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Alessandra Ferri è Eleonora Duse alla Fenice: “Non c’è confine tra la vita e la scena”

Spettacolo

Chiara Ribichini

L’étoile debutta a Venezia con la coreografia di Neumeier ispirata all’attrice simbolo del teatro moderno e alla sua storia tormentata con D’Annunzio. “Non la considero così vittima, era una donna forte. Si usavano a vicenda, come accade in tutte le coppie”. INTERVISTA

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“Non c’è confine tra la vita e la scena. La vita è una. E lei era sempre lei”. Alessandra Ferri torna in Italia per interpretare Eleonora Duse, una delle più grandi attrici italiane, celebre musa di D’Annunzio e fonte di ispirazione per Stanislavskj. Dopo aver interpretato Virginia Woolf, nel balletto appositamente creato per lei da Wayne McGregor, andato in scena poco meno di un anno fa al Teatro alla Scala di Milano, ora danzerà con il Balletto di Amburgo Duse, la coreografia firmata da John Neumeier, al Teatro la Fenice di Venezia da stasera fino al 9 febbraio.
Una prima nazionale in una città gravemente ferita dall’acqua alta del 12 novembre scorso. Abbiamo raggiunto Alessandra Ferri al telefono.

Una donna, una grande artista. Eleonora Duse è un ruolo che sente vicino a lei?

Ci sono strane coincidenze che mi hanno aiutato ad avvicinarmi. Anche per lei Giulietta, ad esempio, è stato il primo e grande ruolo. Così, esattamente come è accaduto a me, a un certo punto della sua carriera scelse di lasciare la scena per poi tornare sul palco in un momento più maturo della sua vita, con una maggiore consapevolezza. E ci sono punti di contatto su alcuni aspetti della vita privata. E’ sicuramente una donna che sento molto affine a me anche per il suo approccio al lavoro, per quell’onestà di salire sul palco senza veli e senza filtri. Non interpretava mai un personaggio ma denudava la propria anima.

“Le donne delle mie commedie mi sono entrate nel cuore e nella testa che mentre m’ingegno di farle capire a quelli che m’ascoltano sono esse che hanno finito per confortare me”. Si ritrova in questa frase di Elonora Duse?

Assolutamente sì. Interpretare queste donne è sempre un lavoro di introspezione. E’ come avere una tavolozza di mille colori dentro. Per ogni personaggio io devo prima capire che colore è e poi andarlo a cercare nella mia anima e nel mio vissuto. Quando si dice che si interpreta sempre se stessi, è la verità.

Cosa l’ha colpita di più della figura di Eleonora Duse?

La sua solitudine ma anche la sua forza. Era una donna che ha avuto il coraggio di amare ma anche di stare sola. Conosciamo la storia travagliata con D’Annunzio… ecco io non la considero affatto una vittima. Si usavano a vicenda, come accade in tutte le coppie. Certo, D’Annunzio aveva una grande personalità e l’ha fatta soffrire molto. Ma aveva bisogno di lei. Ed Eleonora Duse era molto forte con un vero e unico grande amore: la sua arte.

La storia d’amore con Gabriele D’Annunzio, sbocciata proprio a Venezia, come viene raccontata nel balletto?

La coreografia tratteggia questo amore turbolento fatto di alti e bassi. E’ proprio uno scontro sotto tutti i punti di vista: erotico, di personalità. Avevano due caratteri opposti: lei voleva vivere nascosta, lui voleva essere sempre essere al centro di tutto.
Il balletto è un flashback. Inizia con Eleonora Duse già anziana che guarda il film Cenere e con la mente e il pensiero torna indietro negli anni. I ricordi della scena si mischiano con quelli della vita. E i personaggi delle sue commedie diventano persone fisiche.

Qual è il confine tra il palco e la vita?

Non c’è. La vita è una. Quando sono in scena vivo un momento della mia vita. Anche per Eleonora Duse era così. Lei non aveva un personaggio, non c’era divisione tra la donna e l’attrice. Era lei sempre, era una.

Duse è una delle eroine che stanno segnando, insieme a Chéri e a Virginia Woolf, questa seconda fase della sua carriera. C’è qualche altro ruolo che le piacerebbe interpretare?

Trovo molto stimolante portare in scena donne che corrispondono a quella che sono ora. Con la mia maturità e la mia età. Mi piacerebbe interpretare una 50enne di oggi, capace di guardarsi allo specchio e di sorridere di fronte alle rughe e allo scorrere del tempo, consapevole di essere più forte di prima. Ecco questo sarebbe un bel ruolo.

Cosa le piace di più di questa età?

Il fatto di poter essere pienamente se stesse. Di non avere più bisogno dello sguardo degli altri. Se guardo indietro non mi manca nulla. Non ho rimpianti. Certo, le rughe e i capelli bianchi scocciano un po’ ma alla fine sono delle sciocchezze.

Come si riesce, a più di 56 anni, a ballare come lei? Qual è il suo segreto?

Lavorando come una pazza (ride). Amo molto il lavoro dietro le quinte, adoro studiare la danza, prendermi cura del mio corpo dal punto di vista atletico e con intelligenza. Tutto questo mi affascina. Quando non provo mi alleno sempre per tre ore al giorno. Tutte le mattine, prima della lezione di danza faccio pilates e girotonic. Ma non mi pesa. Lavoro con il mio corpo da quando ho 10 anni. Tutto questo per me è naturale.

Eleonora Duse ha rivoluzionato il teatro, rompendo gli schemi dell’Ottocento. Anche lei ha cambiato e lasciato un segno nella storia della danza. In che cosa?

Credo di aver dato ai balletti di repertorio una grande umanità e verità. Ho spogliato un po’ il classico da certi manierismi e da certe pantomime portando una recitazione molto contemporanea e vera. Ho reso queste eroine più carne ed ossa, meno eteree e meno fate.

Lei ha rappresentato un modello per intere generazioni di danzatrici. Quali sono stati i suoi?

Io sono cresciuta con il mito di Carla Fracci, meravigliosa ballerina. Andando via dall’Italia ho scoperto altre grandi danzatrici come Marcia Haydée, Natalia Makarova o Suzanne Farrell. Ma non ho avuto veri modelli, ho sentito piuttosto un’attrazione forte per alcuni coreografi. Non mi sono modellata nel riflesso di un’altra ballerina ma lavorando con questi geni. Da Kenneth MacMillan a Roland Petit fino a John Neumeier.

Le sue figlie hanno preso altre strade…

Io ho avuto una chiamata, quella di essere una ballerina. Loro non hanno un istinto per un qualcosa così forte ma queste sono situazioni molto rare. Sono due ragazze vivaci e intelligenti. Cosa ho trasmesso a loro? La libertà di essere chi sono. Ho fatto sempre sentire alle mie figlie la fiducia di sapere che ce la faranno. Di non dubitare mai.

Nel tempo libero va mai a teatro?

Sì certo. Londra (la città dove ora abita, ndr) offre davvero spettacoli di ogni tipo. Vedo un po’ di tutto ma non sono un’appassionata di musical. E’ il genere tra tutti che mi tocca meno.

Come ha vissuto l’uscita di Londra all’Ue?

Il giorno dell’addio ero ad Amburgo a provare, non ero a Londra. In questi mesi la città ha patito molto. In tanti abbiamo sperato fino all’ultimo che non accadesse. Ora mi auguro che si rimbocchino le maniche e che riprendano in mano una città che è stata molto trascurata nel caos vissuto in questo periodo.

Dove si sente a casa?

Io sono nata a Milano, ho vissuto per 30 anni a New York e sono cresciuta a Londra, dove ho scelto di abitare in questo periodo. Mi sento a casa in tutte e tre queste città.

Come Londra, ma per motivi completamente diversi, Venezia è una città che ha attraversato un momento molto difficile. Lo stesso Teatro la Fenice ha subito ingenti danni per l’acqua alta del 12 novembre 2019...

Ad Amburgo abbiamo fatto una prova aperta al pubblico per raccogliere fondi da donare alla Fenice (il video in alto all'articolo ne mostra una parte, ndr). Penso che tutto quello che è accaduto si sarebbe potuto evitare, che sia in parte anche colpa di una cattiva gestione. Sono felicissima di tornare a ballare in questa città che è magica e unica. E sono contenta di farlo con Duse.