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Il Pd, il congresso e la danza frenetica dei candidati

Politica

Massimo Leoni

Nuova puntata de "La Guida" di Massimo Leoni. Dopo le elezioni, per aiutarci a capire cosa succede adesso

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Accelerare, ha detto Enrico Letta il giorno dopo la sconfitta. Accelerare il passo verso un congresso previsto per marzo e invece da celebrare prima, perché quello che è successo il 25 settembre al Pd significa che quel partito va rifondato. Un congresso profondo, dice sempre Letta, perché è nel profondo di quel partito che qualcosa non ha funzionato. E nonostante, un anno e mezzo fa, la chiamata al Nazareno del fuoriclasse straniero, acclamato allora come la migliore risorsa che quella comunità poteva mettere in campo. Anche allora,nel passaggio tra Zingaretti e Letta non si aprì una fase di riflessione. Obiettivamente difficile. Pd nel governo, la pandemia ancora invadente, il Pnrr da mettere in sicurezza. La soluzione Letta era insperata, ma una volta a portata di mano, tutti pensarono che riflettere sarebbe stata un’inutile perdita di tempo. Anche adesso il Pd va di corsa, forse parecchio più veloce di quello che intende lo stesso Letta per “accelerazione”. Soprattutto i candidati alla segreteria hanno gran fretta, anche se si affannano a chiarire che la loro disponibilità c’è solo se è utile al partito, nessuna ambizione personale, per carità. E sono già tanti a girare intorno alla segreteria, ormai contendibile. Una lungimirante nostra collega l’ha chiamata “la danza macabra”, prima che iniziasse. Bonaccini, Ricci, De Micheli. Eppure ora tempo ce n’è, non poco. Un ruolo da opposizione che si prevede lungo, elezioni politiche non dietro l’angolo. Certo ci sono le regionali, ma insomma potrebbe essere il momento ideale per rallentare. Rifondare è lavoro di lunga lena. E ormai Conte, Renzi e Calenda i voti li hanno portati a casa. Elogiare la lentezza sarebbe anche un modo appropriato di rispettare un popolo ridimensionato, ma pur sempre numeroso, che ha votato PD. Presto e bene raro avviene.