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Caserta, figli dati in pegno agli usurai per pagare i debiti

Campania

Lo riporta Avvenire. "Se ci sono figli o figlie in età da lavoro, legalmente, maggiorenni o minorenni, lo strozzino chiede al padre di impiegarli in un'azienda a lui vicina, ma non riconducibile alla sua persona. E in questo modo si paga il debito, se tutto va bene", spiega il presidente della Camera di Commercio di Caserta, Tommaso De Simone, che ha denunciato il fenomeno

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Figli dati in pegno agli usurai per lavorare in nero e pagare i debiti della famiglia. "È uno dei raccapriccianti modi di estinzione dei prestiti, o meglio per perpetuarli all'infinito, che stanno utilizzando gli strozzini in questi ultimi mesi", lo scrive Avvenire spiegando che "la quarantena ha reso ancora più drammatiche le condizioni di tante famiglie indebitate fino al collo". Un fenomeno denunciato nel Casertano dal presidente della Camera di Commercio locale, Tommaso De Simone, "ma è possibile che altri episodi del genere si stiano verificando in altre zone del Mezzogiorno", scrive il giornale. "Se ci sono figli o figlie in età da lavoro, legalmente, maggiorenni o minorenni, lo strozzino - riferisce il Presidente della Camera di Commercio locale - chiede al padre di impiegarli in un'azienda a lui vicina, ma non riconducibile alla sua persona. E in questo modo si paga il debito, se tutto va bene".

Consulta Antiusura: “Solidarietà alle famiglie taglieggiate”

La Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II esprime "solidarietà e vicinanza alle troppe famiglie taglieggiate dalla ripugnante, odiosa e mortale piaga dell'usura". La denuncia del Presidente della Camera di Commercio di Caserta "fa sobbalzare dalla sedia anche i volontari delle 32 Fondazioni antiusura che da oltre 25 anni operano su tutto il territorio nazionale. Le storie delle vittime di usura sono sempre raccapriccianti e mostruose, non basterebbero un giorno, una settimana, un anno per raccontare le lacrime e la disperazione di cui sono depositarie le Fondazioni Antiusura in un quarto di secolo: le vittime di usura - sottolinea la Consulta legata alla Cei - si sono vendute gli organi, hanno fatto prostituire mogli e figli, si sono date fuoco, si sono lanciate dai piani alti delle abitazioni, hanno ingerito sostanze mortali, tante sono morte di crepacuore e per paure di minacce personali, familiari e aziendali". "La Consulta Nazionale Antiusura, insieme a Papa Francesco, dall'inizio della pandemia, hanno lanciato per prima l'allarme usura che silenziosamente si stava infiltrando nelle famiglie italiane. In seguito anche le altre associazioni e istituzioni nazionali e locali hanno sottolineato questo allarme. Siamo ora al momento dell'azione: non si resti indifferenti o quasi nella fase della denuncia di quanto sia brutta e cattiva l'usura", sottolinea la nota aggiungendo: "L'usura è una tassa patrimoniale all'incontrario, che pagano soprattutto i poveri". "La Consulta Nazionale Antiusura - dichiara il presidente, mons. Alberto D'Urso - rilancia le proposte di dialogo e collaborazione al mondo della politica, delle istituzioni e del volontariato, per contribuire alla lotta contro l'usura e a combattere la povertà, per costruire un sistema economico più equo e solidale".