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Recovery, tra i paesi dell'area euro metà dei fondi andranno all'Italia (per ora)

Economia

Lorenzo Borga

Tra i fondi per i paesi dell'area euro l'Italia ha richiesto la metà della torta. Ma le cose potrebbero cambiare se altri paesi chiederanno i prestiti della Commissione Europea

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La metà dell'intero Recovery Fund (LO SPECIALE DI SKY TG24) andrà all’Italia. Già si sapeva che il nostro paese sarebbe stato il maggiore beneficiario dei fondi europei, ma il nuovo calcolo della Banca Centrale Europea è di quelli che fanno impressione. Secondo l’ultimo bollettino economico infatti il 48 per cento dei fondi richiesti a oggi dagli stati dell'area euro andrà a Roma, seguita dal 17 per cento alla Spagna, il 10 alla Francia, l’8 alla Grecia e il restante diviso tra gli altri paesi.

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Questa sproporzione a nostro vantaggio è frutto di differenti scelte dei governi nazionali. L’Italia è infatti l’unico paese, assieme alla Grecia, ad aver chiesto a oggi l'intero ammontare messo a disposizione dal Recovery Fund: 69 miliardi di sussidi e 112,6 di prestiti (e questi ultimi dovranno essere restituiti). Le altre capitali hanno deciso diversamente chiedendo tutti i sussidi spettanti ma nessun prestito, o al più solo in minima parte.

Ma queste scelte potrebbero essere riviste. Secondo i regolamenti europei per chiedere i prestiti c’è infatti tempo fino ad agosto 2023 e molti paesi si sono lasciati le mani libere. Teresa Ribera, ministra dell’energia spagnola per esempio in una recente intervista al Financial Times ha incluso anche i prestiti per sottolineare quanto siano ingenti le risorse europee.

 

In effetti fino a ora la convenienza dei prestiti della Commissione era ridotta: fino a pochi mesi fa il costo di contrarre nuovo debito pubblico era ai minimi degli ultimi 10 anni e dunque prendere in prestito soldi dal mercato finanziario - come gli stati fanno da sempre - o dalla Commissione Europea non faceva grande differenza, soprattutto per i paesi più solidi.

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Ora però le cose potrebbero cambiare: i tassi di interesse si stanno rialzando, spinti dalla ritirata degli aiuti delle banche centrali. E i prestiti europei a tassi stracciati, pari quasi a zero, potrebbero tornare di moda tra le cancellerie europee. Per ora però, in attesa che altri grandi paesi facciano questo passo, l’Italia vale metà di tutto il piano europeo.