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Musica, per la prima volta lo streaming è la maggiore fonte di ricavi

Economia
Lo streaming rappresenta il 38,4% dei ricavi globali del mercato musicale (Archivio Getty Images)

Lo afferma il Global Music Report 2018 diffuso dalla Federazione internazionale dell'Industria Fonografica: i brani online costituiscono il 38,4% dei 17,3 miliardi di dollari del mercato discografico globale

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Nel 2017 il mercato discografico globale ha segnato un incremento del 8,1%. Lo segnala il Global Music Report 2018 della Federazione internazionale dell'Industria Fonografica (Ifpi) precisando che lo scorso anno si è confermato il terzo consecutivo di crescita dal 1997. Una crescita guidata dallo streaming e quantificata in 17,3 miliardi di dollari di ricavi per l'intero anno.

Le cifre della musica mondiale

Per la prima volta lo streaming è diventata la principale fonte di entrate con con 176 milioni di utenti di servizi a pagamento. Secondo lo studio, il flusso dei dati audio musicali, rappresenta il 38,4% dei ricavi totali dell'industria discografica e la sua crescita (+45,5%) ha più che compensato il calo del 5,4% delle entrate fisiche e quello del 20,5% di download. Grazie al traino della fonte streaming, nel 2017 i ricavi digitali hanno hanno rappresentato per la prima volta oltre la metà di tutte le entrate (54%). Il terzo anno consecutivo di aumento segue tuttavia quindici anni di significativo calo delle entrate. Nonostante il recente rialzo, i ricavi del 2017 corrispondono solo al 68,4% del picco del mercato del 1999. Le vendite fisiche sono crollate di nuovo, ma si è registrato un vero e proprio boom per il vinile, che è cresciuto del 22,3 % grazie alla passione degli audiofili. ''Il mercato italiano nel 2017 ha visto un calo per lo più dovuto a una revisione delle basi contrattuali con le piattaforme, ma i primi mesi del 2018 hanno già mostrato un nuovo balzo con lo streaming (+67,5%), che supera il fisico, comunque in crescita nel primo trimestre (+5,8%)'', ha affermato il l'ad di Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana), Enzo Mazza. Oggi lo streaming in Italia rappresenta il 45% di tutte le entrate discografiche e supera di poco i ricavi del segmento fisico. Tra il 2013 e il 2017 il mercato italiano digitale ha visto una crescita media del 13%.

Il problema della distribuzione online

Ancora una volta, torna in evidenza la questione del "value gap", che crea una disparità tra i ricavi che provengono da alcune piattaforme rispetto a quanto viene corrisposto agli aventi diritto. Per questo -sottolinea la Ifpi - è fondamentale individuare la soluzione giuridica adeguata per risolvere questa discriminazione. Il rapporto evidenzia come le case discografiche guadagnino 20 dollari all'anno per ogni utente di Spotify, cifra che arriverebbe a meno di un dollaro nel caso di YouTube, di proprietà del gigante dei motori di ricerca Google. Questo perché le discontinue applicazioni delle leggi sulla responsabilità online hanno favoprito l'attività di alcune piattaforme. "Ancora oggi i servizi come YouTube, che si sono sviluppati in sofisticate piattaforme musicali on-demand, sostengono che non sono legalmente responsabili della musica che distribuiscono sul loro sito", lamentano dalla Ifpi.

La differenza tra vedere e ascoltare

Ad aumentare le critiche ci sarebbe inoltre l'enorme divario tra le piattaforme di audio streaming e quelle di video streaming. Secondo il rapporto, infatti, gli utenti di audio streaming globali sono 242 milioni e generano 5 miliardi e 569 milioni di dollari di fatturato mentre gli utenti di video streaming sono un miliardo e 300 milioni ma generano soltanto 856 milioni di dollari di fatturato. Secondo la Ifpi "è dunque necessaria un'azione legislativa per garantire che le leggi sulla responsabilità del copyright siano applicate correttamente e coerentemente". L'obiettivo della Federazione è quello di fare in modo che le piattaforme online di contenuti musicali non possano più affermare che non è necessario disporre di una licenza per distribuire la musica: allo stato attuale le piattaforme in questione incamerano una grossa fetta del fatturato, penalizzando così la major discografiche. Lo sguardo punta in particolare all'enorme mercato cinese dove le entrate registrate nel 2017 sono salite del 35,3% rispetto all'anno precedente. E se gli Stati Uniti rappresentano ancora il Paese col mercato discografico più forte del mondo, seguiti da Giappone e Germania, la migliore performance continentale va all'America Latina, dove i ricavi sono saliti del 17,7 per cento a seguito dello streaming e di show particolarmente forti in Brasile, Cile e Perù.