a una potente vocazione originaria, il suo è un percorso che ha coniugato - cosa rara - la grande tradizione del teatro di regia in un'ottica critico-ermeneutica, con Shakespeare come stella polare, con l'interesse per la dimensione performativa, sulla scia di Grotowski, e per l'orizzonte antropologico, nel segno di una genuina curiosità per gli universi dell'alterità". In questo tragitto, numerose, e sempre sorprendenti, sono state le occasioni di incontro con il Piccolo Teatro. Sullo sfondo, dietro i paesaggi che Brook ha attraversato e gli immaginari cui ha dato vita, - conclude Longhi - si staglia la riflessione sul significato profondo del teatro, sulla sua insopprimibile necessità".

il cordoglio di Nino Marino, direttore del Teatro stabile dell'Umbria

"Se ne è andato il più grande maestro e regista del '900. E, anche se lui non voleva essere chiamato 'maestro', sono convinto che non ci sia definizione migliore per chi ha reinventato e rivoluzionato l'arte della messa in scena a livello mondiale": così Nino Marino, direttore del Teatro stabile dell'Umbria, si unisce al cordoglio per la scomparsa di Peter Brook, da molti anni in "strettissimo" rapporto con il Tsu. "La Tempesta - ricorda Marino - è la creazione con cui Shakespeare ha voluto congedarsi e 'riporre le armi della magia'. Mi piace pensare che non sia un caso che proprio l'ultimo spettacolo di Brook corrisponda a quello del drammaturgo e poeta inglese con cui 'passava la vita a dialogare', come raccontò lui stesso una sera a Brunello Cucinelli. Ricordo che alla prima italiana di Tempest project ci chiamò dalla sua casa a Parigi per sapere com'era andato il debutto e come aveva reagito il pubblico. Gli facemmo ascoltare gli applausi dal telefono... fu un momento emozionante, di profonda umanità e amicizia che non potrò mai dimenticare".